giovedì 30 dicembre 2010

Un sangue-misto...

Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu te ne andrai da un luogo all’altro, come se fuggissi di prigione, o corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perché il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone, come una sirena. E potrai anche trovare qualche compagnia di tuo gusto, fra tanta gente che s’incontra al mondo; però, molto spesso, te ne starai solo. Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro.


Elsa Morante- L'isola di Arturo- Einaudi

mercoledì 29 dicembre 2010

Essere o non essere...


“ Non succede mai che chi vuol essere originale lo sia. Noi tutti ricordiamo con un senso di imbarazzo le ridicole e vane acrobazie escogitate ad arte da tanta gente che vuol essere per forza originale. Comunque è enorme il passo tra il rifiuto della caccia spasmodica all’originalità e la balorda affermazione secondo cui uno scrittore non ha bisogno affatto di essere originale. Uno scrittore è originale o non è uno scrittore. ”




Elias Canetti-La coscienza delle parole-Adelphi

martedì 28 dicembre 2010

Magnifiche astrazioni





Pittura astratta della natura di Gianfranco Camellini
“ Tentai di analizzare l’astratto. L’odio: cornucopia chiusa in un forziere di cui abbiamo perso la chiave. L’amore: strada dove le nostre impronte invece di seguirci ci precedono. La poesia: escremento luminoso di un rospo che ha inghiottito una lucciola. Il tradimento: persona priva di pelle che si muove saltellando da una pelle all’altra. La gioia: fiume pieno di ippopotami che spalancano le fauci azzurrine per offrire i diamanti che hanno trovato scavando nel fango. La fiducia: danza senza ombrello sotto una pioggia di pugnali. La libertà: orizzonte che si stacca dall’oceano per volare formando labirinti. La certezza: una foglia solitaria divenuta il rifugio di un bosco. La tenerezza: vergine vestita di luce che cova un uovo violaceo. ”




Alejandro Jodorowsky-La danza delle realtà-Feltrinelli

lunedì 27 dicembre 2010

Problem solving...

Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.




Franz Kafka, Conversazioni con Gustav Janouch-Guanda

domenica 26 dicembre 2010

POIEIN

"Da noi"

Da noi non si pronuncia l'ultima vocale,
le parole restano sospese.
L'inverno è viern', il resto è la stagione.
Prima e dopo sono primm' e dopp',
hanno più carne e ossa del presente, che è solamente:
           mo'.
L'ammor' nuosto è più tosto di amore,
più svergognata 'a famm' della fame,
i soldi sono 'e sord, il soldato 'o surdat',
più sordo che assoldato.
Da noi il "c'è" non c'è, pero ci sta.
Nessuno ha, però ci sta chi tiene.
Da noi non piove: chiove. La pioggia non infradicia
ma 'nfraceta, marcisce.
Il sangue è 'o sang' e vale meno di un bicchiere
               d'acqua.
Da noi se ne devi andartene, fai che sei già partito,
pure prima di adesso, primm' 'e mo'.
Teniamo il verbo più veloce del mondo, andare: i'.
Se te ne devi andare, t' n' ia i'. 


Erri De Luca- L'ospite incallito-Einaudi

sabato 25 dicembre 2010

mercoledì 22 dicembre 2010

Buchi neri fatti nel niente...

[...] C'erano state tante sparizioni anche più importanti e più gravi, ma meno dolorose. Perché il non esserci più di quel che c'è stato è sempre doloroso, veramente doloroso - pensavo - ma il non esserci più di quel che non c'è stato è veramente micidiale, una cosa proprio annichilente. [...] Come fa - mi sono chiesto tante volte - una cosa che non c'è stata a non esserci più. Non c'è più qualcosa, ma è un qualcosa che non essendoci neanche stato alla fine non sai neanche che cos'è, però sai benissimo che non c'è più perché almeno una volta l'hai sfiorato. Hai sfiorato qualcosa che pur non essendoci più per un po' era sfiorabile. Questi buchi neri fatti nel niente, di questo sfiorabile, che forse per un periodo avresti potuto anche abbracciarlo...[...]


Ugo Cornia-Quasi amore-Sellerio

martedì 21 dicembre 2010

Preferenze


Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre ad una persona cara. Forse proprio perchè la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l'invisibile cittadella della nostra libertà. Noi siamo abitati da libri e da amici.


Daniel Pennac-Come un romanzo-Feltrinelli





 




lunedì 20 dicembre 2010

L'insospettabile

“Forse anche qui mi con­si­de­re­ran­no un ra­gaz­zi­no, e sia. C’è anche chi mi crede un i­dio­ta, non ho mai sco­per­to per­ché. In ve­ri­tà sono stato tal­men­te ma­la­to da non es­se­re molto di­ver­so da un i­dio­ta; ma com’è pos­si­bi­le che sia i­dio­ta anche a­des­so, quan­do io, per primo, mi ac­cor­go che la gente mi con­si­de­ra tale? Io entro e penso:«Mi cre­do­no i­dio­ta, ma io sono in­tel­li­gen­te, e loro non lo so­spet­ta­no nem­me­no»". 


Fedor Dostoevskij-L'idiota-Garzanti

venerdì 10 dicembre 2010

POIEIN

Chiara Semeraro


Dammi una casa
che non sia mia,
dove possa entrare e uscire dalle stanze
senza lasciar traccia,
senza mai preoccuparmi dell'idraulico,
del colore delle tende,
della cacofonia dei libri vicino al letto.
Una casa leggera da indossare,
in cui le stanze non siano intasate
delle conversazioni di ieri,
dove l'ego non si gonfia
a riempire gli interstizi.
Una casa come questo corpo,
così aliena quando provo a farne parte,
così ospitale
quando decido che sono solo in visita.





Arundhati Subramaniam-Traduzione di Andrea Sirotti

giovedì 9 dicembre 2010

Nè veglia nè sonno...

«Allora ero completamente infelice. Nella mia vita avevo sbagliato tutto, fallito tutto. Ero solo. Lo avevo capito di colpo, in una notte di forte pioggia in cui non riuscivo a dormire, e ne ero rimasto annientato. Non c’era libertà intorno a me, non c’era amore. Solo aridità, asservimento, vuoto, vita che sembrava morte.
Il paese dove vivevo era fottuto, tutto il mondo era fottuto. C’erano solo delle strutture che lottavano le une contro le altre per succhiare ciò che restava del midollo del mondo. Tutta la vita era sotto la cappa della morte. Uomini e donne perpetuavano la menzogna dell’amore. Andavano in giro inalberando i vessilli dei loro volti morti. Sbadigliavano esageratamente, per strada, guardare dentro le loro bocche spalancate era come affacciarsi a una latrina piena di merda morta.
Mi ero separato da tutto e da tutti. Avevo troncato ogni legame. Mi ero gettato il mondo alle spalle. Se ero solo, meglio essere solo da solo. Ero uscito di strada, ero deragliato. Inutile raccontare dov’ero finito, le cose che ho fatto. Non sono tenuto a dirlo. Il tempo cambiava, la luce cambiava. Ma io non vedevo niente. Mi muovevo come un sonnambulo in una foresta di corpi morti.
Era arrivata l’estate. La città dove vivevo si cominciava a svuotare. La gente caricava al buio le auto e fuggiva. Ma io non sapevo dove andare. Non avevo voglia di niente. Camminavo sui marciapiedi dall’asfalto molle per il caldo e provavo solo la vertigine di essere solo da solo invece che in mezzo agli altri, dopo che mi si era aperta la mente e avevo capito come stavano veramente le cose.
Di notte restavo con gli occhi sbarrati nel buio, non riuscivo a dormire. Arrivavano solo, di tanto in tanto, degli improvvisi momenti di sfuocamento e di assenza, che non erano veglia e non erano sonno, come degli svenimenti da cui mi svegliavo di soprassalto, col cuore in gola.
Una mattina, dopo una notte passata sveglio, svenuto, ho riempito alla rinfusa lo zaino, ho rastrellato nel cassetto i luridi soldi che avevo guadagnato negli ultimi mesi, sono salito in macchina e sono improvvisamente partito.»



Antonio Moresco-Gli incendiati-Mondadori

mercoledì 8 dicembre 2010

Come dire...

“E se avessi raccontato loro – come raccontavano a me le loro conquiste – che stavo con una signora divorziata, che non era la mia amante ma la mia innamorata (nel senso più miraflorino del termine), mi avrebbero creduto secondo la più simpatica ed esoterica espressione molto in voga in quell’epoca, un coglione a vela


Mario Vargas Llosa-La zia Julia e lo scribacchino-Einaudi

martedì 7 dicembre 2010

Riserve limitate

"...Sono sempre stato convinto che voi donne siate più versatili di noi uomini.Voi sapete amare molte cose contemporaneamente, ognuna in modo diverso.Siete capaci di amare il vostro lavoro, e i figli, e gli animali, e il marito...Invece noi uomini abbiamo una riserva d'amore limitata e la riversiamo tutta su un solo oggetto. Per questo quel che mettiamo da una parte siamo costretti a toglierlo dall'altra....".



Alicia Gimènez-Bartlett-Il silenzio dei chiostri-Sellerio

lunedì 6 dicembre 2010

La forma dell'assenza.

Resto lì a lungo, la mano appoggiata al bordo della finestra, a fissare il punto in cui è sparita. Magari potrebbe accorgersi di avere dimenticato di dirmi qualcosa, e tornare indietro. Ma non torna. In quel punto rimane solo una specie di cavità invisibile che ha la forma della sua assenza.

Murakami Haruki-Kafka sulla spiaggia-Einaudi

venerdì 3 dicembre 2010

POIEIN

"Se chiederete"

Se chiederete spaghetti al ragù,
riceverete tutti gli spaghetti al ragù del mondo.
Se chiederete tutti gli spaghetti al ragù del mondo, 
riceverete a malapena una busta con un biglietto:
“Il carico di ragù si è smarrito nel tragitto
da Marsiglia a Haifa;
forse è colato a picco
forse dissoluti uzbeki l’anno trafugato
forse è esploso per sbaglio.”

Se chiederete amore,
riceverete a malapena una busta vuota, senza indirizzo,
senza niente.
Dopo il pianto e il sonno capirete
che si può
adoperare la busta vuota,
metterci dentro qualcosa:
forse un frammento di vetro
forse un anello ormai informe
forse una ciocca di capelli. Qualcosa.

Se chiederete una busta vuota,
riceverete amore,
tutto l’amore del mondo.

 di Hezy Leskly 

 da “Forte come la morte è l’amore. Tremila anni di poesia d’amore ebraica”
-presentazione di Cesare Segre-traduzione- introduzione e note di Sara Ferrari
-Belforte, Livorno 2007.

mercoledì 24 novembre 2010

Distratte attenzioni...

Ma forse lei non conosce questa sorta orribile di disfatta, forse la metafisica costituisce per lei solo un disturbo passeggero come un effimero prurito; forse lei è abitata da una giocosa leggerezza di barche all'ancora che dondolano dolcemente come culle. D'altronde una delle cose che mi piacciono di lei, se permette che glielo dica, è l'innocenza, non l'innocenza innocente dei bambini e dei poliziotti, intessuta di una specie di verginità interiore acquisita a spese della credulità o della stupidità, ma l'innocenza saggia, rassegnata, quasi vegetale, direi, di coloro che si aspettano dagli altri e da loro stessi la stessa cosa che lei e io, qui seduti, ci aspettiamo dal cameriere che sta arrivando chiamato dal mio braccio alzato da buon allievo cronico: una specie di attenzione distratta, e l'assoluto disprezzo per la magra mancia della nostra gratitudine.


Antonio Lobo Antunes- In culo al mondo- Einaudi

sabato 31 luglio 2010

Deriva-Zio-ni ...

ALL'OMBRA DI UN CIPRESSO
(teoria sulla deriva dei continenti)
parole & musica : Calonego Sergio Arturo


Stavo andando proprio forte come piace a me
buco in curva e cado forse, ora so perche'
se non hai un po' di culo e' impossibile
il fattore culo e' invincibile
non capisci
e sai il perché?
perché sei troppo rigido
lui e' tutto e fa da sé
anche l'impossibile
se ti impegni e' importante e lo sai perché?
potrai dire a tutti quanti che dipende da te
se non hai un po' di culo e' impossibile
il fattore culo e' invincibile
non capisci
e sai il perché?
perché sei troppo rigido
lui e' tutto e fa da sé
anche l'impossibile
sia studente o astronauta o impresario edile
il momento e' un'intuizione... e' lui che sceglie te
se non hai un po' di culo e' impossibile
il fattore culo e' invincibile
all'ombra veramente verde
di un cipresso rido
osservando beato
la deriva dei continenti...




giovedì 29 luglio 2010

POIEIN

 
                                                       Eduard Munch-Il bacio


Il saluto


 
Poi il cuore si fa silenzioso
e tutti i clamori, gli stupiti
mancamenti, e questi uccelli impazziti
e dolci di parole chiudono
le ali –

e stanno a guardarti, tornati
immobili sui rami del cuore
osservano fermi con occhietti animali
via quel tuo andare

ma al saluto, ultimo, meraviglia
uguale che dai con il viso sulla spalla perfetti
sarebbero di nuovo già pronti ad alzarsi
far casino, strepitare 



Davide Rondoni--Avrebbe amato chiunque-Guanda

mercoledì 28 luglio 2010

Consapevolezza

Il tempo sembra passare. Il mondo accade, gli attimi si svolgono, e tu ti fermi a guardare un ragno attaccato alla ragnatela. C'è una luce nitida, un senso di cose delineate con precisione, strisce di lucentezza liquida sulla baia. In una giornata chiara e luminosa dopo un temporale, quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza, tu sai con maggiore sicurezza chi sei. Nel rumore del vento tra i pini, il mondo viene alla luce, in modo irreversibile, e il ragno resta attaccato alla regnatela agitata dal vento.






Don De Lillo-Body Art-Einaudi

martedì 27 luglio 2010

Io e loro...

"Sette aprile 1928
Dallo steccato, tra i buchi dei fiori arricciati, li vedevo giocare. Loro venivano verso la bandiera e io andavo lungo lo steccato. Luster frugava in mezzo all'erba sotto l'albero dei fiori. Loro tolsero la bandiera e colpirono la palla. Poi rimisero a posto la bandiera e raggiunsero la piazzuola, e prima tirò uno e poi l'altro. Poi ripresero a camminare e io li seguii lungo lo steccato. Luster si staccò dall'albero dei fiori e andammo avanti lungo lo steccato, e loro si fermarono e ci fermammo anche noi, e io guardavo dai buchi della siepe mentre Luster frugava in mezzo all'erba."






William Faulkner-L'urlo e il furore-Einaudi

lunedì 26 luglio 2010

Spiritosi spiriti


"...La notte che mio padre fu ucciso, a centinaia ddi chilometri di distanza mia madre fece un sogno.Disse che mio padre aveva bussato alla porta, implorandola di nasconderlo.Gli avevano sparato a fianco, cosa che in seguito il coroner avrebbe confermato, e stava provando a sfuggire ad un uomo armato di fucile.Anzichè nasconderlo, mia madre gli aveva detto che non aveva fatto altro che dare ai suoi figli vorgogna e dolore e gli aveva sbattuto la porta in faccia.
La stessa notte una delle mie sorelle sognò che stava attraversando il deserto dove abitvamo da piccoli.Camminava dietro mio padre, e gli diceva che era dispiaciuta di essersi allontanata da lui e di non avergli parlato nell'ultimo periodo.Nel sogno lui l'aveva interrotta e le aveva detto che il passato ormai non contava più.Le disse che era molto felice  e che anche lei doveva esserlo.
La notte che morì, io non sognai nulla.Nessuno venne in sogno da me per dirmi addio.
Una settimana dopo, la polizia mi telefonò per dirmi che c'era un cadavere da identificare e mi domandarono se ero disposto a farlo.
Oh, mi piacerebbe credere in un mondo invisibile.Renderebbe ridicoli tutti i dolori e le pressioni del mondo fisico.Ma negherebbe anche il valore del denaro che ho in banca, della mia bella casa e del mio duro lavoro.Tutti i nostri problemi e le nostre fortune potrebbero essere facilmente messe da parte perchè non sarebbero più reali della trama di un libro o di un film.Un mondo invisibile, eterno, renderebbe questo mondo un'illusione.
Davvero, lo spiritismo è come la pedofilia o la necrofilia.Non ne ho alcuna esperienza, dunque sono del tutto incapace di prenderlo sul serio.Continuerà sempre a sembrarmi uno scherzo.
Non esistono i fantasmi.
Ma se esistono, cazzo, mio padre farebbe bene a venire a dirmelo di persona!"



Chuck Palahniuk- La scimmia pensa, la scimmia fa-Mondadori


domenica 25 luglio 2010

venerdì 23 luglio 2010

POIEIN

Il futuro



E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mo
rmorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.





Julio Cortàzar-Le ragioni della collera-Fahrenait 451

giovedì 22 luglio 2010

I quattro fiumi

I quattro fiumi del titolo sono quelli della fontana celeberrima del Bernini a Roma, ossessione del padre di  Grègoire, uno dei protagonisti di questo libro, che vorrebbe riprodurla con tappi e lattine raccolte, a iosa, qua e là. L'ultima fatica della Vargas non è più solo un racconto, un giallo, perchè si unisce, sapientemente, all'illustrazione efficace di Baudoin, che ne fa una grafic novel originale e piacevolissima. La vicenda narrata e illustrata è l'ennesima gatta da pelare per il commissario Adamsberg. Due ragazzi come tanti nel centro di Parigi, Grègoire e Vincent appunto, due perdigiorno che, a bordo di skate e di moto, sono soliti fare piccoli furti a persone anziane, un bel giorno scippano una "strana" borsa ad un signore. Quella borsa è una specie di corno dell'abbondanza, che frutterà, nell'immediato, ai due ladruncoli ben tremila euro e una serie infinita di amuleti, tarocchi, boccette piene di sangue, scatolette colme di polvere di denti ed altri feticci; poi finirà per trascinare i due sprovveduti in una serie di sciagure, prima tra tutte la morte proprio di Vincent, per mano del killer, che già aveva colpito più volte in primavera, soprannominato l'ariete. Riuscita è la combinazione stroria-racconto-immagini, bello l'espediente di illustrare dettagliatamente i fatti, portando così il lettore a scoprire l'assassino anche prima dello stesso commissario. Libro gradevolissimo, lo consiglio!



Fred Vargas e Baudoin- I quattro fiumi- Einaudi

mercoledì 21 luglio 2010

Evolvendosi

ALTRUISMO FUORI LUOGO

Perché si va a passeggio alla fine di un amore:
a) Perché non si riesce a stare fermi.
b) Per fare capa e muro con la realtà senza stare a perdere tempo.
e) Per andare a comprare una camicia, un accendigas, o qualsiasi altro oggetto che al momento non serva.
d) Perché con le lenti nuove è meglio abituarsi a vedere subito.
e) Per innamorarsi.
f) Per commiserarsi.
g) Perché, visto che soffrire devi soffrire, almeno non ti fai venire a prendere a casa (a me, lo sconforto mi ha trovato in un centro commerciale, mentre guardavo il prezzo di un televisore a cristalli liquidi).
Io non lo so perché succede. Però succede. Provate a farvi lasciare dalla persona che amate, e ditemi se non vi viene voglia di fare un po’ di turismo nella vostra città, diciamo per una mezz’oretta. È lo shopping della disperazione, che spinge a investire su mercati inesistenti. Perché è chiaro che quando non hai alternative cominci a travisare la realtà disponibile.
E comunque c’è un’altra cosa che volevo dire a questo proposito. Quando una donna ti lascia, ti può capitare di metterla sull’evoluto. Abdicare all’intelligenza e stare a sentire fino in fondo quei discorsi a strofe tipo Sono quasi certa / che questo è un passo falso / e me ne pentirò / anzi sono già pentita / ma adesso è troppo tardi / per tornare indietro, come se ti avessero messo qualcosa nel caffè. Come se le difese immunitarie avessero deciso di sottoscrivere un Cid, invece di fare il loro lavoro. E tu puoi ritrovarti a reagire come un cretino in uno dei momenti più critici della tua vita. Addirittura a collaborare perché lo sfratto si svolga nel modo più indolore possibile per la donna che ti lascia. E a farla parlare liberamente, invece di chiederle dove sta scritto che è troppo tardi, visto che a te, che pure c’eri, non t’era mica sembrato che il tempo andasse così veloce. Invece di dirle che non è mai troppo tardi per tutti e due, è sempre uno che decide che ore sono.
Puoi rinunciare a farglielo, questo discorso (che è un discorso, al contrario del suo, e normalmente starebbe già sconfinando in una di quelle liti che tanto ti appassionano: ah, il bel prurito della zuffa, le parole che evadono di bocca senza piano di fuga!), e in un attimo, con la potenza di un’epifania, diventare il tuo opposto, un virtuoso delle variabili, un curatore di fallimenti sentimentali, come se valutassi la condizione di un terzo, e nella vita non avessi fatto altro che erogare consulenze bipartisan sulle separazioni e i loro traumi conseguenti, e la valanga che fra un po’ ti travolgerà (trasloco, affido dei figli, assegno di mantenimento, insonnia, attacchi di pavor quando finalmente ti addormenti, malinconia cronica, calo professionale, imbarazzo generico di stare al mondo, senso di colpa sociale, aumento della calvizie, ingrassamento da alimentazione inadeguata e assunzione di farmaci fino a quel momento ignorati) fosse un costo secondario rispetto all’esigenza squisitamente filo-sofica di certificare lo stato attuale delle cose.



Diego De Silva -Non avevevo capito niente-Einaudi

martedì 20 luglio 2010

Lungo la strada

La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada. Prima di allora avevo spesso sognato di andare nel West per vedere il continente, sempre facendo piani vaghi e senza mai partire. Dean è il tipo perfetto per un viaggio perché nacque letteralmente per la strada, quando i suoi genitori passarono da Salt Lake City, nel 1926, in un vecchio macinino, diretti a Los Angeles. Le prime notizie su di lui mi furono date da Chad King, che mi aveva fatto vedere alcune sue lettere scritte in un riformatorio del New Mexico. M’interessai enormemente a quelle lettere perché chiedevano a Chad in modo così ingenuo e dolce di insegnargli ogni cosa su Nietzsche e tutti i meravigliosi argomenti intellettuali che Chad conosceva. A un certo punto Carlo e io parlammo delle lettere e ci chiedemmo se avremmo mai conosciuto quello strano Dean Moriarty. Tutto ciò accadeva molto tempo fa, quando Dean non era quello che è oggi, ma solo un giovane carcerato avvolto di mistero. 



Jack Kerouach-Sulla strada-Mondadori

lunedì 19 luglio 2010

Sulla responsabilità...

Efficace la frase. Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli: Avevate torto, perchè voi siete il Governo e il Governo deve saper tutto. Non sono fatte pel Governo, certamente, le descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie, che parlano della via Caracciolo, del mare glauco, del cielo di cobalto, delle signore incantevoli e dei vapori violetti del tramonto; tutta questa retorichetta a base di golfo e colline fiorite, [...] serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata con racconti di miserie. Ma il governo doveva sapere l'altra parte, il governo a cui arriva la statistica della mortalità e quella dei delitti; il governo a cui arrivano i rapporti dei prefetti, dei questori, degli ispettori di polizia, dei delegati [...] 
Quest'altra parte, questo ventre di Napoli, se non lo conosce il Governo, chi lo deve conoscere? E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?



Matilde Serao-Il ventre di Napoli-Luca Torre

venerdì 16 luglio 2010

POIEIN




Mare dentro, mare dentro
senza peso nel fondo
dove si avvera il sogno
Due volontà fanno avere un desiderio nell'incontro
il tuo sguardo, il mio sguardo
come un' eco che ripete senza parole: più dentro, più dentro
Fino al di là del tutto
attraverso il sangue e il midollo
Però sempre mi sveglio
e sempre voglio esser morto
per restare con la mia bocca
sempre preso nella rete dei tuoi capelli.




Ramòn Sampedro

giovedì 15 luglio 2010

Maruzza Musumeci

Questo è un "cunto" nella migliore delle tradizioni orali e contadine direi, più che siciliana, proprio della Magna Grecia. Camilleri ricorda di un certo Menico, il più fantasioso tra i contadini che lavoravano per suo nonno, il quale gli raccontava (tramandando un patrimono di nomi, nozioni, storie, apprese a sua volta, semplicemente, ascoltando altri che raccontavano ) di mondi fatti di sirene e di mare, di incantamenti e stregonerie, di magie e crudeltà, di naviganti e pescatori, di creature marine e delle loro trasformazioni, di storie da ascoltare "tenendo gli occhi chiusi" e da cui farsi letteralmente rapire. La vicenda del libro si divide in due parti, la prima vede Gnazio, il protagonista, tornare a Vigata dalla "Merica", dopo venticinque anni, con qualche soldo sufficiente a permettergli di acquistare un pezzo di terra, perchè è in Sicilia che vuole morire, possibilmente, sotto un ulivo saraceno. In America c'era andato suo padre, che lui nemmeno aveva mai conosciuto; alla morte della madre, dopo aver adempiuto, forzosamente, ai suoi obblighi militari, ci andrà anche lui.
La "Merica" però viene mostrata come un microcosmo, stretto, meschino, un posto dove Gnazio non vuole mettere radici e che, a sua volta, sembra respingerlo. Poi torna finalmente a Vigata, acquisterà in contrada Ninfa una striscia di terra bagnata per tre lati dal mare; proprio il mare è la cosa che, maggiormente, "stramma" il protagonista e che sembra lo attragga a sé, continuamente e misteriosamente. Gnazio finirà per prendere in moglie una strana ragazza, Maruzza, che con sua nonna parla in greco e, pur essendo di notevole bellezza, non è ancora maritata, forse proprio per quelle sue stranezze. Maruzza e sua nonna sono sirene e riconoscono in Gnazio l'anti Ulisse, l'uomo non da avversare nè punire, l'uomo ancorato alla terra che odia il mare, l'uomo giusto, insomma, forse proprio per la sua strana avversione/attrazione di cui sopra. Nella piccola Vigata sembra, ad un certo punto, entrare il mondo intero, vi si intrecceranno le vicende della famiglia di Gnazio, allargatasi nel frattempo proprio come la sua bellissima casa, e quelle di altri protagonisti portati lì dalla guerra. Il sogno e il mito cederanno il posto alla storia. Bel racconto, a tratti visionario e scritto in maniera intelligente e ironica, come sempre. Da leggere tutto d'un fiato, che Camilleri sa rendere scorrevole e piacevole qualunque storia, a maggior ragione una favola.




Andrea Camilleri- Maruzza Musumeci- Sellerio

mercoledì 14 luglio 2010

Ricordando...

Era una domenica pomeriggio, luminosa e indolente, pulsante di vita.
Dopo il pranzo, l'intera fattoria sembrava essersi adagiata nella monotonia. Alcuni lavoranti, con ai piedi i tipici sandali di canapa in uso nelle campagne, giocavano a taba lanciando ossi, altri sonnecchiavano nelle brande, ascoltando tanghi da cingolanti grammofoni o eseguiti da qualche fisarmonica, cullandosi al ricordo delle case rosa di Rio Grande o di Porvenir, delle notti in cui avevano speso tutti i guadagni messi da parte in anni di duro lavoro, delle sbronze memorabili, delle donne vestite di rosso e delle loro risate sguaiate. Altri, infine, si spennavano a vicenda giocando a carte. 


Francisco Coloane-Capo Horn- Guanda

martedì 13 luglio 2010

Modernità

"Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: «Non fate malagrazie!»
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: « Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!» Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire."





Natalia Ginzburg-Lessico famigliare-Einaudi

lunedì 12 luglio 2010

Se ci riuscite...

Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza…; offri il tuo volto più bonario camminando in punta di piedi e l’affronti con larghezza di vedute da pari a pari e tuttavia non manchi mai di capirla male. La capisci male prima d’incontrarla, la capisci male mentre sei con lei; poi vai a casa, parli con qualcuno dell’incontro e scopri ancora una volta di avere travisato. Poiché la stessa cosa capita in genere anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è veramente una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Come dobbiamo regolarci con questa storia che assume ogni volta un significato grottesco? Devono tutti chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari che creano i loro personaggi e poi li fanno passare per persone vere? Capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.


Philip Roth-Pastorale Americana-Einaudi

domenica 11 luglio 2010

Nell'anniversario dall'assassinio di Giorgio Ambrosoli.

Anna carissima,
è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.
Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese.
Ricordi i giorni dell'Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito.  Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.
I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie.  Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo.  Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.
Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro [... ]
Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.
Hai degli amici, Franco Marcellino, Giorgio Balzaretti, Ferdinando Tesi, Francesco Rosica, che ti potranno aiutare: sul piano economico non sarà facile. ma - a parte l'assicurazione vita – (…)  
                                                                                                 Giorgio  

sabato 10 luglio 2010

Ci sono anch'io...

In questa bella antologia,  Perrone LAB editore, dedicata al tema "i LUOGHI" , che sarà presentata  lunedì 19 luglio 2010 alle ore 19,00 presso il Simposio (via dei Latini 11 ang. via degli Ernici 1-5 - San Lorenzo, ROMA), c'è, tra gli altri, ANCHE un mio testo E QUESTA é LA COPERTINA: 


NUOVA PUNTATA DELLE INSTANT DEDICATA AL TEMA DEI LUOGHI
Io svuoto cantine. Cerco di fare spazio, di levare dalle vostre vite l’ingombro di un ricordo molesto, di un rancore, di un dispiacere o di risvegliare un piacere troppo a lungo rimosso. Vi libero di una parola non detta. Di tutto quello che di putrido e vecchio le vostre cantine conservano. Talvolta faccio luce su piccoli tesori, non sempre vi riesco. Scardinare i ricordi, lasciare che le parole scivolino via da sotto la porta e che più non ingombrino non è affatto facile e garantito.

Luogo fisico, della memoria, dei ricordi. Immaginifico, tangibile, tondo o quadrato. Senza luogo, senza spazio in cui muoversi o pensare, nulla è immaginabile. Si nasce, si cresce, ci si innamora, si parla, si lavora, ci si perde e ci si ritrova. Che siano corridoi, città, scuole, prati, montagne o casali. Che siano luoghi propri, di incontro o di passaggio. Che abbiano un profumo o siano luoghi ripescati nella memoria, come scorci di vecchi cartoni animati, i luoghi fanno di ciascuno di noi ciò che siamo, legandoci indissolubilmente al ricordo di uno specifico spazio e delle sue irripetibili emozioni.





Autori vari. Questa antologia rientra nel progetto delle instant-anthology mensili e raccoglie i racconti e le poesie più interessanti arrivati nel mese di gennaio sul tema dei LUOGHI.

...e avere voglia di tornare

venerdì 9 luglio 2010

POIEIN


Foto di William Willinghton



Dov'è quel vecchio suonatore Jones 
che giocò con la vita per tutti i novant'anni, 
fronteggiando il nevischio a petto nudo, 
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti, 
né al denaro, né all'amore, né al cielo? 


La collina- Antologia di Spoon River-Edgar Lee Master- 
traduzione di Fernanda Pivano




Il suonatore Jones


In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità,
a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore,
e allora perché coltivarla ancora, come pensarla migliore.
Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati
a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato.

Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato,
per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco.

E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare.

Finì con i campi alle ortiche, finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto.

Fabrizio De Andrè