sabato 31 luglio 2010

Deriva-Zio-ni ...

ALL'OMBRA DI UN CIPRESSO
(teoria sulla deriva dei continenti)
parole & musica : Calonego Sergio Arturo


Stavo andando proprio forte come piace a me
buco in curva e cado forse, ora so perche'
se non hai un po' di culo e' impossibile
il fattore culo e' invincibile
non capisci
e sai il perché?
perché sei troppo rigido
lui e' tutto e fa da sé
anche l'impossibile
se ti impegni e' importante e lo sai perché?
potrai dire a tutti quanti che dipende da te
se non hai un po' di culo e' impossibile
il fattore culo e' invincibile
non capisci
e sai il perché?
perché sei troppo rigido
lui e' tutto e fa da sé
anche l'impossibile
sia studente o astronauta o impresario edile
il momento e' un'intuizione... e' lui che sceglie te
se non hai un po' di culo e' impossibile
il fattore culo e' invincibile
all'ombra veramente verde
di un cipresso rido
osservando beato
la deriva dei continenti...




giovedì 29 luglio 2010

POIEIN

 
                                                       Eduard Munch-Il bacio


Il saluto


 
Poi il cuore si fa silenzioso
e tutti i clamori, gli stupiti
mancamenti, e questi uccelli impazziti
e dolci di parole chiudono
le ali –

e stanno a guardarti, tornati
immobili sui rami del cuore
osservano fermi con occhietti animali
via quel tuo andare

ma al saluto, ultimo, meraviglia
uguale che dai con il viso sulla spalla perfetti
sarebbero di nuovo già pronti ad alzarsi
far casino, strepitare 



Davide Rondoni--Avrebbe amato chiunque-Guanda

mercoledì 28 luglio 2010

Consapevolezza

Il tempo sembra passare. Il mondo accade, gli attimi si svolgono, e tu ti fermi a guardare un ragno attaccato alla ragnatela. C'è una luce nitida, un senso di cose delineate con precisione, strisce di lucentezza liquida sulla baia. In una giornata chiara e luminosa dopo un temporale, quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza, tu sai con maggiore sicurezza chi sei. Nel rumore del vento tra i pini, il mondo viene alla luce, in modo irreversibile, e il ragno resta attaccato alla regnatela agitata dal vento.






Don De Lillo-Body Art-Einaudi

martedì 27 luglio 2010

Io e loro...

"Sette aprile 1928
Dallo steccato, tra i buchi dei fiori arricciati, li vedevo giocare. Loro venivano verso la bandiera e io andavo lungo lo steccato. Luster frugava in mezzo all'erba sotto l'albero dei fiori. Loro tolsero la bandiera e colpirono la palla. Poi rimisero a posto la bandiera e raggiunsero la piazzuola, e prima tirò uno e poi l'altro. Poi ripresero a camminare e io li seguii lungo lo steccato. Luster si staccò dall'albero dei fiori e andammo avanti lungo lo steccato, e loro si fermarono e ci fermammo anche noi, e io guardavo dai buchi della siepe mentre Luster frugava in mezzo all'erba."






William Faulkner-L'urlo e il furore-Einaudi

lunedì 26 luglio 2010

Spiritosi spiriti


"...La notte che mio padre fu ucciso, a centinaia ddi chilometri di distanza mia madre fece un sogno.Disse che mio padre aveva bussato alla porta, implorandola di nasconderlo.Gli avevano sparato a fianco, cosa che in seguito il coroner avrebbe confermato, e stava provando a sfuggire ad un uomo armato di fucile.Anzichè nasconderlo, mia madre gli aveva detto che non aveva fatto altro che dare ai suoi figli vorgogna e dolore e gli aveva sbattuto la porta in faccia.
La stessa notte una delle mie sorelle sognò che stava attraversando il deserto dove abitvamo da piccoli.Camminava dietro mio padre, e gli diceva che era dispiaciuta di essersi allontanata da lui e di non avergli parlato nell'ultimo periodo.Nel sogno lui l'aveva interrotta e le aveva detto che il passato ormai non contava più.Le disse che era molto felice  e che anche lei doveva esserlo.
La notte che morì, io non sognai nulla.Nessuno venne in sogno da me per dirmi addio.
Una settimana dopo, la polizia mi telefonò per dirmi che c'era un cadavere da identificare e mi domandarono se ero disposto a farlo.
Oh, mi piacerebbe credere in un mondo invisibile.Renderebbe ridicoli tutti i dolori e le pressioni del mondo fisico.Ma negherebbe anche il valore del denaro che ho in banca, della mia bella casa e del mio duro lavoro.Tutti i nostri problemi e le nostre fortune potrebbero essere facilmente messe da parte perchè non sarebbero più reali della trama di un libro o di un film.Un mondo invisibile, eterno, renderebbe questo mondo un'illusione.
Davvero, lo spiritismo è come la pedofilia o la necrofilia.Non ne ho alcuna esperienza, dunque sono del tutto incapace di prenderlo sul serio.Continuerà sempre a sembrarmi uno scherzo.
Non esistono i fantasmi.
Ma se esistono, cazzo, mio padre farebbe bene a venire a dirmelo di persona!"



Chuck Palahniuk- La scimmia pensa, la scimmia fa-Mondadori


domenica 25 luglio 2010

venerdì 23 luglio 2010

POIEIN

Il futuro



E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mo
rmorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.





Julio Cortàzar-Le ragioni della collera-Fahrenait 451

giovedì 22 luglio 2010

I quattro fiumi

I quattro fiumi del titolo sono quelli della fontana celeberrima del Bernini a Roma, ossessione del padre di  Grègoire, uno dei protagonisti di questo libro, che vorrebbe riprodurla con tappi e lattine raccolte, a iosa, qua e là. L'ultima fatica della Vargas non è più solo un racconto, un giallo, perchè si unisce, sapientemente, all'illustrazione efficace di Baudoin, che ne fa una grafic novel originale e piacevolissima. La vicenda narrata e illustrata è l'ennesima gatta da pelare per il commissario Adamsberg. Due ragazzi come tanti nel centro di Parigi, Grègoire e Vincent appunto, due perdigiorno che, a bordo di skate e di moto, sono soliti fare piccoli furti a persone anziane, un bel giorno scippano una "strana" borsa ad un signore. Quella borsa è una specie di corno dell'abbondanza, che frutterà, nell'immediato, ai due ladruncoli ben tremila euro e una serie infinita di amuleti, tarocchi, boccette piene di sangue, scatolette colme di polvere di denti ed altri feticci; poi finirà per trascinare i due sprovveduti in una serie di sciagure, prima tra tutte la morte proprio di Vincent, per mano del killer, che già aveva colpito più volte in primavera, soprannominato l'ariete. Riuscita è la combinazione stroria-racconto-immagini, bello l'espediente di illustrare dettagliatamente i fatti, portando così il lettore a scoprire l'assassino anche prima dello stesso commissario. Libro gradevolissimo, lo consiglio!



Fred Vargas e Baudoin- I quattro fiumi- Einaudi

mercoledì 21 luglio 2010

Evolvendosi

ALTRUISMO FUORI LUOGO

Perché si va a passeggio alla fine di un amore:
a) Perché non si riesce a stare fermi.
b) Per fare capa e muro con la realtà senza stare a perdere tempo.
e) Per andare a comprare una camicia, un accendigas, o qualsiasi altro oggetto che al momento non serva.
d) Perché con le lenti nuove è meglio abituarsi a vedere subito.
e) Per innamorarsi.
f) Per commiserarsi.
g) Perché, visto che soffrire devi soffrire, almeno non ti fai venire a prendere a casa (a me, lo sconforto mi ha trovato in un centro commerciale, mentre guardavo il prezzo di un televisore a cristalli liquidi).
Io non lo so perché succede. Però succede. Provate a farvi lasciare dalla persona che amate, e ditemi se non vi viene voglia di fare un po’ di turismo nella vostra città, diciamo per una mezz’oretta. È lo shopping della disperazione, che spinge a investire su mercati inesistenti. Perché è chiaro che quando non hai alternative cominci a travisare la realtà disponibile.
E comunque c’è un’altra cosa che volevo dire a questo proposito. Quando una donna ti lascia, ti può capitare di metterla sull’evoluto. Abdicare all’intelligenza e stare a sentire fino in fondo quei discorsi a strofe tipo Sono quasi certa / che questo è un passo falso / e me ne pentirò / anzi sono già pentita / ma adesso è troppo tardi / per tornare indietro, come se ti avessero messo qualcosa nel caffè. Come se le difese immunitarie avessero deciso di sottoscrivere un Cid, invece di fare il loro lavoro. E tu puoi ritrovarti a reagire come un cretino in uno dei momenti più critici della tua vita. Addirittura a collaborare perché lo sfratto si svolga nel modo più indolore possibile per la donna che ti lascia. E a farla parlare liberamente, invece di chiederle dove sta scritto che è troppo tardi, visto che a te, che pure c’eri, non t’era mica sembrato che il tempo andasse così veloce. Invece di dirle che non è mai troppo tardi per tutti e due, è sempre uno che decide che ore sono.
Puoi rinunciare a farglielo, questo discorso (che è un discorso, al contrario del suo, e normalmente starebbe già sconfinando in una di quelle liti che tanto ti appassionano: ah, il bel prurito della zuffa, le parole che evadono di bocca senza piano di fuga!), e in un attimo, con la potenza di un’epifania, diventare il tuo opposto, un virtuoso delle variabili, un curatore di fallimenti sentimentali, come se valutassi la condizione di un terzo, e nella vita non avessi fatto altro che erogare consulenze bipartisan sulle separazioni e i loro traumi conseguenti, e la valanga che fra un po’ ti travolgerà (trasloco, affido dei figli, assegno di mantenimento, insonnia, attacchi di pavor quando finalmente ti addormenti, malinconia cronica, calo professionale, imbarazzo generico di stare al mondo, senso di colpa sociale, aumento della calvizie, ingrassamento da alimentazione inadeguata e assunzione di farmaci fino a quel momento ignorati) fosse un costo secondario rispetto all’esigenza squisitamente filo-sofica di certificare lo stato attuale delle cose.



Diego De Silva -Non avevevo capito niente-Einaudi

martedì 20 luglio 2010

Lungo la strada

La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie e io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonché ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto. Con l’arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada. Prima di allora avevo spesso sognato di andare nel West per vedere il continente, sempre facendo piani vaghi e senza mai partire. Dean è il tipo perfetto per un viaggio perché nacque letteralmente per la strada, quando i suoi genitori passarono da Salt Lake City, nel 1926, in un vecchio macinino, diretti a Los Angeles. Le prime notizie su di lui mi furono date da Chad King, che mi aveva fatto vedere alcune sue lettere scritte in un riformatorio del New Mexico. M’interessai enormemente a quelle lettere perché chiedevano a Chad in modo così ingenuo e dolce di insegnargli ogni cosa su Nietzsche e tutti i meravigliosi argomenti intellettuali che Chad conosceva. A un certo punto Carlo e io parlammo delle lettere e ci chiedemmo se avremmo mai conosciuto quello strano Dean Moriarty. Tutto ciò accadeva molto tempo fa, quando Dean non era quello che è oggi, ma solo un giovane carcerato avvolto di mistero. 



Jack Kerouach-Sulla strada-Mondadori

lunedì 19 luglio 2010

Sulla responsabilità...

Efficace la frase. Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli: Avevate torto, perchè voi siete il Governo e il Governo deve saper tutto. Non sono fatte pel Governo, certamente, le descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie, che parlano della via Caracciolo, del mare glauco, del cielo di cobalto, delle signore incantevoli e dei vapori violetti del tramonto; tutta questa retorichetta a base di golfo e colline fiorite, [...] serve per quella parte di pubblico che non vuole essere seccata con racconti di miserie. Ma il governo doveva sapere l'altra parte, il governo a cui arriva la statistica della mortalità e quella dei delitti; il governo a cui arrivano i rapporti dei prefetti, dei questori, degli ispettori di polizia, dei delegati [...] 
Quest'altra parte, questo ventre di Napoli, se non lo conosce il Governo, chi lo deve conoscere? E se non servono a dirvi tutto, a che sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto?



Matilde Serao-Il ventre di Napoli-Luca Torre

venerdì 16 luglio 2010

POIEIN




Mare dentro, mare dentro
senza peso nel fondo
dove si avvera il sogno
Due volontà fanno avere un desiderio nell'incontro
il tuo sguardo, il mio sguardo
come un' eco che ripete senza parole: più dentro, più dentro
Fino al di là del tutto
attraverso il sangue e il midollo
Però sempre mi sveglio
e sempre voglio esser morto
per restare con la mia bocca
sempre preso nella rete dei tuoi capelli.




Ramòn Sampedro

giovedì 15 luglio 2010

Maruzza Musumeci

Questo è un "cunto" nella migliore delle tradizioni orali e contadine direi, più che siciliana, proprio della Magna Grecia. Camilleri ricorda di un certo Menico, il più fantasioso tra i contadini che lavoravano per suo nonno, il quale gli raccontava (tramandando un patrimono di nomi, nozioni, storie, apprese a sua volta, semplicemente, ascoltando altri che raccontavano ) di mondi fatti di sirene e di mare, di incantamenti e stregonerie, di magie e crudeltà, di naviganti e pescatori, di creature marine e delle loro trasformazioni, di storie da ascoltare "tenendo gli occhi chiusi" e da cui farsi letteralmente rapire. La vicenda del libro si divide in due parti, la prima vede Gnazio, il protagonista, tornare a Vigata dalla "Merica", dopo venticinque anni, con qualche soldo sufficiente a permettergli di acquistare un pezzo di terra, perchè è in Sicilia che vuole morire, possibilmente, sotto un ulivo saraceno. In America c'era andato suo padre, che lui nemmeno aveva mai conosciuto; alla morte della madre, dopo aver adempiuto, forzosamente, ai suoi obblighi militari, ci andrà anche lui.
La "Merica" però viene mostrata come un microcosmo, stretto, meschino, un posto dove Gnazio non vuole mettere radici e che, a sua volta, sembra respingerlo. Poi torna finalmente a Vigata, acquisterà in contrada Ninfa una striscia di terra bagnata per tre lati dal mare; proprio il mare è la cosa che, maggiormente, "stramma" il protagonista e che sembra lo attragga a sé, continuamente e misteriosamente. Gnazio finirà per prendere in moglie una strana ragazza, Maruzza, che con sua nonna parla in greco e, pur essendo di notevole bellezza, non è ancora maritata, forse proprio per quelle sue stranezze. Maruzza e sua nonna sono sirene e riconoscono in Gnazio l'anti Ulisse, l'uomo non da avversare nè punire, l'uomo ancorato alla terra che odia il mare, l'uomo giusto, insomma, forse proprio per la sua strana avversione/attrazione di cui sopra. Nella piccola Vigata sembra, ad un certo punto, entrare il mondo intero, vi si intrecceranno le vicende della famiglia di Gnazio, allargatasi nel frattempo proprio come la sua bellissima casa, e quelle di altri protagonisti portati lì dalla guerra. Il sogno e il mito cederanno il posto alla storia. Bel racconto, a tratti visionario e scritto in maniera intelligente e ironica, come sempre. Da leggere tutto d'un fiato, che Camilleri sa rendere scorrevole e piacevole qualunque storia, a maggior ragione una favola.




Andrea Camilleri- Maruzza Musumeci- Sellerio

mercoledì 14 luglio 2010

Ricordando...

Era una domenica pomeriggio, luminosa e indolente, pulsante di vita.
Dopo il pranzo, l'intera fattoria sembrava essersi adagiata nella monotonia. Alcuni lavoranti, con ai piedi i tipici sandali di canapa in uso nelle campagne, giocavano a taba lanciando ossi, altri sonnecchiavano nelle brande, ascoltando tanghi da cingolanti grammofoni o eseguiti da qualche fisarmonica, cullandosi al ricordo delle case rosa di Rio Grande o di Porvenir, delle notti in cui avevano speso tutti i guadagni messi da parte in anni di duro lavoro, delle sbronze memorabili, delle donne vestite di rosso e delle loro risate sguaiate. Altri, infine, si spennavano a vicenda giocando a carte. 


Francisco Coloane-Capo Horn- Guanda

martedì 13 luglio 2010

Modernità

"Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: «Non fate malagrazie!»
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: « Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!» Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire."





Natalia Ginzburg-Lessico famigliare-Einaudi

lunedì 12 luglio 2010

Se ci riuscite...

Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza…; offri il tuo volto più bonario camminando in punta di piedi e l’affronti con larghezza di vedute da pari a pari e tuttavia non manchi mai di capirla male. La capisci male prima d’incontrarla, la capisci male mentre sei con lei; poi vai a casa, parli con qualcuno dell’incontro e scopri ancora una volta di avere travisato. Poiché la stessa cosa capita in genere anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è veramente una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Come dobbiamo regolarci con questa storia che assume ogni volta un significato grottesco? Devono tutti chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari che creano i loro personaggi e poi li fanno passare per persone vere? Capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.


Philip Roth-Pastorale Americana-Einaudi

domenica 11 luglio 2010

Nell'anniversario dall'assassinio di Giorgio Ambrosoli.

Anna carissima,
è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.
Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese.
Ricordi i giorni dell'Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito.  Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.
I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie.  Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo.  Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.
Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro [... ]
Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.
Hai degli amici, Franco Marcellino, Giorgio Balzaretti, Ferdinando Tesi, Francesco Rosica, che ti potranno aiutare: sul piano economico non sarà facile. ma - a parte l'assicurazione vita – (…)  
                                                                                                 Giorgio  

sabato 10 luglio 2010

Ci sono anch'io...

In questa bella antologia,  Perrone LAB editore, dedicata al tema "i LUOGHI" , che sarà presentata  lunedì 19 luglio 2010 alle ore 19,00 presso il Simposio (via dei Latini 11 ang. via degli Ernici 1-5 - San Lorenzo, ROMA), c'è, tra gli altri, ANCHE un mio testo E QUESTA é LA COPERTINA: 


NUOVA PUNTATA DELLE INSTANT DEDICATA AL TEMA DEI LUOGHI
Io svuoto cantine. Cerco di fare spazio, di levare dalle vostre vite l’ingombro di un ricordo molesto, di un rancore, di un dispiacere o di risvegliare un piacere troppo a lungo rimosso. Vi libero di una parola non detta. Di tutto quello che di putrido e vecchio le vostre cantine conservano. Talvolta faccio luce su piccoli tesori, non sempre vi riesco. Scardinare i ricordi, lasciare che le parole scivolino via da sotto la porta e che più non ingombrino non è affatto facile e garantito.

Luogo fisico, della memoria, dei ricordi. Immaginifico, tangibile, tondo o quadrato. Senza luogo, senza spazio in cui muoversi o pensare, nulla è immaginabile. Si nasce, si cresce, ci si innamora, si parla, si lavora, ci si perde e ci si ritrova. Che siano corridoi, città, scuole, prati, montagne o casali. Che siano luoghi propri, di incontro o di passaggio. Che abbiano un profumo o siano luoghi ripescati nella memoria, come scorci di vecchi cartoni animati, i luoghi fanno di ciascuno di noi ciò che siamo, legandoci indissolubilmente al ricordo di uno specifico spazio e delle sue irripetibili emozioni.





Autori vari. Questa antologia rientra nel progetto delle instant-anthology mensili e raccoglie i racconti e le poesie più interessanti arrivati nel mese di gennaio sul tema dei LUOGHI.

...e avere voglia di tornare

venerdì 9 luglio 2010

POIEIN


Foto di William Willinghton



Dov'è quel vecchio suonatore Jones 
che giocò con la vita per tutti i novant'anni, 
fronteggiando il nevischio a petto nudo, 
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti, 
né al denaro, né all'amore, né al cielo? 


La collina- Antologia di Spoon River-Edgar Lee Master- 
traduzione di Fernanda Pivano




Il suonatore Jones


In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità,
a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore,
e allora perché coltivarla ancora, come pensarla migliore.
Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati
a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato.

Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato,
per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco.

E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare.

Finì con i campi alle ortiche, finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto.

Fabrizio De Andrè

giovedì 8 luglio 2010

L'animale morente

La copertina del libro sembra anticipare e racchiudere in sé, come in una sintesi, i temi delle pagine interne, raffigura il:"Nudo di donna" di Modigliani, cioè il vero animale morente della vicenda narrata, come si scoprirà alla fine. La storia è quella dell'ultra sessantenne David Kepesh, docente universitario di Practical Criticism, molto popolare per delle sue collaborazioni e apparizioni a programmi televisivi (alter ego antipatico di Roth), che ha una insana passione per le donne, in particolare, per le ragazze dei suoi corsi. Le seduce, ripetutamente, con la sola cautela di farlo a fine corso, quando le ha già valutate dal punto di vista accademico e quindi i loro rapporti, diciamo scolastici, sono chiusi definitivamente. E' uno spregiudicato, uno che si è fatto abbindolare dall'incoscienza e dal disimpegno puerile e irresponsabile degli anni sessanta. Questo, almeno, è ciò che pensa di lui suo figlio quarantaduenne, che, invece, ha sviluppato per contrappasso un'estrema attitudine all'impegno e alla responsabilizzazione di ogni comportamento, non riuscendo così a "godersela" proprio mai e finendo per dare la colpa di ogni sua sventura proprio al genitore. Kepesh,  al di là dell'aver interiorizzato il concetto che il matrimonio è la tomba dell'amore (con tutti i guasti che comporta una scelta di vita di questo tipo, imperniata sulla passione e sul desiderio), conosce molto bene le donne, ha anche affinato una discreta sensibilità nell'individuarne i profili psicologici e i caratteri, nell'accettare da ognuna il bello che vuole o può dargli, senza giudicare mai, forse persino con amore. Azzeccata è la descrizione, attraverso diversi "tipi" femminili, che Roth fa della rivoluzione sessuale nella bigotta america degli anni sessanta, belle sono le sue digressioni sull'arte, sulla musica e sulla letteratura che, pari merito con la passione per le donne, tengono vivo il protagonista, perchè la sua altro non è che una lotta impari e continua contro la morte. Anche l'irriducibile Kepesh finisce però col soccombere al desiderio di essere "legato", è talmente preso da Consuela (ennesima allieva, splendida ventiquattrenne cubana, dal corpo formidabile), l'unica che sente di non afferrare mai del tutto, da restarne soggiogato, e che diventerà una vera e propria ossessione per lui. I due si lasceranno con un pretesto banale, la mancata partecipazione alla festa di laurea della ragazza da parte dell'anziano professore sarà la causa della loro rottura; sarà come se quella circostanza rimettesse i tasselli a posto nel quadro della normalità, del socialmente accettabile, del buono e giusto e dell'opportuno, cosa che non li aveva mai interessati, veramente, prima e che diventerà, da quel momento, irrinunciabile per entrambi (forse inconsciamente percepivano la carica distruttiva di quella loro relazione). Seguiranno tre anni di strazio per il professore, egli lontano dalla sua Consuela soffrirà tremendamente pur deciso a non recuperare quel rapporto, perché rischierebbe di venirne travolto completamente. Sarà Consuela allora a ripresentarsi da lui la notte dell'ultimo dell'anno, l'ultimo anno del millennio, con una notizia tragica circa il suo stato di salute, lo riporterà così di nuovo nella sua vita (anche questa senza più gran senso, sul piano dell'amore, dopo la loro rottura), stavolta a posizioni ribaltate però, dei due sarà lei adesso quella con poca vita davanti e tutta la tragicità delle scelte fatte in questa prospettiva.


Philip Roth- L'animale morente- Einaudi

mercoledì 7 luglio 2010

...allo stato di musica


Lillian distolse lo sguardo, e ascoltò il jazz. Il jazz è la musica del corpo. Il respiro usciva dai tubi di alluminio e di rame, era il respiro del corpo, e i gemiti e i lamenti delle corde erano echi della musica del corpo. Erano le vibrazioni del corpo che si increspavano dalle dita. E il mistero del tema nascosto, noto solo ai musicisti, era come il mistero della nostra vita segreta. Diamo agli altri solo improvvisazioni periferiche. La trama e il tema della musica, come la trama e il tema della nostra vita, non si alchimizzano mai in parole, esistono solo allo stato di musica, agitano o intorpidiscono, esaltanti o disperanti, ma mai nominate.





Anais Nin, Seduzione del Minotauro-Fazi

martedì 6 luglio 2010

Cercatori di silenzio

"Oggi si da alla parola diverso una dimensione fisica o psichica limitata alla sfera affettiva, personale. I veri diversi, per mia esperienza, sono altri, e sono di sempre: sono i cercatori d’identità, propria e collettiva, e nazionale, e d’anima. Coloro che videro il cielo, e mai lo dimenticarono, che parlarono al di sopra dell’emozione, dove l’anima è calma. Che non credono, o credono poco, ai partiti, le classi, i confini, le barriere, le fazioni, le armi, le guerre. Che nel denaro non hanno posto alcuna parte dell’anima, e quindi sono incomparabili. Quelli che vedono il dolore, l’abuso; vedono la bontà o l’iniquità, dovunque siano, e sentono come dovere il parlarne. I cercatori di silenzio, di spazio, di notte, che è intorno al mondo, di luce, che è intorno al cuore. Questi diversi, che vorrebbero semplicemente dare il senso del segreto umano, e trovare, o indicare, il rapporto di dovere tra vita e vita, non dovrebbero, io penso, essere considerati scrittori moralistici o politici. Ma è quello che si fa, quando non hanno difesa di confratelli, e lo spazio per loro, nel paese, va vertiginosamente rimpicciolendo. È quello che si fa, se non hanno denaro proprio e, ripeto, sono fragili. A loro la vita viene sottratta con la sottrazione dell’altro – che ora parla altra lingua! E quando vorrà mostrare a che cosa, nel suo paese, e sotto gli occhi di tutti, sia ridotta la vita – discarica e ammazzatoio, dopo allevamento e oscuramento – lo si indicherà come guastatore e visionario. E del resto, poco per volta, facendo scendere su di lui, per ogni libro, la cappa del silenzio o, alzando i megafoni della distorsione, gli saranno tolte lentamente credibilità e fiducia – che pure esaltano e consolano le vite mutuate e asservite -, gli saranno tolti lecito guadagno e quella sempre sperata indipendenza; e sotto la spada della dipendenza, condotto a un cortile, un luogo di servitù e di silenzio dove vivono le minoranze – che impediscono gli affari – di tanti paesi, a lui toccherà, con l’indebolimento, un ben strano destino. Di credersi il peggiore e trovarsi, alla fine, dopo mille convulsioni di speranza e di dolore, d’accordo con quanti lo spinsero via e persuasero di essere un sognatore, con nulla o quasi da dire. E forse il castigo, forse non castigo – reale sanzione del nulla a color che onorarono la maestà del vivere e patire eterno -, fu l’indurli a credere che non vi era una maestà del vivere e del patire. Che la vita, semplicemente, onorava il “buon senso”: e il trionfo del “buon senso” su una qualsiasi fede, il piede pressato freddamente sul cuore del vinto, era in realtà tutto ciò che agli onesti, ai normali, Dio richiedeva."


Anna Maria Ortese- Corpo Celeste-Adelphy

lunedì 5 luglio 2010

Demoralizzati...

Ma il paese della Politica è il paese della Politica e dell'affermazione individuale e non quello dell'orgoglio nazionale. Ma il paese della Politica, si sa, tanto è geniale, più di ogni altro geniale nella politica, cioè nella mediazione, la trattazione, lo scambio delle merci, tanto è ignorante e sordo nella Morale di cui però si riempie la bocca.


Goffredo Parise-L'eleganza è frigida-Adelphi

domenica 4 luglio 2010

venerdì 2 luglio 2010

giovedì 1 luglio 2010

L'aggancio

A Cape Town si incontrano per caso, per un guasto ad una vecchia macchina, due giovani apparentemente diversissimi tra loro, lei una PR bianca, di famiglia benestante, figlia di divorziati, viziata, istruita e "alternativa" e lui, un carrozziere di colore, clandestino, con una laurea in economia, che cerca di stare a galla aggrappandosi disperatamente a quel lavoro, unica cosa che gli resta, non avendo più nome, nè patria, nè famiglia. Tra i due scoppia improvvisa una grande passione, che poi si trasformerà in amore, nonostante i pregiudizi e le diffidenze degli stessi protagonisti e di chi gli sta intorno, questo farà sì che le posizioni iniziali dei protagonisti si ribalteranno completamente. Infatti, quando Jibrahim sarà espulso e costretto a tornare in patria, Julie lo seguirà come la sua donna e a questo punto troverà tutto quello che la sua cultura, la sua civiltà emancipata, moderna, dominante e ricca non riusciva più a darle, colmerà così, inaspettatamente, tutti suoi vuoti di valori e di affettività. Julie allora si deciderà a restare, indipendentemente dalla scelta di Jibrahim, che sarà invece molto combattuto, una volta regolarizzata la sua posizione, tra l'andare e il restare.
Bella la scrittura anche se non agilissima, la storia, a prima vista usuale, sembra l'espediente usato dall'autrice per farci segretamente soffermare su questa sola domanda, che serpeggia in tutto il libro: chi è veramente il clandestino?



Nadine Gordimer- L'aggancio- Feltrinelli