venerdì 29 giugno 2012

POIEIN





Parlo perché alla casa del linguaggio vola via il tetto,
parlo perché le più buie parole guariscono,
parlo perché un solo fiore non singhiozzi,
parlo per vestire le onde, per dare fiato alla zolla.
Parlo perché il giardino è verde anche in una mentre distrutta.




Pizarnic Alejandra

giovedì 28 giugno 2012

Un discorso che andrebbe insegnato nelle scuole.

L'allenatore Mazzarri è a colloquio individuale con Lavezzi. Niente di grave. E' la prassi. una squadra ha molti figli e molti padri. Mentre aspetto che finiscano e inizi l'allenamento, mi metto a sbirciare un altro allenamento, quello dei ragazzi della Primavera. diciottenni padroni del nuovo dialetto napoletano, una lingua a me sconosciuta. Facce da scugnizzi che dopo se ne vanno al bar Cavallo. Gente del popolo che, davanti al pallone, diventano principi e nobili. Si staccano al di sopra della merda. Fanno arte. L'allenatore fa loro un discorso che andrebbe insegnato nelle scuole.
Recita più o meno così:
"Il talento, voi ve lo potete mettere sulla uallera. Qui mi dovete fare vedere che faticate e che giocate per la squadra. Altrimenti, non giocate. Tanto il talento che poteva permettersi di fare tutto da solo era uno e basta. Era alto un metro e sessanta e adesso non gioca più. Nessun altro ha quel talento. Dunque, se volete diventare calciatori come quelli là che tra poco escono dagli spogliatoi, dovete buttare il sangue. Stasera, quando tornate a casa e accendete il computer, non vi andate a guardare i siti pornografici, ma andatevi a vedere la classifica e capite cosa dobbiamo fare. Ora otto minuti di riscaldamento, poi solo pallone".
I ragazzi non dicono una parola. Incassano. E prendono ad applicarsi come artigiani in via d'estinzione. Al bar Cavallo non ci pensano più.
Poi pallone, pensano.
Ancora una volta, siamo dalle parti della bellezza pura. Corrono come dannati. Dopo poco passano i calciatori della serie A. Per ultimo, appare lui, il Pocho, Lavezzi. Quelli della Primavera lo guardano come si guarda Gesù quando era in forma.

Paolo Sorrentino- Tony Pagoda e i suoi amici- Feltrinelli

mercoledì 27 giugno 2012

Serenità...

Scivolando sulle acque del Mediterraneo, Aurèlien pensò che intorno a lui tutto era disperatamente blu. Un blu screziato di selce, dalla freddezza lunare. Soltanto al crepuscolo riuscì a ritrovare la propria serenità. Quando il sole, come un'ape rotonda, annegò nel mare rendendolo tutto d'oro.


M. Fermine- L'apicoltore- Bompiani

martedì 26 giugno 2012

...e non volevo un futuro così.

In ogni caso, pensando a Yumiyoshi mi era venuta tanta voglia di vederla che sarei salito sul primo aereo per Sapporo. L'avrei stretta forte, e pazienza per l'insufficienza di dati, le avrei detto che ero innamorato di lei. Ma non potevo lasciare le cose a metà. Sentivo che l'ombra di tutte le cose rimaste in sospeso avrebbe continuato a oscurarmi l'orizzonte, e non volevo un futuro così. Il vero problema era Kiki. Era lei il centro di tutto. Lei che cercava tutti i modi per comunicare con me. Mi era passata davanti come un'ombra, da quel cinema di Sapporo alla città vecchia di Honolulu. Ed era chiaro che tentava di trasmettermi un messaggio. Ma era un messaggio troppo criptico, ed io non riuscivo a decifrarlo. Che cosa cercava di dirmi?
E io, che cosa potevo fare?
Per adesso, non c'era altro che aspettare. Aspettare che accadesse qualcosa.


H. Murakami- Dance Dance Dance- Einaudi

lunedì 25 giugno 2012

Sarà madre...

Quando Serafina esce in strada, spinge in avanti la prova del la sua gravidanza con un orgoglio quasi prepotente. Cammina per il retorno con passo tronfio, godendo a ogni falcata del dondolio della pancia, e sfidando così le maldicenze, le battute crudeli, i pettegolezzi e gli sguardi inquisitori che si fermano al culmine esatto della curva disegnata al centro del suo corpo. A lei non importa niente di niente. Sarà madre ed eseguirà alla perfezione il ruolo arcaico di chi dà la vita, espellendola nel mondo per poi difenderla contro tutto, come solo le donne sanno fare.

Guillermo Arriaga- Retorno 201- Fazi Editore

lunedì 11 giugno 2012

A casa

Capita a tutti di avere delle giornate no, quelle in cui sembra che non ne vada bene una, se poi si è piuttosto stanchi e magari lontani dagli affetti allora sembra, addirittura, che tutto congiuri contro di noi. Proprio in una di queste giornate mi è capitato di riflettere sull'espressione "le parole sono la nostra patria", l'avevo sentita ripetere spesso ma non credo di essermi mai soffermata a ragionarci su, per davvero. Quel giorno mi è capitato e ho trovato che fosse proprio esatta. Ero a Mantova insieme a qualche centinaio di altre persone, per lo più donne, proprio ad un incontro sulle donne nelle Sacre Scritture, di e con Erri De Luca ( era uscito da poco il suo ultimo libro" In nome della madre" ), l'autore ha parlato dell'importanza della figura di Miriam e di altre donne descritte nei testi sacri, da un punto di vista laico e in un modo molto delicato e riguardoso, riuscendo a rendere quasi palpabile e concreta la percezione di quella che definiamo talvolta "fede".
Alla fine dell'incontro, inaspettatamente, molto interessante e stimolante De Luca ha salutato la platea in tutta fretta, dicendo che il suo tempo a disposizione, purtroppo, era finito e riferendosi agli organizzatori che: "Chist'sò fissat", letteralmente.
Sono bastate queste ultime brevi parole in dialetto napoletano o meglio, come qualcuno potrebbe obiettare, in lingua napoletana, a sollevarmi di peso dal mio posto e a riportarmi, in quello stesso istante, a casa. Sono d'accordo, è proprio vero, le parole sono la nostra patria, la nostra casa.




Erri De Luca- In nome della madre- Feltrinelli

venerdì 8 giugno 2012

POIEIN


                                Claude Monet-Bordighera



Riviere


Riviere,
bastano pochi stocchi d'erbaspada
penduli da un cigllione
sul delirio del mare;
o due camelie pallide
nei giardini deserti,
e un eucalipto biondo che si tuffi
tra sfrusci e pazzi voli
nella luce;
ed ecco che in un attimo
invisibili fili a me si asserpano,
farfalla in una ragna
di fremiti d'olivi, di sguardi di girasoli.

Dolce cattività, oggi, riviere
di chi s'arrende per poco
come a rivivere un antico giuoco
non mai dimenticato.
Rammento l'acre filtro che porgeste
allo smarrito adolescente, o rive:
nelle chiare mattine si fondevano
dorsi di colli e cielo; sulla rena
dei lidi era un risucchio ampio, un eguale
fremer di vite,
una febbre del mondo; ed ogni cosa
in se stessa pareva consumarsi.
Oh allora sballottati
come l'osso di seppia dalle ondate
svanire a poco a poco;
diventare
un albero rugoso od una pietra
levigata dal mare; nei colori
fondersi dei tramonti; sparir carne
per spicciare sorgente ebbra di sole,
dal sole divorata...
Erano questi,
riviere, i voti del fanciullo antico
che accanto ad una ròsa balaustrata
lentamente moriva sorridendo.

Quanto, marine, queste fredde luci
parlano a chi straziato vi fuggiva.
Lame d'acqua scoprentisi tra varchi
di labili ramure; rocce brune
tra spumeggi; frecciare di rondoni
vagabondi...
Ah, potevo
credervi un giorno o terre,
bellezze funerarie, auree cornici
all'agonia d'ogni essere.
Oggi torno
a voi più forte, o è inganno, ben che il cuore
par sciogliersi in ricordi lieti - e atroci.
Triste anima passata
e tu volontà nuova che mi chiami,
tempo è forse d'unirvi
in un porto sereno di saggezza.
Ed un giorno sarà ancora l'invito
di voci d'oro, di lusinghe audaci,
anima mia non più divisa. Pensa:
cangiare in inno l'elegia; rifarsi;
non mancar più.
Potere
simili a questi rami
ieri scarniti e nudi ed oggi pieni
di fremiti e di linfe,
sentire
noi pur domani tra i profumi e i venti
un riaffluir di sogni, un urger folle
di voci verso un esito; e nel sole
che v'investe, riviere,
rifiorire!




Eugenio Montale-Tutte le poesie, collezione " I Meridiani"
-A. Mondadori

giovedì 7 giugno 2012

Inquieti carteggi


La scuso di comparire nell'idea che ho di Lei.
La Sua vita[...].
Quello non è il mio amore, è soltanto la Sua Vita.
Io La amo come amo il tramonto o il chiardiluna,
desiderando che quel momento si fermi,
anche se di quel momento posseggo
appena la sensazione di possederlo.


Lettera da non spedire




Fernando Pessoa-Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares-Feltrinelli

mercoledì 6 giugno 2012

Talvolta mi sento così e non sono un uomo

"Sono un uomo libero; ho bisogno della libertà, ho bisogno di star solo, ho bisogno di rimuginare fra me e me le mie vergogne e le mie tristezze, di godermi il sole e i sassi della strada senza compagnia e senza discorsi, colla sola musica del mio cuore. Cosa volete da me? Quel ch'io voglio dire lo stampo; quel che voglio dare lo do. La vostra curiosità mi fa stomaco; i vostri complimenti mi umiliano; il vostro tè mi avvelena. Non debbo nulla a nessuno e ho da fare i miei conti soltanto con Dio; se esiste."




Henry Miller-Tropico del Cancro-Mondadori

martedì 5 giugno 2012

Bluff di parole

Due s'incontrano per la strada. Non sono amici nè nemici, li unisce solo una tiepida relazione di società che, sentono, non diventerà mai domestichezza, ma li obbligherebbe a salutarsi, sostare, scambiarsi inutili convenevoli. Da ciò nei due la fulminea decisione di ignorarsi, senza che ne derivi un sospetto di scortesia. Per me che li osservo dal marciapiedi di fronte, uno spettacolo senza uguali: quell'ingegneria
complice degli sguardi, calcolata al millimetro, per evitarsi concentrandosi su un bersaglio neutrale...quelle mimiche di distrazione, come se o uno squillo di clacson o l'inciampo di un sasso immaginario impedissero fatalmente l'incrocio d'occhi temuto...quella sorta di patto tra gentiluomini dove i duellanti convengono in silenzio di schivarsi senza colpirsi, epperò disposti entrambi a giurare sul capo dei propri figli ciascuno di non aver visto l'altro...allo stesso modo certe partite di calcio finiscono dolorosamente zero a zero. Allo stesso modo, in una partita più seria, tu ed io...




Gesualdo Bufalino- Bluff di parole- Bompiani

lunedì 4 giugno 2012

A piedi nel parco

Poi entrò nel parco seguendo la macchia d'erba di una via trasversale. Alcuni ragazzi che giocavano a baseball sprigionavano odore di erba riarsa calpestata. Tutte le panchine all'ombra erano occupate. Quando attraversò la strada sinuosa, i suoi tacchi alti si impiantarono nell'asfalto. Due marinai stavano sdraiati sopra una panca, al sole; uno fece schioccare le labbra quando passò, e lei sentì i loro occhi corrosi dal mare fermarlesi sul collo, sulle cosce, sulle caviglie. Cercò di moderare il movimento delle anche nel camminare. Sugli arbusti lungo il sentiero le foglie si accartocciavano. A sud e a est, edifici soleggiati fiancheggiavano il parco, a ovest apparivano immersi in ombre violacee. Tutto ardeva, sudato, polveroso, costretto dagli agenti di polizia e dagli abiti da festa. Perchè non aveva preso la sopraelevata?




John Dos Passos-Manhattan Transfer-Badini Castoldi Dalai

venerdì 1 giugno 2012

POIEIN



Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano innosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…


Alda Merini