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giovedì 2 maggio 2013

...mancanza


Il sogno si concretizzerà il giorno in cui sapremo dove sono coloro di cui sentiamo la mancanza, perchè scoprendolo la nostra memoria non avrà più aperte le ferite dell'incertezza, il balsamo della giustizia s'incaricherà di chiuderle e potremo continuare a sognare, perchè solo sognando e restando fedeli ai sogni riusciremo ad essere migliori, e se noi saremo migliori, sarà migliore il mondo.



L. Sepùlvedada PensieriParole

martedì 19 marzo 2013

Come può essere

Quando il bambino era bambino, | se ne andava a braccia appese, voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, | e questa pozza, il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva di essere un bambino, per lui tutto aveva un'anima e tutte le anime erano un tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione, non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via, aveva una vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande: "Perché io sono io e perché non sei tu? Perché sono qui e perché non sono li?Quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole è forse solo un sogno? Non è solo l'apparenza di un mondo davanti al mondo quello che vedo, sento e odoro? C'è veramente il male e gente veramente cattiva? Come può essere che io che sono io non c'ero prima di diventare? E che una volta io che sono io non sarò più quello che sono?



P. Handke - da  Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders

mercoledì 13 marzo 2013

...danzando per nessuno

Però com'eri bella alla finestra, con il grigio del cielo posato sulla guancia, il libro in mano, la bocca sempre un po ' avida, gli occhi indecisi. C ' era tanto tempo perduto in te, eri talmente il modello di ciò che avresti potuto essere sotto altre stelle, che prenderti fra le braccia e amarti diventava un compito fin troppo tenero, troppo prossimo all'opera di carità, e questo era l'inganno perché mi lasciavo trascinare dall'imbecille orgoglio dell'intellettuale che si crede attrezzato per capire ( piangendo un mar di calde lacrime? ma è semplicemente schifosa come espressione). Attrezzato per capire, fa venir voglia di ridere Maga. Senti, questo è soltanto per te, non andarlo a dire in giro. Maga, il modello vuoto, ero io, tu tremavi, pura e libera come una fiamma, come un fiume di mercurio, come il primo canto dell'uccello quando irrompe il giorno, ed è dolce dirtelo con le parole che ti affascinavano perché non credevi che esistessero fuori delle poesie, e che avessimo il diritto di usarle. Dove sei, dove andremo domani, due punti di un universo inspiegabile, vicino o lontano, due punti che creano una linea, due punti che si allontanano e si avvicinano arbitrariamente (per i grandi caratteri che avevano reso illustre il cognome dei Bueno de Guzmàn, ma quant'è pacchiano costui, Maga, come potevi andar oltre la pagina cinque...), ma non starò a spiegarti proprio adesso i cosiddetti movimenti browniani, naturalmente non voglio spiegarteli eppure noi due, Maga, componiamo una figura, tu un punto da qualche parte ed io, a una certa distanza, un altro, che si spostano, tu adesso in rue Huchette forse, io ora nella tua camera vuota mentre scopro questo romanzo, domani tu alla Gare de Lyon (se partirai per Lucca, amore) e io in rue du Chemin Vert, dove ho scoperto un vinello stupendo, e a poco a poco, Maga, comporremo una figura assurda, disegnando con i nostri movimenti una figura identica a quella che disegnano le mosche quando volano in una camera, da qui a là, un improvviso dietrofront, da là a qui, e questo è ciò che si chiama movimento browniano, capisci? un angolo retto, una linea ascendente, da qui a là, dal fondo in avanti, in su, in giù, spasmodicamente, frenando di colpo e ripartendo nello stesso attimo verso un altra direzione, e tutto ciò tesse un disegno, una figura, qualcosa d'inesistente come te e come me, come i due punti perdurti in Parigi che si muovono di qui in là, di là di qui, facendo il loro disegno, danzando per nessuno, neppure per loro stessi, una interminabile figura senza senso.


J. Cortàzar - Il gioco del mondo (Rayuela) - Einaudi

giovedì 21 febbraio 2013

Canto della neve silenziosa

Quando giunse al punto stabilito si fermò. Aveva percorso un miglio. Bisognava tornare indietro. Guardò le case circostanti, quelle che da lontano sembravano quasi prive di forma, fuse com'erano nell'aria luminosa; poi guardò gli alberi e il loro grigiore innevato scomparve nella luce. Si girò e fece il primo lento passo del ritorno. Ripercorse le proprie impronte, le uniche nella neve. Sembravano piccole e anche se erano le uniche non sembravano sole, abbandonate. Sorrise all'idea delle impronte sole, come se le impronte avessero una vita propria o anche potessero riflettere quella di chi le aveva lasciate. Forse... chissà. Andava dunque, e si teneva compagnia.
Svoltò un altro angolo e davanti gli si posò un lungo tratto bianco piatto e friabile, interrotto sempre e solo dalle sue impronte che s'allontanavano e sembravano scomparire nella distanza bianco/grigio. Non sembrava possibile, eppure ora l'aria era ancora più dolce e serena. Continuò a procedere lungo le proprie impronte con l'impressione di poter camminare in eterno, la sensazione che fin quando la neve silenziosa continuava a cadere lui avrebbe potuto camminare lasciandosi dietro tutte le preoccupazioni e le ansie, tutti gli errori del passato e del futuro. Più nulla lo avrebbe preoccupato o perseguitato o riempito di tremiti di paura: la buia notte dell'anima era ormai finita. Sarebbero rimasti solo lui e la soffice neve silenziosa, e ogni fiocco avrebbe portato, nella propria vita una particolare gioia … mentre la dolce e silenziosa neve continuava a cadere dolcissima e gioiosissima...
Sì, e amorosissima... amorosissima...
Avrebbe potuto camminare in eterno. Gli sarebbe stato facile continuare a camminare mentre tutti i pensieri di morte sarebbero svaniti, assorbiti dalla neve silenziosa.
Ben presto pur tendendo l'orecchio non sentì più neppure lo scricchiolio dei passi nella neve e la cosa non lo sorprese, quasi che il corpo gli fosse diventato tanto leggero da non lasciare neppure un’impronta. Raggiunse la sua strada ma invece di svoltarvi continuò dritto: qualcosa lo attirava in fondo a una strada nella quale non era mai stato prima, una strada completamente sconosciuta, completamente diversa da tutte le altre nei paraggi. E mentre andava continuava a sentirsi sempre più leggero, come se la scintilla nella neve silenziosa, e quella che illuminava l'aria, gli scoccasse dentro. Sapeva di avere gli occhi in fiamme, pieni di quella luce. Sapeva d'irradiare quella luce attraverso gli abiti. E si sentiva le gambe sempre più leggere e quando abbassò lo sguardo vide che non c'erano impronte. Il soffice manto di neve steso sulla strada era ancora immacolato e fin dove vedeva lui non c'erano impronte e allora tutto il suo essere si riempì d'indicibile gioia e allora la sentì, agli inizi molto debolmente e tuttavia distintamente.
Sentì la neve cadere lenta nell'aria, ogni fiocco con un suono proprio e distinto e non ostacolato nella caduta così che i suoni di tutti quei fiocchi non mescolavano né stridevano ma si fondevano invece in un canto, quello della neve, che pochi avevano udito.
E, pur restando dolce, quel canto diventava sempre più forte, diventava una cosa sola con la luce... e alla fine non ci furono più piedi che lasciassero impronte né corpo né occhi che brillassero ma soltanto luce e suono e gioia. Niente passato, niente futuro, niente, neppure un presente, unicamente la nuova gioia che non conteneva ricordi di angustie e lotte e sofferenze... unicamente la nuova gioia... e capì che sarebbe potuto restare lì per sempre.


H. Selby  Jr. - Canto della neve silenziosa- Feltrinelli

mercoledì 13 febbraio 2013

...finchè densato della notte il velo

Poi che il Sol fu disceso ad altri liti,
sentendo il mortal corpo afflitto e stanco,
e di punte acerbissime feriti
e laceri in più parti il petto e il fianco,
lo scudo ove una selva orrida e fitta
d'aste e d'armi diverse era confitta,
regger più non potendo, ove più folti
gl'inimici sentia, scagliò lontano.
Storpiati e pesti ne restaron molti,
altri schiacciati insucidaro il piano.
Poscia gli estremi spiriti raccolti,
pugnando mai non riposò la mano
finchè densato della notte il velo,
cadde, ma il suo cader non vide il cielo.



G. Leopardi- Paralipomeni della Batracomiomachia- Carocci

martedì 22 gennaio 2013

Falsità pronunciate con eleganza che siamo disposti ad adottare come vere

Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico; le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispiriamo lo restringono, e l'abitudine lo colma.




M. Proust da Alla ricerca del tempo perduto-All'ombra delle fanciulle in fiore.

mercoledì 9 gennaio 2013

...adesso che è tardi

Tutto questo lo sto dicendo a Crevel, ma è con la Maga che io parlo, adesso che siamo tanto lontani. E non le parlo con le parole che sono servite unicamente a non capirci, adesso che è tardi ormai comincio a sceglierne altre, le sue, quelle che sono avvolte in ciò che lei capisce e che non ha nome, brezze e tenzoni che contraggono l'aria fra due corpi o riempiono di polvere d'oro una camera o un verso. Ma non abbiamo continuamente vissuto così, lacerandoci con dolcezza? No, non abbiamo vissuto così, lei lo avrebbe voluto ma una volta ancora io tornai ad insediare il falso ordine che nasconde il caos, a fingere che mi dedicavo ad una vita profonda della quale solo toccavo con la punta del piede l'acqua terribile. Ci sono fiumi metafisici, lei vi nuota come quella rondine sta nuotando nell'aria, girando allucinata intorno al campanile, lasciandosi cadere per poi alzarsi più in alto di slancio. Io descrivo e definisco e desidero quei fiumi, lei vi nuota. Io li cerco, li trovo, li guardo dal ponte, lei vi nuota. e non lo sa, proprio come la rondine. Non ha bisogno di sapere come me, può vivere nel disordine senza che alcuna coscienza di ordine la trattenga. Quel disordine è il suo ordine misterioso, quella bohème del corpo e dell'anima che le spalanca le vere porte. La sua vita non è disordine che per me, sotterrato in pregiudizi che disprezzo e allo stesso tempo rispetto. Io, condannato ad essere assolto irrimediabilmente dalla Maga che mi giudica senza saperlo. Ah, lasciami entrare, lasciami vedere un giorno come vedono i tuoi occhi. 



J. Cortàzar- Il gioco del mondo ( Rayuela )- Einaudi

mercoledì 19 settembre 2012

Significare...



C'è un'oscura somiglianza tra bacio e nodo, l'amore viene significato dal bacio, la necessità dal nodo.


R. Calasso- Le nozze di Cadmo e Armonia- Adelphi

giovedì 31 maggio 2012

Mandami a dire.

Dolce mio tesoro, come stai? Anche oggi ti ho cercata al telefono e tu non c'eri, ma lì, nella tua lontananza, ti trattano bene? Mi raccomando: se solo ti sfiorano un capello, tu mandami a dire, che con la rabbia del corpo mi mangio le strade e ti raggiungo e dopo voglio proprio vedere. La mia parte egoista vorrebbe anche sapere se si infelice come me, perché vedessi come sono stanco di camminare da solo dentro la tristezza, a volte capita che piango senza sentirmi il singhiozzo. vorrei anche sapere se, quando è l'ora che il tramonto si siede sopra il sole, spingendolo giù, giù fin sotto il mare, sei sempre là, davanti alla finestra, ad osservare quel trapasso e a pensarmi. Una volta lo facevi, ed oggi? ti scongiuro tanto, mandami a dire. Cara, com'è assurdo questo nostro amore, che viveva meglio quando stavamo peggio, ma dentro quel peggio poi è venuto qualcuno e ci ha detto "Eccovi la libertà! prendere e andare". Che brutto affare è stato, se è vero che oggi siamo prigionieri della distanza. Sapessi che rimpianto quando mi giro e guardo la nostra cronaca di ieri, ora pagherei tutta la fatica che ho per prendermi le spalle e mettermele davanti, trasformando il nostro passato in futuro; succede anche a te? Se sì, mandami a dire, sarà meno dura sperare.


Pino Roveredo- Mandami a dire- Bompiani