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domenica 17 giugno 2012

lunedì 11 giugno 2012

A casa

Capita a tutti di avere delle giornate no, quelle in cui sembra che non ne vada bene una, se poi si è piuttosto stanchi e magari lontani dagli affetti allora sembra, addirittura, che tutto congiuri contro di noi. Proprio in una di queste giornate mi è capitato di riflettere sull'espressione "le parole sono la nostra patria", l'avevo sentita ripetere spesso ma non credo di essermi mai soffermata a ragionarci su, per davvero. Quel giorno mi è capitato e ho trovato che fosse proprio esatta. Ero a Mantova insieme a qualche centinaio di altre persone, per lo più donne, proprio ad un incontro sulle donne nelle Sacre Scritture, di e con Erri De Luca ( era uscito da poco il suo ultimo libro" In nome della madre" ), l'autore ha parlato dell'importanza della figura di Miriam e di altre donne descritte nei testi sacri, da un punto di vista laico e in un modo molto delicato e riguardoso, riuscendo a rendere quasi palpabile e concreta la percezione di quella che definiamo talvolta "fede".
Alla fine dell'incontro, inaspettatamente, molto interessante e stimolante De Luca ha salutato la platea in tutta fretta, dicendo che il suo tempo a disposizione, purtroppo, era finito e riferendosi agli organizzatori che: "Chist'sò fissat", letteralmente.
Sono bastate queste ultime brevi parole in dialetto napoletano o meglio, come qualcuno potrebbe obiettare, in lingua napoletana, a sollevarmi di peso dal mio posto e a riportarmi, in quello stesso istante, a casa. Sono d'accordo, è proprio vero, le parole sono la nostra patria, la nostra casa.




Erri De Luca- In nome della madre- Feltrinelli

giovedì 7 giugno 2012

Inquieti carteggi


La scuso di comparire nell'idea che ho di Lei.
La Sua vita[...].
Quello non è il mio amore, è soltanto la Sua Vita.
Io La amo come amo il tramonto o il chiardiluna,
desiderando che quel momento si fermi,
anche se di quel momento posseggo
appena la sensazione di possederlo.


Lettera da non spedire




Fernando Pessoa-Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares-Feltrinelli

mercoledì 6 giugno 2012

Talvolta mi sento così e non sono un uomo

"Sono un uomo libero; ho bisogno della libertà, ho bisogno di star solo, ho bisogno di rimuginare fra me e me le mie vergogne e le mie tristezze, di godermi il sole e i sassi della strada senza compagnia e senza discorsi, colla sola musica del mio cuore. Cosa volete da me? Quel ch'io voglio dire lo stampo; quel che voglio dare lo do. La vostra curiosità mi fa stomaco; i vostri complimenti mi umiliano; il vostro tè mi avvelena. Non debbo nulla a nessuno e ho da fare i miei conti soltanto con Dio; se esiste."




Henry Miller-Tropico del Cancro-Mondadori

martedì 5 giugno 2012

Bluff di parole

Due s'incontrano per la strada. Non sono amici nè nemici, li unisce solo una tiepida relazione di società che, sentono, non diventerà mai domestichezza, ma li obbligherebbe a salutarsi, sostare, scambiarsi inutili convenevoli. Da ciò nei due la fulminea decisione di ignorarsi, senza che ne derivi un sospetto di scortesia. Per me che li osservo dal marciapiedi di fronte, uno spettacolo senza uguali: quell'ingegneria
complice degli sguardi, calcolata al millimetro, per evitarsi concentrandosi su un bersaglio neutrale...quelle mimiche di distrazione, come se o uno squillo di clacson o l'inciampo di un sasso immaginario impedissero fatalmente l'incrocio d'occhi temuto...quella sorta di patto tra gentiluomini dove i duellanti convengono in silenzio di schivarsi senza colpirsi, epperò disposti entrambi a giurare sul capo dei propri figli ciascuno di non aver visto l'altro...allo stesso modo certe partite di calcio finiscono dolorosamente zero a zero. Allo stesso modo, in una partita più seria, tu ed io...




Gesualdo Bufalino- Bluff di parole- Bompiani

lunedì 4 giugno 2012

A piedi nel parco

Poi entrò nel parco seguendo la macchia d'erba di una via trasversale. Alcuni ragazzi che giocavano a baseball sprigionavano odore di erba riarsa calpestata. Tutte le panchine all'ombra erano occupate. Quando attraversò la strada sinuosa, i suoi tacchi alti si impiantarono nell'asfalto. Due marinai stavano sdraiati sopra una panca, al sole; uno fece schioccare le labbra quando passò, e lei sentì i loro occhi corrosi dal mare fermarlesi sul collo, sulle cosce, sulle caviglie. Cercò di moderare il movimento delle anche nel camminare. Sugli arbusti lungo il sentiero le foglie si accartocciavano. A sud e a est, edifici soleggiati fiancheggiavano il parco, a ovest apparivano immersi in ombre violacee. Tutto ardeva, sudato, polveroso, costretto dagli agenti di polizia e dagli abiti da festa. Perchè non aveva preso la sopraelevata?




John Dos Passos-Manhattan Transfer-Badini Castoldi Dalai