mercoledì 7 luglio 2010

...allo stato di musica


Lillian distolse lo sguardo, e ascoltò il jazz. Il jazz è la musica del corpo. Il respiro usciva dai tubi di alluminio e di rame, era il respiro del corpo, e i gemiti e i lamenti delle corde erano echi della musica del corpo. Erano le vibrazioni del corpo che si increspavano dalle dita. E il mistero del tema nascosto, noto solo ai musicisti, era come il mistero della nostra vita segreta. Diamo agli altri solo improvvisazioni periferiche. La trama e il tema della musica, come la trama e il tema della nostra vita, non si alchimizzano mai in parole, esistono solo allo stato di musica, agitano o intorpidiscono, esaltanti o disperanti, ma mai nominate.





Anais Nin, Seduzione del Minotauro-Fazi

martedì 6 luglio 2010

Cercatori di silenzio

"Oggi si da alla parola diverso una dimensione fisica o psichica limitata alla sfera affettiva, personale. I veri diversi, per mia esperienza, sono altri, e sono di sempre: sono i cercatori d’identità, propria e collettiva, e nazionale, e d’anima. Coloro che videro il cielo, e mai lo dimenticarono, che parlarono al di sopra dell’emozione, dove l’anima è calma. Che non credono, o credono poco, ai partiti, le classi, i confini, le barriere, le fazioni, le armi, le guerre. Che nel denaro non hanno posto alcuna parte dell’anima, e quindi sono incomparabili. Quelli che vedono il dolore, l’abuso; vedono la bontà o l’iniquità, dovunque siano, e sentono come dovere il parlarne. I cercatori di silenzio, di spazio, di notte, che è intorno al mondo, di luce, che è intorno al cuore. Questi diversi, che vorrebbero semplicemente dare il senso del segreto umano, e trovare, o indicare, il rapporto di dovere tra vita e vita, non dovrebbero, io penso, essere considerati scrittori moralistici o politici. Ma è quello che si fa, quando non hanno difesa di confratelli, e lo spazio per loro, nel paese, va vertiginosamente rimpicciolendo. È quello che si fa, se non hanno denaro proprio e, ripeto, sono fragili. A loro la vita viene sottratta con la sottrazione dell’altro – che ora parla altra lingua! E quando vorrà mostrare a che cosa, nel suo paese, e sotto gli occhi di tutti, sia ridotta la vita – discarica e ammazzatoio, dopo allevamento e oscuramento – lo si indicherà come guastatore e visionario. E del resto, poco per volta, facendo scendere su di lui, per ogni libro, la cappa del silenzio o, alzando i megafoni della distorsione, gli saranno tolte lentamente credibilità e fiducia – che pure esaltano e consolano le vite mutuate e asservite -, gli saranno tolti lecito guadagno e quella sempre sperata indipendenza; e sotto la spada della dipendenza, condotto a un cortile, un luogo di servitù e di silenzio dove vivono le minoranze – che impediscono gli affari – di tanti paesi, a lui toccherà, con l’indebolimento, un ben strano destino. Di credersi il peggiore e trovarsi, alla fine, dopo mille convulsioni di speranza e di dolore, d’accordo con quanti lo spinsero via e persuasero di essere un sognatore, con nulla o quasi da dire. E forse il castigo, forse non castigo – reale sanzione del nulla a color che onorarono la maestà del vivere e patire eterno -, fu l’indurli a credere che non vi era una maestà del vivere e del patire. Che la vita, semplicemente, onorava il “buon senso”: e il trionfo del “buon senso” su una qualsiasi fede, il piede pressato freddamente sul cuore del vinto, era in realtà tutto ciò che agli onesti, ai normali, Dio richiedeva."


Anna Maria Ortese- Corpo Celeste-Adelphy

lunedì 5 luglio 2010

Demoralizzati...

Ma il paese della Politica è il paese della Politica e dell'affermazione individuale e non quello dell'orgoglio nazionale. Ma il paese della Politica, si sa, tanto è geniale, più di ogni altro geniale nella politica, cioè nella mediazione, la trattazione, lo scambio delle merci, tanto è ignorante e sordo nella Morale di cui però si riempie la bocca.


Goffredo Parise-L'eleganza è frigida-Adelphi

domenica 4 luglio 2010

venerdì 2 luglio 2010

giovedì 1 luglio 2010

L'aggancio

A Cape Town si incontrano per caso, per un guasto ad una vecchia macchina, due giovani apparentemente diversissimi tra loro, lei una PR bianca, di famiglia benestante, figlia di divorziati, viziata, istruita e "alternativa" e lui, un carrozziere di colore, clandestino, con una laurea in economia, che cerca di stare a galla aggrappandosi disperatamente a quel lavoro, unica cosa che gli resta, non avendo più nome, nè patria, nè famiglia. Tra i due scoppia improvvisa una grande passione, che poi si trasformerà in amore, nonostante i pregiudizi e le diffidenze degli stessi protagonisti e di chi gli sta intorno, questo farà sì che le posizioni iniziali dei protagonisti si ribalteranno completamente. Infatti, quando Jibrahim sarà espulso e costretto a tornare in patria, Julie lo seguirà come la sua donna e a questo punto troverà tutto quello che la sua cultura, la sua civiltà emancipata, moderna, dominante e ricca non riusciva più a darle, colmerà così, inaspettatamente, tutti suoi vuoti di valori e di affettività. Julie allora si deciderà a restare, indipendentemente dalla scelta di Jibrahim, che sarà invece molto combattuto, una volta regolarizzata la sua posizione, tra l'andare e il restare.
Bella la scrittura anche se non agilissima, la storia, a prima vista usuale, sembra l'espediente usato dall'autrice per farci segretamente soffermare su questa sola domanda, che serpeggia in tutto il libro: chi è veramente il clandestino?



Nadine Gordimer- L'aggancio- Feltrinelli