venerdì 16 luglio 2010

POIEIN




Mare dentro, mare dentro
senza peso nel fondo
dove si avvera il sogno
Due volontà fanno avere un desiderio nell'incontro
il tuo sguardo, il mio sguardo
come un' eco che ripete senza parole: più dentro, più dentro
Fino al di là del tutto
attraverso il sangue e il midollo
Però sempre mi sveglio
e sempre voglio esser morto
per restare con la mia bocca
sempre preso nella rete dei tuoi capelli.




Ramòn Sampedro

giovedì 15 luglio 2010

Maruzza Musumeci

Questo è un "cunto" nella migliore delle tradizioni orali e contadine direi, più che siciliana, proprio della Magna Grecia. Camilleri ricorda di un certo Menico, il più fantasioso tra i contadini che lavoravano per suo nonno, il quale gli raccontava (tramandando un patrimono di nomi, nozioni, storie, apprese a sua volta, semplicemente, ascoltando altri che raccontavano ) di mondi fatti di sirene e di mare, di incantamenti e stregonerie, di magie e crudeltà, di naviganti e pescatori, di creature marine e delle loro trasformazioni, di storie da ascoltare "tenendo gli occhi chiusi" e da cui farsi letteralmente rapire. La vicenda del libro si divide in due parti, la prima vede Gnazio, il protagonista, tornare a Vigata dalla "Merica", dopo venticinque anni, con qualche soldo sufficiente a permettergli di acquistare un pezzo di terra, perchè è in Sicilia che vuole morire, possibilmente, sotto un ulivo saraceno. In America c'era andato suo padre, che lui nemmeno aveva mai conosciuto; alla morte della madre, dopo aver adempiuto, forzosamente, ai suoi obblighi militari, ci andrà anche lui.
La "Merica" però viene mostrata come un microcosmo, stretto, meschino, un posto dove Gnazio non vuole mettere radici e che, a sua volta, sembra respingerlo. Poi torna finalmente a Vigata, acquisterà in contrada Ninfa una striscia di terra bagnata per tre lati dal mare; proprio il mare è la cosa che, maggiormente, "stramma" il protagonista e che sembra lo attragga a sé, continuamente e misteriosamente. Gnazio finirà per prendere in moglie una strana ragazza, Maruzza, che con sua nonna parla in greco e, pur essendo di notevole bellezza, non è ancora maritata, forse proprio per quelle sue stranezze. Maruzza e sua nonna sono sirene e riconoscono in Gnazio l'anti Ulisse, l'uomo non da avversare nè punire, l'uomo ancorato alla terra che odia il mare, l'uomo giusto, insomma, forse proprio per la sua strana avversione/attrazione di cui sopra. Nella piccola Vigata sembra, ad un certo punto, entrare il mondo intero, vi si intrecceranno le vicende della famiglia di Gnazio, allargatasi nel frattempo proprio come la sua bellissima casa, e quelle di altri protagonisti portati lì dalla guerra. Il sogno e il mito cederanno il posto alla storia. Bel racconto, a tratti visionario e scritto in maniera intelligente e ironica, come sempre. Da leggere tutto d'un fiato, che Camilleri sa rendere scorrevole e piacevole qualunque storia, a maggior ragione una favola.




Andrea Camilleri- Maruzza Musumeci- Sellerio

mercoledì 14 luglio 2010

Ricordando...

Era una domenica pomeriggio, luminosa e indolente, pulsante di vita.
Dopo il pranzo, l'intera fattoria sembrava essersi adagiata nella monotonia. Alcuni lavoranti, con ai piedi i tipici sandali di canapa in uso nelle campagne, giocavano a taba lanciando ossi, altri sonnecchiavano nelle brande, ascoltando tanghi da cingolanti grammofoni o eseguiti da qualche fisarmonica, cullandosi al ricordo delle case rosa di Rio Grande o di Porvenir, delle notti in cui avevano speso tutti i guadagni messi da parte in anni di duro lavoro, delle sbronze memorabili, delle donne vestite di rosso e delle loro risate sguaiate. Altri, infine, si spennavano a vicenda giocando a carte. 


Francisco Coloane-Capo Horn- Guanda

martedì 13 luglio 2010

Modernità

"Nella mia casa paterna, quand’ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: «Non fate malagrazie!»
Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: « Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! Non fate potacci!» Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire."





Natalia Ginzburg-Lessico famigliare-Einaudi

lunedì 12 luglio 2010

Se ci riuscite...

Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza un carico eccessivo di pregiudizi, di speranze o di arroganza…; offri il tuo volto più bonario camminando in punta di piedi e l’affronti con larghezza di vedute da pari a pari e tuttavia non manchi mai di capirla male. La capisci male prima d’incontrarla, la capisci male mentre sei con lei; poi vai a casa, parli con qualcuno dell’incontro e scopri ancora una volta di avere travisato. Poiché la stessa cosa capita in genere anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è veramente una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Come dobbiamo regolarci con questa storia che assume ogni volta un significato grottesco? Devono tutti chiudere la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari che creano i loro personaggi e poi li fanno passare per persone vere? Capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.


Philip Roth-Pastorale Americana-Einaudi

domenica 11 luglio 2010

Nell'anniversario dall'assassinio di Giorgio Ambrosoli.

Anna carissima,
è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.
Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese.
Ricordi i giorni dell'Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito.  Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.
I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie.  Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo.  Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.
Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro [... ]
Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.
Hai degli amici, Franco Marcellino, Giorgio Balzaretti, Ferdinando Tesi, Francesco Rosica, che ti potranno aiutare: sul piano economico non sarà facile. ma - a parte l'assicurazione vita – (…)  
                                                                                                 Giorgio  

sabato 10 luglio 2010

Ci sono anch'io...

In questa bella antologia,  Perrone LAB editore, dedicata al tema "i LUOGHI" , che sarà presentata  lunedì 19 luglio 2010 alle ore 19,00 presso il Simposio (via dei Latini 11 ang. via degli Ernici 1-5 - San Lorenzo, ROMA), c'è, tra gli altri, ANCHE un mio testo E QUESTA é LA COPERTINA: 


NUOVA PUNTATA DELLE INSTANT DEDICATA AL TEMA DEI LUOGHI
Io svuoto cantine. Cerco di fare spazio, di levare dalle vostre vite l’ingombro di un ricordo molesto, di un rancore, di un dispiacere o di risvegliare un piacere troppo a lungo rimosso. Vi libero di una parola non detta. Di tutto quello che di putrido e vecchio le vostre cantine conservano. Talvolta faccio luce su piccoli tesori, non sempre vi riesco. Scardinare i ricordi, lasciare che le parole scivolino via da sotto la porta e che più non ingombrino non è affatto facile e garantito.

Luogo fisico, della memoria, dei ricordi. Immaginifico, tangibile, tondo o quadrato. Senza luogo, senza spazio in cui muoversi o pensare, nulla è immaginabile. Si nasce, si cresce, ci si innamora, si parla, si lavora, ci si perde e ci si ritrova. Che siano corridoi, città, scuole, prati, montagne o casali. Che siano luoghi propri, di incontro o di passaggio. Che abbiano un profumo o siano luoghi ripescati nella memoria, come scorci di vecchi cartoni animati, i luoghi fanno di ciascuno di noi ciò che siamo, legandoci indissolubilmente al ricordo di uno specifico spazio e delle sue irripetibili emozioni.





Autori vari. Questa antologia rientra nel progetto delle instant-anthology mensili e raccoglie i racconti e le poesie più interessanti arrivati nel mese di gennaio sul tema dei LUOGHI.