giovedì 9 dicembre 2010

Nè veglia nè sonno...

«Allora ero completamente infelice. Nella mia vita avevo sbagliato tutto, fallito tutto. Ero solo. Lo avevo capito di colpo, in una notte di forte pioggia in cui non riuscivo a dormire, e ne ero rimasto annientato. Non c’era libertà intorno a me, non c’era amore. Solo aridità, asservimento, vuoto, vita che sembrava morte.
Il paese dove vivevo era fottuto, tutto il mondo era fottuto. C’erano solo delle strutture che lottavano le une contro le altre per succhiare ciò che restava del midollo del mondo. Tutta la vita era sotto la cappa della morte. Uomini e donne perpetuavano la menzogna dell’amore. Andavano in giro inalberando i vessilli dei loro volti morti. Sbadigliavano esageratamente, per strada, guardare dentro le loro bocche spalancate era come affacciarsi a una latrina piena di merda morta.
Mi ero separato da tutto e da tutti. Avevo troncato ogni legame. Mi ero gettato il mondo alle spalle. Se ero solo, meglio essere solo da solo. Ero uscito di strada, ero deragliato. Inutile raccontare dov’ero finito, le cose che ho fatto. Non sono tenuto a dirlo. Il tempo cambiava, la luce cambiava. Ma io non vedevo niente. Mi muovevo come un sonnambulo in una foresta di corpi morti.
Era arrivata l’estate. La città dove vivevo si cominciava a svuotare. La gente caricava al buio le auto e fuggiva. Ma io non sapevo dove andare. Non avevo voglia di niente. Camminavo sui marciapiedi dall’asfalto molle per il caldo e provavo solo la vertigine di essere solo da solo invece che in mezzo agli altri, dopo che mi si era aperta la mente e avevo capito come stavano veramente le cose.
Di notte restavo con gli occhi sbarrati nel buio, non riuscivo a dormire. Arrivavano solo, di tanto in tanto, degli improvvisi momenti di sfuocamento e di assenza, che non erano veglia e non erano sonno, come degli svenimenti da cui mi svegliavo di soprassalto, col cuore in gola.
Una mattina, dopo una notte passata sveglio, svenuto, ho riempito alla rinfusa lo zaino, ho rastrellato nel cassetto i luridi soldi che avevo guadagnato negli ultimi mesi, sono salito in macchina e sono improvvisamente partito.»



Antonio Moresco-Gli incendiati-Mondadori

mercoledì 8 dicembre 2010

Come dire...

“E se avessi raccontato loro – come raccontavano a me le loro conquiste – che stavo con una signora divorziata, che non era la mia amante ma la mia innamorata (nel senso più miraflorino del termine), mi avrebbero creduto secondo la più simpatica ed esoterica espressione molto in voga in quell’epoca, un coglione a vela


Mario Vargas Llosa-La zia Julia e lo scribacchino-Einaudi

martedì 7 dicembre 2010

Riserve limitate

"...Sono sempre stato convinto che voi donne siate più versatili di noi uomini.Voi sapete amare molte cose contemporaneamente, ognuna in modo diverso.Siete capaci di amare il vostro lavoro, e i figli, e gli animali, e il marito...Invece noi uomini abbiamo una riserva d'amore limitata e la riversiamo tutta su un solo oggetto. Per questo quel che mettiamo da una parte siamo costretti a toglierlo dall'altra....".



Alicia Gimènez-Bartlett-Il silenzio dei chiostri-Sellerio

lunedì 6 dicembre 2010

La forma dell'assenza.

Resto lì a lungo, la mano appoggiata al bordo della finestra, a fissare il punto in cui è sparita. Magari potrebbe accorgersi di avere dimenticato di dirmi qualcosa, e tornare indietro. Ma non torna. In quel punto rimane solo una specie di cavità invisibile che ha la forma della sua assenza.

Murakami Haruki-Kafka sulla spiaggia-Einaudi

venerdì 3 dicembre 2010

POIEIN

"Se chiederete"

Se chiederete spaghetti al ragù,
riceverete tutti gli spaghetti al ragù del mondo.
Se chiederete tutti gli spaghetti al ragù del mondo, 
riceverete a malapena una busta con un biglietto:
“Il carico di ragù si è smarrito nel tragitto
da Marsiglia a Haifa;
forse è colato a picco
forse dissoluti uzbeki l’anno trafugato
forse è esploso per sbaglio.”

Se chiederete amore,
riceverete a malapena una busta vuota, senza indirizzo,
senza niente.
Dopo il pianto e il sonno capirete
che si può
adoperare la busta vuota,
metterci dentro qualcosa:
forse un frammento di vetro
forse un anello ormai informe
forse una ciocca di capelli. Qualcosa.

Se chiederete una busta vuota,
riceverete amore,
tutto l’amore del mondo.

 di Hezy Leskly 

 da “Forte come la morte è l’amore. Tremila anni di poesia d’amore ebraica”
-presentazione di Cesare Segre-traduzione- introduzione e note di Sara Ferrari
-Belforte, Livorno 2007.