mercoledì 27 aprile 2011

...dialettale

Vi è infine una obiezione fatua ed essenziale: come ci comportiamo nei sogni? L’inconscio è indifferente alla seconda lingua; può impararne al più alcune parole, che userà in modo approssimativo e sbandato. L’inconscio è rigorosamente legato al “dialetto”, giacché è legato all’esperienza e indifferente alla cultura. Si potrà dire che il nostro serbatoio di sogni è retrogrado e inetto: tuttavia è lì, e ogni notte ci manda i suoi fantasmi, ci racconta le sue storie dai molti sensi o totalmente prive di senso, ci fa incontrare i personaggi del nostro passato, talvolta del nostro futuro, ci suggerisce la fantasia che la nostra vita sia una favola forse priva di senso, ma indubbiamente dialettale. Come gli scongiuri, le filastrocche, le parole che designano la gioia teoretica, i sogni, tutti i sogni, sono indifferenti al “grande flusso della civilizzazione”, e si occupano d’altro.




Giorgio Manganelli-Improvvisi per macchina da scrivere-Adelphi

martedì 26 aprile 2011

Vietato romanzare

“Non che dai romanzi la mente tragga molto nutrimento. Il piacere che forse essi offrono lo si paga a carissimo prezzo: essi finiscono per guastare anche il carattere più solido. Ci s’abitua ad immedesimarsi in chicchessia. Si prende gusto al continuo mutare delle situazioni. Ci si identifica con i personaggi che piacciono di più. Si arriva a capire qualunque atteggiamento. Ci si lascia guidare docilmente verso le mete altrui e si perdono di vista le proprie. I romanzi sono dei cunei che un autore con la penna in mano insinua nella chiusa personalità dei suoi lettori. Quanto più egli saprà calcolare la forza di penetrazione del cuneo e la resistenza che gli verrà opposta, tanto più ampia sarà la spaccatura che rimarrà nella personalità del lettore. I romanzi dovrebbero essere proibiti dalla legge.” 


Elias Canetti – Auto da Fè -Adelphi

lunedì 25 aprile 2011

25 Aprile

In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

Piero Calamandrei, padre della Costituzione repubblicana.
Discorso agli studenti milanesi (1954)

domenica 24 aprile 2011

POIEIN


Lasciate che la morte
abiti nel mio cuore,
lasciate pure che del vento della mia giovinezza
e dei miei grandi amori stellari
non rimanga più nulla,
lasciatemi nella prigione del dolore.
L'amore di Dio
era una grande prigione
entro la quale ho cantato i miei alleluia, la mia giovinezza,
l'attesa di questo figlio.
Ma ora ogni suo chiodo
mi strappa la carne.
Pensavo che i Profeti
avrebbero avuto misericordia
di una povera madre,
ma invece non è così.
La morte odora di fresco,
la morte è una seconda resurrezione,
la morte è un giardino immenso.
Ma per entrare in questo giardino
bisogna conoscere il senso della morte.
Nessuna donna come me
si è vista strappare le viscere dal cuore,
la carne dal suo sentimento.
Come dire a Dio Supremo
che il mio amore era fatto di carne,
che il mio amore era fatto di lacrime,
che il mio Gesù
è nato su un trono di luce,
che è cresciuto
nel più grande degli anfiteatri,
che è il re di tutta la terra?
Qualsiasi madre direbbe la stessa cosa,
ma questo era il Dio vero,
ma questo era veramente il Messia.
L'ora della verità mi è sopra
ed è un tremendo terremoto,
ma mio figlio risorgerà
e la sua resurrezione
avvolgerà l'universo.
Mio figlio è veramente il Messia,
mio figlio è il Re dei Re.





Alda Merini-Magnificat- Un incontro con Maria-Frassinelli

sabato 23 aprile 2011

mercoledì 30 marzo 2011

Vedere/Guardare

“Ma i loro disegni sono più convincenti, somigliano di più alla vita. Non disegnano come se vedessero la vita da un balcone di un minareto e senza badare alla prospettiva, come la chiamano loro, disegnano guardando dalla strada , o dalla stanza del principe, tutto insieme, il letto e la trapunta, il tavolo, lo specchio, la tigre, sua figlia, il denaro; disegnano tutto lo sai. Io non credo del tutto a quello che fanno, che il loro disegno tenti direttamente di imitare il mondo mi sembra un’inezia, mi offende. Ma i disegni fatti con questi metodi hanno un tale fascino! Disegnano tutto quello che l’occhio vede, come l’occhio lo vede. Loro disegnano quello che vedono, noi quello che guardiamo. Non appena vedi i loro disegni, capisci, con i metodi europei, che è possibile far durare il tuo volto fino alla fine del mondo. Il fascino di una cosa del genere è talmente forte che non solo i sarti, i macellai, i soldati, i preti, i droghieri di Venezia a farsi ritrarre, ma quelli di tutti i paesi europei. Perché una volta che vedi quei disegni, anche tu vuoi vederti così e credere di essere una creatura completamente diversa dagli altri, unica, speciale, con le tue peculiarità. I nuovi metodi permettono di disegnare l’uomo non come lo vede la mente, ma come lo vede l’occhio. In futuro, un giorno, tutti disegneranno così.”


Orhan PamuK-Il mio nome è rosso-Einaudi

venerdì 25 marzo 2011

POIEIN


 Il nome che porto come lo zaino del contrabbandiere                             
è di uno zio, lui Harry, Erri io. 
Nell'estate del sessantasei volevo diventare 
il legno di faggio di una sedia a sdraio 
dove posava il corpo illuminato a gocce la ragazza. 
Sono stato il due di spade e il niente di denari, 
operaio salariato e anche gratuito. 
Sono stato un lardo di malaria, 
dieci chili deposti a scolare su branda, 
un odore di gomma nelle ascelle, 
sette gradi di là dell'equatore e quarantuno in corpo. 
Lì denunciai un serpente verde sotto una pietra, 
l'hanno ucciso. Non ho avuto figli. 
Per complimento una donna mi ha detto: che bel sangue 
ti esce. 
Era rosso, rissoso, con le bollicine, ubriacato di ossigeno. 
Amo il la minore in musica, lo strapiombo in parete. 
Di tutta la macchina d'amore ho preferito i baci, 
il primo, quello dopo, qualche altro non contato. 
Molti amici in prigioni e negli esili 
scontano il novecento anche per me. 
Nell'orecchio è rimasto qualche sparo vicino. 
Alla mano basta una sera per dimenticare, 
il resto di me no.


Tessera-Erri De Luca