venerdì 7 settembre 2012

POIEIN






A te si giunge solo
attraverso di te. Ti aspetto.
Io certo so dove sono...
Ma non so dove sono stato
con te.
Lì mi hai portato tu.





P. Salinas

mercoledì 5 settembre 2012

La lettura...

La lettura trasformava il sogno in vita e la vita in sogno e poneva alla portata del piccolo uomo che ero l'universo della letteratura. Mia madre mi raccontò che le prime cose che io scrissi furono continuazioni delle storie che leggevo, perché mi dispiaceva che finissero, oppure volevo cambiarne il finale. E forse è ciò che ho fatto per tutta la vita senza saperlo, prolungare nel tempo, mentre crescevo, invecchiavo, le storie che riempirono la mia infanzia di passione e di avventure.



M. V. Llosa- Elogio della lettura e della finzione- Einaudi

Allora...

"Allora sarei stato capace di scrivere versi alla luna, e ti assicuro, la sera, sul ponte, quando c'erano i balli a bordo, la luna era talmente scenografica, era talmente mia. Ma a quel tempo io ero stupido, facevo dell'ironia sulla vita, non sapevo godere la vita che mi era data, e così ho perso l'occasione, e la vita mi è sfuggita." 


A. Tabucchi- Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa- Sellerio

martedì 4 settembre 2012

...l'acqua è stanca di essere un liquido.

«Peripezie dell’acqua»

Basta conoscerla abbastanza per capire che l’acqua è stanca di essere un liquido. Lo dimostra il fatto che appena si presenta l’opportunità si trasforma in ghiaccio o in vapore. Ma neanche cosí è soddisfatta, il vapore si perde in assurde divagazioni e il ghiaccio è goffo e grezzo, si sistema dove può e in genere serve solo a dare vivacità ai pinguini e al gin tonic. Perciò l’acqua preferisce la delicata neve, che l’aiuta ad avverare la sua speranza piú segreta: quella di fissare la forma di tutto ciò che non è acqua, le case, i prati, le montagne, gli alberi.
Penso che potremmo aiutare la neve nella sua ciclica ma effimera battaglia, e scegliere, per fare ciò, un albero, un nero scheletro sulle cui numerose braccia scende a insediarsi la replica bianca e perfetta. Non è facile, ma se in previsione di una nevicata segassimo il tronco in modo che l’albero si tenesse in piedi senza accorgersi di essere morto, come quel mandarino memorabilmente decapitato da un boia gentile, basterebbe aspettare che la neve replicasse l’albero in ogni suo dettaglio e quindi levarlo dal suo posto senza scuoterlo, con un lieve e perfetto spostamento.
Non credo che la forza di gravità riesca a far crollare il bianco castello di carte, tutto avverrebbe come una sospensione della volgarità e della routine, per un certo periodo di tempo un albero di neve sosterrebbe il sogno realizzato dell’acqua. Forse sarà un uccello a distruggerlo, o il primo sole del mattino lo spingerà verso il nulla con il suo tiepido dito. Sono esperienze che bisognerebbe tentare per far contenta l’acqua, cosí che torni a riempirci le brocche e i bicchieri con quella debordante allegria che per ora riserva solo ai bambini e ai passerotti.





Julio Cortázar- Carte inaspettate- Einaudi

lunedì 3 settembre 2012

Fortunato...


L'invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano, e in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro.

Carlos Ruiz Zafòn - Il gioco dell'angelo- Mondadori