mercoledì 6 febbraio 2013

Memories...

Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino. 

C'era una volta... 
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori. 
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. 
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze. 
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr'Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura. 
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce: 
- Questo legno è capitato a tempo: voglio servirmene per fare una gamba di tavolino. 
Detto fatto, prese subito l'ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo, ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina sottile, che disse raccomandandosi: 
- Non mi picchiar tanto forte! 
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia! 
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; apri l'uscio di bottega per dare un'occhiata anche sulla strada, e nessuno! O dunque?... 
- Ho capito; - disse allora ridendo e grattandosi la parrucca, - si vede che quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare. 
E ripresa l'ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno. 
- Ohi! tu m'hai fatto male! - gridò rammaricandosi la solita vocina. 
Questa volta maestro Ciliegia resta di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana.Appena riebbe l'uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento: 
- Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?... Eppure qui non c'è anima viva. Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, c'è da far bollire una pentola di fagioli... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se c'è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l'accomodo io! 
E cosi dicendo, agguantò con tutt'e due le mani quel povero pezzo di legno e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza. 
Poi si messe in ascolto, per sentire se c'era qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla! 
- Ho capito, - disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca, - si vede che quella vocina che ha detto ohi, me la sono figurata io! Rimettiamoci a lavorare. 
E perché gli era entrata addosso una gran paura, si provò a canterellare per farsi un po' di coraggio. 
Intanto, posata da una parte l'ascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, senti la solita vocina che gli disse ridendo: 
- Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo! 
Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato.



C. Collodi- Le avventure di Pinocchio-Storia di un burattino- Einaudi 

martedì 5 febbraio 2013

...un'apparizione


La donna non guarda verso di noi, guarda noi. Cerca lo sguardo di mia figlia e poi incrocia il mio. È un’apparizione sprigionatasi dal tappeto di foglie, una dea dei platani tiratasi in piedi di scatto dalla panchina, ma ora immobile, con entrambe le mani aggrappate alla tracolla della borsetta e due caviglie bianchissime punta- te in quel misero francobollo di terra. Chi sta guardando davvero? Per chi si è alzata? Mi volto indietro. Niente. Guardo in giro in cerca di un fotografo, di una troupe televisiva. No, quella non è una modella, o se lo è, non è qui per lavoro. Eppure non ha bambini con sé, né l’ho mai vista portarne. Chi sta aspettando? Cosa l’ha messa alle otto e mezza su quella panchina? Ovviamente non è venuta per te, mi sto dicendo quasi ad alta voce, mentre ormai ho sforato di un bel po’ i nove minuti e sento che la mano di Fiona prova a sgusciare con modi via via piú esasperati dalla mia. La donna si sta mordendo il labbro inferiore senza smettere di fissarmi. È come se volesse venirci incontro. Assurdo, lo so, però ogni mio gesto – io che sistemo la felpa nuova sulle braccine di Fiona, io che rispondo al saluto esagerato della maestra Tatiana, io che mi accuccio per avere piú vicino possibile l’odore di mia figlia, io che annuso a una spanna il pezzetto di pelle che avrei voluto baciare – tutto insomma, viene adulterato dall’irradiarsi di questa illusione. 


M. Covacich- Fiona- Einaudi





lunedì 4 febbraio 2013

Per parte mia...


Per parte mia, vi dico quello che voi potete immaginare ma di cui non potete essere certi visto che non mi conoscete: non assomiglio affatto a Nicolas Cage. Chiunque abbia sentito que- sta storia, alla fine tutti, nessuno escluso, mi hanno guardato a lungo e poi hanno concluso, tutti, che non assomiglio affatto a Nicolas Cage. Non c’era bisogno di dirmelo, davvero, eppure tutti, nessuno escluso, ci hanno tenuto a dirmelo. Che poi, vo- glio dire, non mi ha scambiato per Ralph Fiennes o De Niro, Di Caprio o Brad Pitt. No, solo Nicolas Cage, cioè la faccia cine- matografica dell’uomo medio. Ed è a questo punto che scopro la questione terribile che vive tra le righe di quel che ha immaginato il cinese. Che non è vero soltanto che per gli occidentali i cinesi sono tutti uguali, ma è vero anche il contrario. Anche per i cinesi gli occidentali sono tutti uguali.



F. Piccolo-  Allegro occidentale- Einaudi

venerdì 1 febbraio 2013

POIEIN


L’amore non è certo un sentimento
ma è quell’ossessivo ragionare
sul mistero del nostro apprendimento.
Apprendo la tua fac­cia e la mantengo
ma poi la perdo in un istante e la riprendo,
aggiungo e tolgo, mi accorgo
di ogni cam­bia­mento, funam­bolo pensiero
sem­pre sul punto di cadere
–amore non sostiene.


P. Cavalli - Sempre aperto teatro- Einaudi