venerdì 7 giugno 2013

POIEIN


Ciò che ho scritto di noi





Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole

ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
è la tua assenza
quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.





Nazim Hikmet Ran

giovedì 6 giugno 2013

...ma neanche

E in effetti, in quella mattina d'estate, l'alba dilagava nel cielo terso con tale sicurezza che perfino quei sobborghi senza ambizioni sembravano colti di sorpresa, finendo per cedere a una qualsiasi bellezza per cui non erano stati costruiti. C'erano dei bagliori ottimisti alle finestre, e l'erba poca brillava, dov'era, di un verde inaspettato. Passavano macchine, rare, e anche loro sembravano aver sospeso qualsiasi fretta particolare, come se stessero attraversando una tregua. L'uomo e la ragazza camminavano uno di fianco all'altra, ed era uno spettacolo strano perché quella ragazza era bella e l'uomo molto qualunque, oltre che vecchio. Si sarebbe penato a capirne la storia nel vederli, lei sui suoi tacchi alti, il passo sicuro, lui un po' curvo, con un set di asciugamani bianchi sotto il braccio. Forse un padre e una figlia, ma neanche.




A. Baricco - Tre volte all'alba - Feltrinelli

mercoledì 5 giugno 2013

...una sera di metà aprile

Giugiù era di bona famiglia, serio, educato, studiusu, faceva il terzo anno di Medicina a Palermo. Suo padre, don Antonio, che aveva giuste conoscenze, l'aveva fatto riformare alla visita di leva indove un medico appartato gli attrovò il core malandato assà. Invece Giugiù,almeno fino al momento che incontrò a Lulla, il core l'aveva sanissimo. Era stato fatto zito - e lui, figlio d'oro, aveva obbedito alla volontà paterna e materna- con una lontana cugina, una picciotteddra devota, canticchia grossa e con l'occhiali, che andava ogni jorno in chiesa. Nineta, accussì faceva di nome la promessa mogliere, dopo dù anni di zitaggio gli aveva primisso di vassalla non supera le labbra, ma allato. E po' era corsa in chiesa a confessarsi. E questa era stata la prima e l'ultima volta che la vacca del picciotto aveva toccato la pelle della zita. Perciò fu proprio per necessità di natura che Giugiù Firruzza, tenni e tenni fino a che non la tenne più, una sera di metà aprile s'arrisolvette a trasire, vrigognoso, dintra al portone della Pensione Eva.



A. Camilleri - La pensione Eva - Mondadori

martedì 4 giugno 2013

Temporeggiare...


Yoel sollevò l’oggetto dalla scaffale, e lo osservò da vicino. Gli dolevano gli occhi. L’agente
immobiliare pensò che non avesse sentito la domanda, e quindi la ripeté: “Vogliamo dare un’occhiata sul retro?”. Anche se aveva già deciso, Yoel non si affrettò a rispondere. Era abituato a prendere tempo prima di dare una risposta, anche se si trattava di domande semplici del tipo “come stai?” oppure “cosa hanno detto al telegiornale?”. Come se le parole fossero oggetti personali da quali non era bene separarsi.


A. Oz - Conoscere una donna - Feltrinelli

lunedì 3 giugno 2013

...il nostro problema

“Io sono fatto d’acqua. Non ve ne potete accorgere perché faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti d’acqua. Tutti quanti. Il nostro problema è che non solo dobbiamo andarcene in giro senza essere assorbiti dal terreno ma, anche, che dobbiamo guadagnarci da vivere”.


P. K. Dick - Confessioni di un artista di merda - Fanucci