venerdì 9 luglio 2010

POIEIN


Foto di William Willinghton



Dov'è quel vecchio suonatore Jones 
che giocò con la vita per tutti i novant'anni, 
fronteggiando il nevischio a petto nudo, 
bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti, 
né al denaro, né all'amore, né al cielo? 


La collina- Antologia di Spoon River-Edgar Lee Master- 
traduzione di Fernanda Pivano




Il suonatore Jones


In un vortice di polvere gli altri vedevan siccità,
a me ricordava la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore,
e allora perché coltivarla ancora, come pensarla migliore.
Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati
a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato.

Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato,
per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco.

E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare.

Finì con i campi alle ortiche, finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto.

Fabrizio De Andrè

giovedì 8 luglio 2010

L'animale morente

La copertina del libro sembra anticipare e racchiudere in sé, come in una sintesi, i temi delle pagine interne, raffigura il:"Nudo di donna" di Modigliani, cioè il vero animale morente della vicenda narrata, come si scoprirà alla fine. La storia è quella dell'ultra sessantenne David Kepesh, docente universitario di Practical Criticism, molto popolare per delle sue collaborazioni e apparizioni a programmi televisivi (alter ego antipatico di Roth), che ha una insana passione per le donne, in particolare, per le ragazze dei suoi corsi. Le seduce, ripetutamente, con la sola cautela di farlo a fine corso, quando le ha già valutate dal punto di vista accademico e quindi i loro rapporti, diciamo scolastici, sono chiusi definitivamente. E' uno spregiudicato, uno che si è fatto abbindolare dall'incoscienza e dal disimpegno puerile e irresponsabile degli anni sessanta. Questo, almeno, è ciò che pensa di lui suo figlio quarantaduenne, che, invece, ha sviluppato per contrappasso un'estrema attitudine all'impegno e alla responsabilizzazione di ogni comportamento, non riuscendo così a "godersela" proprio mai e finendo per dare la colpa di ogni sua sventura proprio al genitore. Kepesh,  al di là dell'aver interiorizzato il concetto che il matrimonio è la tomba dell'amore (con tutti i guasti che comporta una scelta di vita di questo tipo, imperniata sulla passione e sul desiderio), conosce molto bene le donne, ha anche affinato una discreta sensibilità nell'individuarne i profili psicologici e i caratteri, nell'accettare da ognuna il bello che vuole o può dargli, senza giudicare mai, forse persino con amore. Azzeccata è la descrizione, attraverso diversi "tipi" femminili, che Roth fa della rivoluzione sessuale nella bigotta america degli anni sessanta, belle sono le sue digressioni sull'arte, sulla musica e sulla letteratura che, pari merito con la passione per le donne, tengono vivo il protagonista, perchè la sua altro non è che una lotta impari e continua contro la morte. Anche l'irriducibile Kepesh finisce però col soccombere al desiderio di essere "legato", è talmente preso da Consuela (ennesima allieva, splendida ventiquattrenne cubana, dal corpo formidabile), l'unica che sente di non afferrare mai del tutto, da restarne soggiogato, e che diventerà una vera e propria ossessione per lui. I due si lasceranno con un pretesto banale, la mancata partecipazione alla festa di laurea della ragazza da parte dell'anziano professore sarà la causa della loro rottura; sarà come se quella circostanza rimettesse i tasselli a posto nel quadro della normalità, del socialmente accettabile, del buono e giusto e dell'opportuno, cosa che non li aveva mai interessati, veramente, prima e che diventerà, da quel momento, irrinunciabile per entrambi (forse inconsciamente percepivano la carica distruttiva di quella loro relazione). Seguiranno tre anni di strazio per il professore, egli lontano dalla sua Consuela soffrirà tremendamente pur deciso a non recuperare quel rapporto, perché rischierebbe di venirne travolto completamente. Sarà Consuela allora a ripresentarsi da lui la notte dell'ultimo dell'anno, l'ultimo anno del millennio, con una notizia tragica circa il suo stato di salute, lo riporterà così di nuovo nella sua vita (anche questa senza più gran senso, sul piano dell'amore, dopo la loro rottura), stavolta a posizioni ribaltate però, dei due sarà lei adesso quella con poca vita davanti e tutta la tragicità delle scelte fatte in questa prospettiva.


Philip Roth- L'animale morente- Einaudi

mercoledì 7 luglio 2010

...allo stato di musica


Lillian distolse lo sguardo, e ascoltò il jazz. Il jazz è la musica del corpo. Il respiro usciva dai tubi di alluminio e di rame, era il respiro del corpo, e i gemiti e i lamenti delle corde erano echi della musica del corpo. Erano le vibrazioni del corpo che si increspavano dalle dita. E il mistero del tema nascosto, noto solo ai musicisti, era come il mistero della nostra vita segreta. Diamo agli altri solo improvvisazioni periferiche. La trama e il tema della musica, come la trama e il tema della nostra vita, non si alchimizzano mai in parole, esistono solo allo stato di musica, agitano o intorpidiscono, esaltanti o disperanti, ma mai nominate.





Anais Nin, Seduzione del Minotauro-Fazi

martedì 6 luglio 2010

Cercatori di silenzio

"Oggi si da alla parola diverso una dimensione fisica o psichica limitata alla sfera affettiva, personale. I veri diversi, per mia esperienza, sono altri, e sono di sempre: sono i cercatori d’identità, propria e collettiva, e nazionale, e d’anima. Coloro che videro il cielo, e mai lo dimenticarono, che parlarono al di sopra dell’emozione, dove l’anima è calma. Che non credono, o credono poco, ai partiti, le classi, i confini, le barriere, le fazioni, le armi, le guerre. Che nel denaro non hanno posto alcuna parte dell’anima, e quindi sono incomparabili. Quelli che vedono il dolore, l’abuso; vedono la bontà o l’iniquità, dovunque siano, e sentono come dovere il parlarne. I cercatori di silenzio, di spazio, di notte, che è intorno al mondo, di luce, che è intorno al cuore. Questi diversi, che vorrebbero semplicemente dare il senso del segreto umano, e trovare, o indicare, il rapporto di dovere tra vita e vita, non dovrebbero, io penso, essere considerati scrittori moralistici o politici. Ma è quello che si fa, quando non hanno difesa di confratelli, e lo spazio per loro, nel paese, va vertiginosamente rimpicciolendo. È quello che si fa, se non hanno denaro proprio e, ripeto, sono fragili. A loro la vita viene sottratta con la sottrazione dell’altro – che ora parla altra lingua! E quando vorrà mostrare a che cosa, nel suo paese, e sotto gli occhi di tutti, sia ridotta la vita – discarica e ammazzatoio, dopo allevamento e oscuramento – lo si indicherà come guastatore e visionario. E del resto, poco per volta, facendo scendere su di lui, per ogni libro, la cappa del silenzio o, alzando i megafoni della distorsione, gli saranno tolte lentamente credibilità e fiducia – che pure esaltano e consolano le vite mutuate e asservite -, gli saranno tolti lecito guadagno e quella sempre sperata indipendenza; e sotto la spada della dipendenza, condotto a un cortile, un luogo di servitù e di silenzio dove vivono le minoranze – che impediscono gli affari – di tanti paesi, a lui toccherà, con l’indebolimento, un ben strano destino. Di credersi il peggiore e trovarsi, alla fine, dopo mille convulsioni di speranza e di dolore, d’accordo con quanti lo spinsero via e persuasero di essere un sognatore, con nulla o quasi da dire. E forse il castigo, forse non castigo – reale sanzione del nulla a color che onorarono la maestà del vivere e patire eterno -, fu l’indurli a credere che non vi era una maestà del vivere e del patire. Che la vita, semplicemente, onorava il “buon senso”: e il trionfo del “buon senso” su una qualsiasi fede, il piede pressato freddamente sul cuore del vinto, era in realtà tutto ciò che agli onesti, ai normali, Dio richiedeva."


Anna Maria Ortese- Corpo Celeste-Adelphy

lunedì 5 luglio 2010

Demoralizzati...

Ma il paese della Politica è il paese della Politica e dell'affermazione individuale e non quello dell'orgoglio nazionale. Ma il paese della Politica, si sa, tanto è geniale, più di ogni altro geniale nella politica, cioè nella mediazione, la trattazione, lo scambio delle merci, tanto è ignorante e sordo nella Morale di cui però si riempie la bocca.


Goffredo Parise-L'eleganza è frigida-Adelphi

domenica 4 luglio 2010