lunedì 31 dicembre 2012

venerdì 28 dicembre 2012

POIEIN


Liguria

Scarsa lingua di terra che orla il mare,
chiude la schiena arida dei monti;
scavata da improvvisi fiumi; morsa
dal sale come anello d'ancoraggio;
percossa dalla farsa; combattuta
dai venti che ti recano dal largo
l'alghe e le procellarie
- ara di pietra sei, tra cielo e mare
levata, dove brucia la canicola
aromi di selvagge erbe.
Liguria,
l'immagine di te sempre nel cuore,
mia terra, porterò, come chi parte
il rozzo scapolare che gli appese
lagrimando la madre.
Ovunque fui
nelle contrade grasse dove l'erba
simula il mare; nelle dolci terre
dove si sfa di tenerezza il cielo
su gli attoniti occhi dei canali
e van femmine molli bilanciando
secchi d'oro sull'omero - dovunque,
mi trapassò di gioia il tuo pensato
aspetto.

Quanto ti camminai ragazzo! Ad ogni
svolto che mi scopriva nuova terra,
in me balzava il cuore di Caboto
il dì che dal malcerto legno scorse
sul mare pieno di meraviglioso
nascere il Capo.

Bocconi mi buttai sui tuoi fonti,
con l'anima e i ginocchi proni, a bere.
Comunicai di te con la farina
della spiga che ti inazzurra i colli,
dimenata e stampata sulla madia,
condita dall'olivo lento, fatta
sapida dal basilico che cresce
nella tegghia e profuma le tue case.
Nei porti delle tue città cercai,
nei fungai delle tue case, l'amore,
nelle fessure dei tuoi vichi.
Bevvi
alla frasca ove sosta il carrettiere,
nella cantina mucida, dal gotto
massiccio, nel cristallo
tolto dalla credenza, il tuo vin aspro
- per mangiare di te, bere di te,
mescolare alla tua vita la mia
caduca.
Marchio d'amore nella carne, varia
come il tuo cielo ebbi da te l'anima,
Liguria, che hai d'inverno
cieli teneri come a primavera.
Brilla tra i fili della pioggia il sole,
bella che ridi
e d'improvviso in lagrime ti sciogli.
Da pause di tepido ingannate,
s'aprono violette frettolose
sulle prode che non profumeranno.

Le petraie ventose dei tuoi monti,
l'ossame dei tuoi greti;
il tuo mare se vi trascina il sole
lo strascico che abbaglia o vi saltella
una manciata fredda di zecchini
le notti che si chiamano le barche;
i tuoi docili clivi, tocchi d'ombra
dall'oliveto pallido, canizie
benedicente a questa atroce terra:
- aspri o soavi, effimeri od eterni,
sei tu, terra, e il tuo mare, i soli volti
che s'affacciano al mio cuore deserto.

Io pagano al tuo nume sacrerei,
Liguria, se campassi della rete,
rosse triglie nell'alga boccheggianti;
o la spalliera di limoni al sole,
avessi l'orto; il testo di garofani,
non altro avessi:
i beni che tu doni ti offrirei.
L'ultimo remo, vecchio marinaio
t'appenderei.

Chè non giovano, a dir di te, parole:
il grido del gabbiano nella schiuma
la collera del mare sugli scogli
è il solo canto che s'accorda a te.

Fossi al tuo sole zolla che germoglia
il filuzzo dell'erba. Fossi pino
abbrancato al tuo tufo, cui nel crine
passa la mano ruvida aquilone.
Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.

Camillo Sbarbaro

da PensieriParole

giovedì 27 dicembre 2012

Quando verrà?


Il tenerissimo Salve a voi, Machiavelli, «martire della libertà e apostolo della tirannide»! Se il buongiorno si vede dal mattino, vi ritrovo in gran forma.
Machiavelli Non lo nego. Ma ecco la questione. Com’è ovvio, la morte mi ha impedito di conoscere innumerevoli mirabilie del progresso, e di questo mi dolgo. Tuttavia devo ammettere che, fra tanti rimpianti, ho almeno un motivo di gioia. Grazie alla mia scomparsa, ho evitato di incappare nel trionfo di due materiali il cui abuso sta rovinando l’ecologia del pianeta: plastica e musica. La plastica, in tutti gli impieghi che potrebbero prevedere una qualche alternativa (dalle buste alle bottiglie); la musica, in tutte le sue forme di imposizione (dagli studi dentistici alle metropolitane). 

Il tenerissimo Vedo che non vi piace tergiversare, e partite lancia in resta.
alla specie umana, il secondo equivale a un semplice reato. Uno è un dono prescelto, l’altro una punizione subita.
Machiavelli È cosí. Appena sveglio, mi sono reso conto della fortuna che abbiamo noi quaggiú, negli Inferi, lontani da quelle due trovate infernali. Le odio entrambe, ma ammetto che tra loro corre una rilevante differenza. Infatti, mentre esiste un solo tipo di plastica (considerando come tale una sostanza non biodegradabile), abbiamo due distinti generi di musica: quella che siamo liberi di scegliere, e quella che siamo costretti a subire. Se il primo rappresenta uno tra i piú squisiti alimenti concessi alla specie umana, il secondo equivale a un semplice reato. uno è un dono prescelto. L'altro una punizione subita.

Il tenerissimo E quanto a plastica e musica, direi che siamo a posto.
Machiavelli Non del tutto. Per liquidare la questione come si conviene, lasciatemi citare almeno Kant.
Il tenerissimo Voi che citate Kant? Voi che apprezzate l’autore delle riflessioni Per la pace perpetua? Questa non me la sarei mai aspettata!
Machiavelli Cose che capitano, e poi il mio riferimento si limita a una paginetta. È un passo che condanna irrevocabilmente le arti dell’udito e dell’olfatto, colpevoli di imporre la loro presenza a soggetti non consenzienti:
Alla musica è propria quasi una mancanza di urbanità a causa della proprietà che hanno i suoi strumenti di estendere la loro azione sul vicinato, per cui essa si insinua e va a turbare la libertà di quelli che non partecipano all’intrattenimento [...] È pressappoco come del piacere che dà un odore che si spande lontano. Colui che tira fuori dalla tasca il suo fazzoletto profumato, tratta quelli che gli sono intorno contro la loro volontà.
Un brano che non esiterei a inserire nella nostra Costituzione.
Il tenerissimo Ottimamente! Sbrigata questa prima bagatella (poco piú che un arpeggio per il cantante d’opera, o un efficace stretching per l’atleta), su cosa eserciterete adesso la vostra vis polemica?
Machiavelli Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ma mi ritrovo un problema grosso come una casa: come è possibile che, nell’era della sensibilizzazione ecologica, si beva acqua racchiusa in contenitori di plastica? Come è possibile che il suo testimonial sia stato uno sportivo, naturista e Verde?
Il tenerissimo Sono d’accordo con voi su tutti i punti. E aggiungerei: quando verrà la volta 
dell’ossigeno a pagamento? 


V. Magrelli- Il Sessantotto realizzato da Mediaset- Un dialogo agli inferi- Einaudi





mercoledì 26 dicembre 2012

...lo vedevo


Non ho mai veduto i profeti del Vecchio Testamento, ma alla vista di quell’uomo prostrato dalla collera divina, ampiamente divaricato sopra un enorme orinale di porcellana, nascosto dietro l’infuriare delle spalle, dietro una cortina di disperati contorcimenti, sui quali ancor piú alta si levava la sua voce estranea e dura, compresi la collera divina di quei santi uomini.
Era un dialogo minaccioso come il linguaggio delle folgori. Il gesticolare delle sue braccia dilaniava il cielo, e nelle fenditure appariva il volto di Geova, gonfio di collera e vomitante maledizioni. Senza guardare lo vedevo, il terribile Demiurgo, disteso nelle tenebre come sul Sinai, le mani potenti appoggiate alla cornice delle tende, il viso enorme incollato ai vetri piú alti della finestra, sui quali si appiattiva il naso mostruo- samente carnoso.


B. Shulz - L'epoca geniale ed altri racconti- Einaudi

martedì 25 dicembre 2012