"Creare significa trasmettere le proprie sofferenze, significa volere che gli altri vi si immergano e le assumano su di sé, se ne impregnino e le rivivano. Ciò è vero per un poema, ciò può essere vero per il cosmo. Senza l'ipotesi di un dio febbrile, braccato, soggetto alle convulsioni, ebbro di epilessia, non si potrebbe spiegare quest'universo, che reca dovunque le tracce d'una bava originaria. E di questo dio non intuiamo l'essenza se non quando siamo noi stessi in preda a un tremito quale egli dovette provare al momento in cui lottava col caos. Pensiamo a lui con tutto ciò che in noi ripugna alla forma o al buon senso, con le nostre confusioni e il nostro delirio, lo raggiungiamo con implorazioni in cui ci smembriamo in lui e lui in noi, giacché egli ci è vicino ogni volta che in noi si spezza qualche cosa e che, a modo nostro, anche noi ci misuriamo col caos".
Disegnare e cucinare, nuovo workshop in Puglia, 3-9 maggio
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