Alice Della Rocca odiava la scuola di sci. Odiava la sveglia alle sette e
mezzo del mattino anche nelle vacanze di Natale e suo padre che a
colazione la fissava e sotto il tavolo faceva ballare la gamba
nervosamente, come a dire su, sbrigati. Odiava la calzamaglia di lana
che la pungeva sulle cosce, le moffole che non le lasciavano muovere le
dita, il casco che le schiacciava le guance e puntava con il ferro sulla
mandibola e poi quegli scarponi, sempre troppo stretti, che la facevano
camminare come un gorilla.
«Allora, lo bevi o no questo latte?» la incalzò di nuovo suo padre.
Alice ingurgitò tre dita di latte bollente, che le bruciò prima la lingua, poi l’esofago e lo stomaco.
«Bene. E oggi fai vedere chi sei» le disse.
E chi sono?, pensò lei.
P. Giordano- La solitudine dei numeri primi- Mondadori
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