lunedì 31 maggio 2010

Nostalgia

« L’intero corpo talvolta può dolere per la nostalgia di un abbraccio che non c’è più, soprattutto la mattina, nel momento in cui si aprono gli occhi, soprattutto la notte, nell’attimo prima di assopirsi.» 



 David Grossman-Col corpo capisco-Mondadori

venerdì 28 maggio 2010

giovedì 27 maggio 2010

Free Karma Food

Questo libro è molto particolare, è di genere cyberpunk, io lo definirei però "cyberpulp", dal momento che inizia con la descrizione di un furgoncino per le consegne di macelleria (quella tradizionale cui siamo ancora abituati) e si chiude con la macelleria del futuro ( nel 2025 ), anzi proprio con un dettagliato manuale di macellazione, solo che alle mucche e ai maiali, completamente estintisi a seguito della grande Moria ( non quella di Totò! ) e cioè di una quasi apocalisse, hanno sostituito l'uomo, che è rimasto il cibo più richiesto e servito nei fast food. Tutto ciò passando per un mondo globalizzato di individui da bestiario, fatto di cibo, di sangue, di fogne e di droghe di ogni tipo, dove l'umano è ridotto a corpo inteso come cibo, richiestissimo dal mercato mondiale. Non mancano messaggi di speranza, anche se da un'ottica completamente ribaltata rispetto ai canoni soliti, comunque validi anche in un mondo sull'orlo dell'abisso, tuttavia non si fa troppa fatica a credere possibile una tale deriva, in un futuro nemmeno poi così lontano.
Il ritmo del racconto è incalzante, il libro è tutta velocità, bisogna però stare attenti a non confondersi per non perdersi delle trovate interessanti e nella forma e nei contenuti. I precedenti del collettivo erano più coinvolgenti, almeno per i miei gusti, però sicuramente questo libro incuriosisce e molto!


Wu Ming5- Free Karma Food- Rizzoli

mercoledì 26 maggio 2010

Credono di essere felici...

Ho sentito il profumo che ha l'olio abbronzante quando è spalmato su oltre dieci tonnellate di carne umana bollente...Ho visto tramonti che sembravano disegnati al computer...
Ho visto un sacco di navi bianche veramente enormi...
Ho visto valigie fosforescenti e occhiali da sole con cordini fosforescenti e più di venti titpi di ciabatte infradito...
Ho visto una donna in lamè argentato che vomitava a getto dentro un ascensore di vetro...
In queste crociere extra lusso di massa c'é qualcosa d'insopportabilmente triste.


D.F.Wallace-Una cosa divertente che non farò mai più-Minimum Fax

martedì 25 maggio 2010

Io non so qual è...



E non posso dirtelo. Devi scoprirlo da te.
Sono come un libro che tu devi leggere.
Un libro non può leggersi da solo.
Non sa nemmeno qual è il suo argomento.
Io non so qual è il mio argomento...




 Christopher Isherwood-Un uomo solo-Adelphi

lunedì 24 maggio 2010

L'incipit

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti, Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino! » O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, Col libro capovolto, si capisce.Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così quando si era stanchi d’andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere; eppure ora l’idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura.




Italo Calvino-Se una notte d'inverno un viaggiatore-Mondadori

Ci sono anch'io !


Oggi 24 maggio 2010 alle ore 19,00 presso il Simposio (via dei Latini 11 ang. via degli Ernici 1-5 - San Lorenzo, Roma), ci sarà la presentazione dell'antologia sul tema del CORPO intitolata "Quando la pelle non ci separava", in cui sono presente anch'io con un mio testo, che uscirà in questi giorni per Perrone LAB.

Ospiti della serata: Pierfrancesco Matarazzo (autore di Il corpo -
http://perronelab.it/node/141) e Francesco Alibrandi (autore di Casello Casello 40 - http://perronelab.it/node/181)

Interverrà l'editore Giulio Perrone.



Questa è la copertina :

venerdì 21 maggio 2010

La risposta

Passarono un certo tempo a bere e mangiare e poi, di nuovo col tassì, tornarono in città, e d’un tratto la sfera sfolgorante di Parigi fu dinanzi a loro, e loro non sapevano che cosa farsene, proprio come succede a quelle persone che non hanno nulla in comune e si sono incontrate soltanto per caso. La notte si apriva dinanzi a loro come un deserto troppo luminoso.
E non sapevano piu che cosa farsene l’uno dell’altro, dopo avere con leggerezza dissipato l’esperienza essenziale che è data a un uomo e una donna. Cosi decisero per quella che è la risposta degli uomini del nostro tempo quando non sanno che cosa fare: andare al cinema.


Joseph Roth- La leggenda del santo bevitore-Adelphi

giovedì 20 maggio 2010

L'infinito viaggiare

L'infinito viaggiare è una raccolta di racconti, estratti, appunti, riflessioni e citazioni letterarie, essenzialmente un ricordarsi ( nel senso letterare di ripassarsi dalle parti del cuore ) della propria vita, che è la metafora, il paradigma per eccellenza del viaggio; Magris sembra volerci dire che, se si è fortunati o forse solo più abili, questo viaggio potrà essere infinito. Non si vive forse tutta la vita cercando di allontanare, il più possibile, la morte? Viviamo e viaggiamo e scriviamo, procedendo alla stessa maniera, in modo circolare, cercando cioè sempre di far ritorno a casa oppure in maniera lineare, riuscendo cioè a trovarci a casa ovunque, certi che nulla possiamo possedere davvero; intraprendere un viaggio, in ogni caso, ci fa diventare altro da noi e persone nuove, pur senza dover rinnegare mai chi siamo veramente, sia che procediamo per demolizione sia per costruzione nel nostro vivere/viaggiare/scrivere, che poi sono la stessa cosa. Bellissimo è il modo di narrare dell'autore, non barocco, molto lineare e molto coinvolgente. Non avevo preso l'idea della lunghissima introduzione al libro molto bene, ero prevenuta, però mi sono dovuta ricredere su tutta la linea. Magris ci porta per mano nella Spagna di Don Chischiotte, nella Foresta Nera col suo mondo fantastico, nelle sue terre d'origine, per poi farci attraversare tutto l'Est, in un tempo sospeso prima che cadesse il muro ( mostrandoci come il viaggio non sia un mero fisico passaggio per un posto, ma le sensazioni che lo accompagnano o addirittura lo precedono ), fino alla Norvegia, alla Cina , al Vietnam, al Medio Oriente, ancora così carico di mistero per noi e all'Australia. I posti sono solo il pretesto che l'autore sceglie per raccontarsi e raccontare del mare, della natura, dei fiumi, dell'umanità che ha interiorizzato e che, incontrare di nuovo qui o lì, fa riemergere e riaffiorare a galla. Quando ci si lascia alle spalle le certezze, più o meno consapevolmente, e si abbandonano gli atteggiamenti soliti, la sicurezza del quotidiano e le rigidità e chiusure che ne conseguono, quando si parte, insomma, per un viaggio, non importa verso quale destinazione anzi è completamente irrilevante, lo si fa con umiltà, con curiosità e un certo abbandono all'ignoto, alla possibilità, all'imprevisto, così accade di venire in contatto con cose bellissime, inattese e che ci mostrano la parte di noi forse più vera e più nascosta.
Bello questo libro, ricco, affascinante e molto istruttivo, lo consiglio!


Claudio Magris- L'infinito viaggiare- Mondadori

mercoledì 19 maggio 2010

POIEIN

Ballata delle donne


Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.



Edoardo Sanguineti

martedì 18 maggio 2010

Esercitare lo stupore

"Interrogare l’abituale. Ma per l’appunto ci siamo abituati. Non lo interroghiamo, non ci interroga, non ci sembra costituire un problema, lo viviamo senza pensarci, come se non contenesse né domande né risposte, come se non trasportasse nessuna informazione. Non è neanche più un condizionamento, è l’anestesia. Dormiamo la nostra vita di un sonno senza sogni. Ma dov’è la nostra vita? Dov’è il nostro corpo? Dov’è il nostro spazio?
Come parlare di queste “cose comuni”, o meglio, come braccarle, come stanarle, come liberarle dalle scorie nelle quali restano invischiate; come dar loro un senso, una lingua: che possano finalmente parlare di quello che è, di quel che siamo.
Forse si tratta di fondare finalmente la nostra propria antropologia: quella che parlerà di noi, che andrà a cercare dentro di noi quello che abbiamo rubato così a lungo agli altri. Non più l’esotico, ma l’endotico.
Interrogare quello che ci sembra talmente evidente da averne dimenticata l’origine. Ritrovare qualcosa dello stupore che potevano provare Jules Verne o i suoi lettori di fronte a un apparecchio capace di riprodurre e trasportare i suoni. Perché è esistito, questo stupore, e con esso, migliaia di altri, che ci hanno plasmato.
Ciò che dobbiamo interrogare, sono i mattoni, il cemento, il vetro, le nostre maniere a tavola, i nostri utensili, i nostri strumenti, i nostri orari, i nostri ritmi. Interrogare ciò che sembra aver smesso per sempre di stupirci. Viviamo, certo, respiriamo, certo; camminiamo, apriamo porte, scendiamo scale, ci sediamo intorno a un tavolo per mangiare, ci corichiamo in un letto per dormire. Come? Dove? Quando? Perché?
Descrivete la vostra strada. Descrivetene un’altra. Fate il confronto.



George Perec-L''infra-ordinario-Bollati Borighieri-traduzione di Roberta Del Bono

lunedì 17 maggio 2010

E' ora...

Aprì la finestra, si sporse. La pioggia come una lite, era cessata. La terra respirava calda e umida nel sonno. Goffe goccie cadevano dai vecchi alberi. D'un tratto, ella vide la sua vita come un uccello che passa da una gabbia all'altra, via via più grandi; e ciascuna gabbia, grazie alla relativa libertà che vi si gode, sembra, per un pò, essere senza limiti, senza sbarre. E' ora di uscire di nuovo. Lo sapeva, ma non lo disse a nessuno. Fissava il buio, e dimenticò se stessa. sotto la terra calpestata c'era un fecondo rimescolio, nel vecchio giardino. Sotto le pietre, in mezzo al fradiciume, ali palpitanti, mascelle alacri, deboli contorcimenti di mille piedi: tornavano tutti alla fame e alla riproduzione, per strisciare e pullulare e aprirsi mangiando la strada attraverso il festino.



Nadine Gordimer-Occasione d'amore- Feltrinelli

venerdì 14 maggio 2010

POIEIN


 Elogio dei piedi



Perché reggono l'intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.



Erri De Luca-Opera sull'acqua ed altre poesie-Einaudi

giovedì 13 maggio 2010

Il viaggio dell'elefante

Questo libro è una favola, scritta con lucidità e senso dell'ironia raffinatissimi, in uno stile ineccepibile, all'altezza, insomma, di un premio Nobel. L'idea del libro nasce da una cena in un ristorante, durante la quale Saramago nota delle statue di legno raffiguranti degli elefanti, scriverà proprio di un elefante per una decina di anni a venire e il risultato sarà questo libro favoloso. L'autore ci racconta di un singolare viaggio fatto dall'elefante Salomone, condotto dal suo accompagnatore Subhro e da un seguito di ufficiali, soldati semplici, cavalli, buoi, servitori e serviti, e per un certo tratto anche dall'arciduca d'Austria e dalla sua consorte, tutti partiti dal Portogallo per  attraversare la Spagna e poi, via mare, giungere fino in Italia,  facendo tappa a Piacenza, Verona, Mantova, Padova, per poi valicare ancora le alpi e giungere, finalmente, a Vienna. Qui deve arrivare l'elefante, è un bizzarro dono di nozze che Dom Joao terzo e sua moglie Caterina avevano pensato di fare al cugino austriaco Massimiliano, in fondo senza nemmno tanta convinzione. L'elefante era stato a Belèm per quasi due anni a vegetare insieme al suo accompagnatore, all'arrivo in Austria, dopo questo viaggio corale, nessuno dei personaggi sarà più lo stesso, a cominciare dal modo di chiamarsi, assistiamo pian piano allo sgretolarsi di ogni convenzione e ci viene confermato che la natura umana è davvero un labirinto. Alla fine di questo viaggio, anche avventuroso oltre che di grande fatica,  i nobili faranno la figura di rozzi e incolti, gli incolti dimostreranno una certa nobiltà d'animo e persino le bestie, in certi frangenti, dimostreranno di avere maggiore buon senso delle persone. Lucido e implacabile sulla condizione umana, mutevolissima, Saramago ci mostra  che tutti i pregiudizi sono destinati a sciogliersi come neve al sole, riesce ad essere sorpendentemente sagace e dissacrante anche in materia di religione e, visti i tempi, onore al merito. Un libro che ti apre gli occhi, ti fa pensare e ti diverte, cosa assolutamente non trascurabile, lo consiglio!


José Saramago- Il viaggio dell'elefante- Einaudi

mercoledì 12 maggio 2010

Senza tempo nè spazio

Era l’istante più felice della mia vita, e non me ne rendevo conto. Se l’avessi capito, se allora l’avessi capito, avrei forse potuto preservare quell’attimo e le cose sarebbero andate diversamente? Sì, se avessi intuito che quello era l’istante più felice della mia vita non mi sarei lasciato sfuggire una felicità così grande per nulla al mondo. Quell’istante prezioso che avvolse il mio corpo in un abbraccio profondo e sereno forse durò solo qualche secondo, è vero, ma la felicità di quel momento parve proseguire per ore, estendersi per anni. Era il 26 maggio 1975, un lunedì, all’incirca le tre meno un quarto: in quell’istante ebbi la sensazione che ci fossimo liberati da tutti gli opprimenti sensi di colpa, dal peccato, dal castigo e dal pentimento, e che il mondo si fosse sottratto alle leggi della gravità e del tempo. Baciai la spalla di Füsun, sudata per il caldo e il sesso, l’abbracciai dolcemente da dietro e penetrai dentro di lei, mordicchiandole l’orecchio sinistro. Per un lungo istante l’orecchino rimase quasi sospeso nell’aria e poi cadde. Quel giorno non notai quale forma avesse. Eravamo così felici che fingemmo di non accorgercene e continuammo a baciarci.




Orhan Pamuk-Il museo dell'innocenza-Einaudi



martedì 11 maggio 2010

Basta saperlo

"Lì in quel bar, spiando da dietro le mie falle un mondo di mia invenzione, pronunciai questa parola: schizofrenia.
L'aspetto e il suono di questa parola mi avevano affascinato per molti anni. Mi appariva e risuonava come una creatura umana che starnutisca in una bufera di scaglie di sapone.
Non sapevo nè so per certo di avere quella malattia. Sapevo e so questo: mi sto cacciando in un brutto pasticcio col non limitare la mia attenzione ai particolari della vita che rivestono un'importanza immediata e col rifiutarmi di credere in ciò in cui crede il mio prossimo."



Kurt Vonnegut-La colazione dei campioni-Feltrinelli

lunedì 10 maggio 2010

Ritornare

Ci saranno momenti di confusione e momenti di desiderio, e altri in cui la mia solitudine verrà alleviata solo dalle lacrime che, come uccellini bagnati, cadranno ad ammorbidire le mie labbra aride. Ma ci sarà consolazione e ci sarà bellezza, come l'amore di qualche fanciulla morta. Ci saranno risate soffocate e la quieta attesa della notte e una tenue paura dell'abbraccio avvolgente e derisorio della morte. E la notte verrà, e con essa i dolci oli delle mie marine, versati su di me da chi non ho abbandonato per inseguire i sogni della mia gioventù. E io sarò perdonato, per questo e per altro, per Vera Rivken e per l'incessante battere d'ali di Voltaire, affascinante uccello, e perché mi sono fermato a osservarlo e a sentirne il canto. Tutto mi sarà perdonato, quando farò ritorno alla mia terra sul mare.


 John Fante-Chiedi alla polvere-Einaudi

venerdì 7 maggio 2010

POIEIN

 
Marc Chagall-Innamorati al chiaro di luna

 

 

Sera di pioggia

 

Quando poi avrò smesso di camminare
e poi avrò tempo di coltivare
la rabbia e la gioia
quando poi sentirò odori e sapori
confusi nella sabbia
guarderò le mie scarpe e le mie ferite
urlerò ai lampioni
mi innamorerò dei taxi e dei taxisti
quando poi giocherò a scacchi con le molliche di pane
e giocherò con il resto del mondo
a Chemin de fer
ed i pugni si chiuderanno e si apriranno
come per segnalare che sono
ancora vivo
e quando poi i cavalli
saranno bianchi e verdi
e l’alba ed il tramonto
si stringeranno finalmente la mano
e le discese non saranno più risalite
e quando poi la gente senza amore
sarà sepolta dai debiti
quando io sarò nella mia stanza
sognando mio padre e mio figlio e
tutto quello che non c’è
Lei entrerà come un sogno
vestita di bleu
e come una carezza di miele dirà:
-Ciao…sono qui.-



Vincenzo Costantino Chinaski





giovedì 6 maggio 2010

Hanno tutti ragione.

E' il primo romanzo di Paolo Sorrentino, l'ho letto tutto d'un fiato e mi sono divertita ed emozionata dalla prima all'ultima pagina, senza soluzione di continuità. Che sappia raccontare storie non c'è dubbio, l'originalità  di Sorrentino sta però nel raccontarci la storia surreale di Tony Pagoda, il protagonista appunto, un improbabile cantante melodico (con una malsana invidia per Fred Bongusto), irriducibile cocainomane, marito e padre fallimentare nonché playboy da strapazzo, una persona quantomeno irritante, un autentico stronzo, insomma, che però nasconde, nemmeno poi tanto in fondo, una saggezza, una coerenza e una sensibilità insospettabili, che disarmano il lettore e che, contrariamente ad ogni previsione, lo portano a stare proprio dalla parte del protagonista, ad essere solidale con lui. Tony non si tira mai indietro anche quando sembra farlo, è nel gioco e gioca fino alla fine, un irriducibile come lo scarafaggio della copertina.
Sono bellissime le descrizioni di tipi umani al limite con l'orripilante ( qualunque sia il ceto cui appartengono, trasversale ne è la bruttura ), che risultano alla fine persino simpatici; si ha  l'impressione di stare di fronte ad un continuo e onesto scaricarsi la coscienza, come per fare un testamento spirituale, da parte di uno che però non crede a nulla e a nessuno e che, quindi, coscienza non ha e nemmeno sta per morire. Altrettanto belle sono le continue summe e considerazioni del protagonista, spicciole ma realistiche e condivisibili, ora sull'uomo, che come la coca- cola basta scuoterlo perché spruzzi sangue e sentimenti, ora sui sostantivi che annoiano mentre gli aggettivi seducono, oppure sull'arte che è più importante della vita ( e Tony odia i musei ), sulla bellezza che paralizza e inibisce addirittura il desiderio, sull'accettazione della vecchiaia, sul dolore e sul fatto che chi fuma lo conosce bene, sull'orgoglio, sull'amore ( non si direbbe ma Beatrice gli ha spezzato il cuore ), sul conformismo, sulla vita tutta e sull'ipotesi dell'esistenza di un creatore, che se c'è è un sadico. Commovente è l'amore per Napoli, una città, l'unica, ormai, ad avere "un minimo di senso con quell'apertura alata a mare, sterminata". A me questo libro è piaciuto molto, sarà anche perché sono oriunda del posto ma lo consiglio proprio, " mica si chè".



Paolo Sorrentino- Hanno tutti ragione- Feltrinelli

mercoledì 5 maggio 2010

In meno di un mese...

Ero innamorato di una certa Euridice. Ero innamorato di lei. Totalmente innamorato. Innamorato come un totano. Me ne resi conto solo quando mi lasciò, di punto in bianco. Accadde in un attimo. La tortura durò un mese, febbraio. Il primo febbraio: "Ti lascio". "Ma va’". "Vado, vado". "Scherzi?". "Mai stata così seria. Anche se mi dispiace". "Sarebbe come dire che non mi ami più?". "No, per amarti, purtroppo, ti amo. In fatto è che fino a ora ho sofferto solo io". "Avresti potuto dirmelo. Non me ne sono mai accorto". "Appunto. Ho sofferto per due. Non riesco più a reggerlo. Ti cedo la tua parte di dolore. Così soffriremo in due per la mia decisione". Febbraio ha ventotto giorni, ventinove negli anni bisestili. La prima settimana la spesi coprendo Euridice di insulti telefonici, la seconda umiliandomi pregandola di tornare, la terza cercai di farmene una ragione e smisi di chiamarla. Un silenzio totale, come un colpo sparato col silenziatore. La quarta cominciò a chiamarmi lei, così, un po’ per salvare la nostra amicizia e proteggerla dal nostro amore. Facevo il brillante cercando di recuperarla. Ogni due telefonate fingevo che non mi importasse più nulla di lei, in realtà non mi importava più nulla tranne che di lei. Sette giorni di parolacce, sette di "Ti prego", sette di "Io non chiamo, prendo appunti!", sette di "Com’è bello essere single. Come è buono il single malt!". Sette quattordici ventuno ventotto. Quello era un anno bisestile. Il ventinove febbraio mi resi conto di essermi perso.


Andrea G. Pinketts-Nonostante Clizia-Mondadori

martedì 4 maggio 2010

Dell'onestà intellettuale...quando manca.

 ...vogliono solo essere vivi, anche i migliori, quelli che costruiscono giustizia, progresso, libertà, futuro, anche per loro è una faccenda di sopravvivenza, vagli più vicino che puoi, se non ci credi, guarda come si muovono, chi hanno intorno, guardali e prova a immaginare come sarebbe la loro vita se per caso un giorno si svegliassero e cambiassero idea, semplicemente, cosa rimarrebbe di loro, prova ad estorcergli una risposta una che non sia un istintiva autolegittimazione, vedi se riesci anche una sola volta a sentirli pronunciare la loro idea con lo stupore e l'esitazione di uno che la scopre in quel momento e non con la sicurezza di uno che ti sta mostrando orgoglioso la devastante efficacia dell'arma che impugna, non farti fregare dall'apparente mitezza del tono, dalle parole che scelgono, astutamente miti, stanno lottando Gould, lottando con i denti per la sopravvivenza, per il cibo, la femmina, la tana, sono animali, e sono i migliori, capisci?, cosa puoi aspettarti di diverso dagli altri, dai piccoli mercenari dell'intelligenza, dalle comparse della grande lotta collettiva, dai piccoli guerrieri vili che sgraffignano detriti di vita ai margini del grande campo di battaglia, commoventi spazzini di salvezze irrisorie, ognuno con la sua ideina artificiale, il primario a caccia di finanziamenti per pagare il college dell figlio, il vecchio critico a lenire l'abbandono della sua vecchiaia con quaranta righe a settimana scagliate dove facciano un pò rumore, lo scienziato e il suo purè di vancouver con cui cibare di orgoglio moglie figli amanti, le penose comparsate in televisione dello scrittore che ha paura di scomparire tra un libro e l'altro, il giornalista che pugnala a casaccio in prima pagina per essere sicuro di esistere almeno per 24 ore ancora, stanno solo lottando, lo capisci?




Alessandro Baricco-City-Rizzoli

lunedì 3 maggio 2010

Recherche...

La vita scorre. Qualcosa muore, qualcos’altro nasce. E’ in noi, soltanto in noi, che tutto avviene, e sempre potremo creare i momenti d’oro. Anche quando io parlo di infelicità, povertà, di conflitto e lotta, di tormenti, scontri e tutto il resto - non dimenticare che in tutto questo ci sono cose preziose. Impossibile essere difeso da tutto quanto è atroce e avere piena coscienza solo degli altri momenti felici. I due aspetti vanno di pari passo. Ma preferisco che tocchi a me anzichè a te. Io posso sopportare qualsiasi cosa. Sono davvero forte e intrepido. Ma mi lascio viziare. Forse sono pigro, indolente. devo esserlo davvero, credo. E amo, amo, amo tutto ciò che questo comporta, tutto ciò che ferma l’orologio, che uccide il dovere, eccetera. E’ per questo che Rank mi esacerba, e con lui tutti gli altri dannati idioti professionisti che blaterano di adattamento. Tenetevelo, l’adattamento e quel che tenete in pugno - un bel pezzo liscio di macchinario. Niente dolore, nè gioia, solo un funzionamento perfetto - lavoro. E’ vita, questa? E’ questa la meta?




Anais Nin- Henry Miller-Storia di una passione-Bompiani