venerdì 29 marzo 2013

POIEIN





L'acqua è insegnata dalla sete.
La terra, dagli oceani traversati.
La gioia, dal dolore.
La pace, dai racconti di battaglia.
L'amore da un'impronta di memoria.
Gli uccelli, dalla neve.




E. Dickinson

giovedì 28 marzo 2013

La vita...

"Ci sono due cose che non puoi sceglierti, Ben. La prima sono i tuoi nemici. La secondala tua famiglia. A volte la differenza tra gli uni e l'altra è difficile da cogliere,, ma il tempo insegna che, in fin dei conti, le tue carte avrebbero sempre potuto essere peggiori. La vita, figlio mio, è come la prima partità di scacchi. Quando inizi a capire come si muovono i pezzi hai già perso."



c. R. Zafon - Il palazzo della mezzanotte - Mondadori






mercoledì 27 marzo 2013

A Pierpaolo, ovunque tu sia...

Tommy era lì davanti 
e sorrideva 
ma sul quel piatto di riso 
mi lasciava 
per non farsi capire 
parlò dei denti 
e che avevo bisogno 
di altri appuntamenti. 
Se l'hai messo vicino 
a un assassino 
toglilo di lì Signore. 
Tommy non aveva niente 
da sognare 
aveva già passato tutto 
il suo avvenire 
nel suo giardino degli alberi incrociati 
dove i dolori non sono segnati. 
Notte lunga notte breve 
notte impossibile per la neve 
notte nera come il mare 
notte che correvo senza mai arrivare. 
Ora facciamo due conti 
io e te Signore 
quel giorno Tommy tirò 
una corda al cielo 
poi non si vide più 
non c'era niente 
così metterla al collo 
gli sembrò divertente 
ma Tommy è smarrito 
così piccino 
che non puoi abbracciarlo... almeno. 
Fa che sia una notte breve. 
Fa che l'inverno gli sia lieve 
quando poi sarà il momento 
digli che io c'ero e non ho fatto in tempo. 
Dagli un attimo di madre 
contro i tuoi regolamenti 
fallo, tanto chi ti vede 
toglilo dai miei che ne ho già avuti tanti.



R. Vecchioni

martedì 26 marzo 2013

Maschere.

Ma qui fu lei che si mise a ridere.
"Buona notte!" gli gridò. E si avviò per il suo vialetto di casa. Quindi parve ricordarsi improvvisamente di qualcosa e tornò verso di lui, fissandolo piena di curiosità e di stupore: "Siete felice?" domandò. "Che cosa? Sono che?" gridò lui di rimando.
Ma la ragazza se n'era già andata, si allontanava correndo nel chiaro di luna. S'udì la porta della sua casa chiudersi dolcemente.
"Mi ha domandato se sono felice! Che razza di assurdità"
L'uomo smise di ridere.
[...]
Tenebre. No, non era felice. Non era felice. Si ripetè le parole mentalmente. Riconobbe che questa era veramente la situazione. Egli portava la sua felicità come una maschera e quella ragazza se n'era andata per il prato con la maschera e non c'era modo di andare a battere alla sua porta per riaverla.



R. Bradbury - Fahrenheit- Mondadori

lunedì 25 marzo 2013

...come un bel sentimento.

La pioggia per me é come un bel sentimento. Mi sento sempre a mio agio quando piove. È una liberazione. Sento che quello che c’è dentro trova il modo di uscire fuori e andare dappertutto. Più si sparge e più sto meglio. Quando c’è il sole è il contrario, l’acqua e il grigio tornano nella pancia fino a che non piove di nuovo.


Sarah Spinazzola - Il mio regalo sei tu - Marcos Y Marcos

venerdì 22 marzo 2013

POIEIN

Gianfranco Tassi - Donna allo specchio

Sguardo su se stesso




Poiché non vollero che fossi giovane, lo diventai.
Poiché dovevo impegnarmi a essere sofferente, mi apparecchiai gioie e piaceri.
Poiché la loro maggiore preoccupazione era mettermi di cattivo umore,
trovai il modo di fargli capire che non potevano essere più graditi di così.
Poiché mi instillarono paure e pignolerie, il coraggio rideva ed esultava intorno a me.
Proprio perché fui piantato in asso, imparai a dimenticarmi di me,
e mi lasciai andare a effimeri entusiasmi.
Tanto dissipai, eppure ero consapevole che ogni perdita è una vittoria,
e nessuno può ritrovare niente se prima non l’ha smarrito,
e rincontrare ciò che si è perso è una conquista più sublime di un possesso ininterrotto.
E mentre nessuno si interessava a me, fui io a fare la mia conoscenza,
e divenni medico garbato e comprensivo di me stesso.
Poiché nella vita ebbi degli avversari, attrassi anche degli amici,
e gli amici caddero, e perfino i nemici abbandonarono la loro inimicizia,
e Sfortuna è il nome dell’albero su cui crescono gli splendidi frutti della felicità.
Ciascuno porta con sé in tutte le cose il proprio percorso di vita: le peculiarità
che la nascita, le condizioni familiari e l’istruzione gli hanno dato;
e ha bisogno di essere salvato solo chi non riesce a fortificarsi mediante l’orgoglio.
Chi è in accordo con se stesso non ha necessità di alcun aiuto,
a meno che non gli capiti un incidente da doverlo trasportare all’ospedale.





R. Walser - traduzione di Pietro Carubbi





giovedì 21 marzo 2013

Necessità

Le mie grandi infelicità su questa terra sono state le infelicità di Heathcliff, e le ho conosciute e provate una per una fin dal principio: il mio pensiero dominante è lui. Se tutto dovesse perire, e lui rimanere, continuerei a esistere; ma se tutto rimanesse, e lui fosse annientato, l'universo per me non esisterebbe più. Non mi sentirei parte di esso. Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi. Il tempo lo cambierà, me ne rendo conto, come il vento spoglia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff assomiglia alle eterne rocce sotterranee. Una fonte di piacere di poca entità all'apparenza, ma necessaria.



E. Bronte - Cime tempestose - Garzanti





mercoledì 20 marzo 2013

Misteriosi sentimenti.

 Tra bagliori gialli come l’oro, ondeggia l’argento dei fusti e delle spighe, e le barbe di grano appuntite. Animate dai raggi del sole, le sottili e acuminate pagliuzze che crescono sulle spighe, frusciano sfregandosi tra loro. Precipitati per caso in quel mare d’oro, due verdi steli non ancora maturi formano un nitido contrasto che gli occhi accolgono a stento. Ragni rossi come il fuoco – della grandezza di un chicco di riso – si arrampicano, quali scintille prodotte da un fulmine improvviso, sulle acerbe spighe color giada. Oltre l’aia, un falcetto e una panca posti di traverso giacciono immobili e silenziosi. Le confuse impronte di piedi e le radici del grano sparse a terra ricordano la scena di un’antica battaglia pronta a rivelare, al visitatore di quello storico luogo, i misteri di un oscuro sentimento …



Mo Yan - L'uomo che allevava gatti- Einaudi -traduzione di Maria Rita Masci





martedì 19 marzo 2013

Come può essere

Quando il bambino era bambino, | se ne andava a braccia appese, voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, | e questa pozza, il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva di essere un bambino, per lui tutto aveva un'anima e tutte le anime erano un tutt'uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione, non aveva abitudini, sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via, aveva una vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande: "Perché io sono io e perché non sei tu? Perché sono qui e perché non sono li?Quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole è forse solo un sogno? Non è solo l'apparenza di un mondo davanti al mondo quello che vedo, sento e odoro? C'è veramente il male e gente veramente cattiva? Come può essere che io che sono io non c'ero prima di diventare? E che una volta io che sono io non sarò più quello che sono?



P. Handke - da  Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders

lunedì 18 marzo 2013

NOWHERE

No. Julián non amava parlare di sé o dei suoi libri. Non mi sembrò che fosse felice a Parigi; del resto, mi diede l’impressione di essere una di quelle persone che non possono essere felici da nessuna parte. In realtà, non l’ho conosciuto bene, lui non te lo permetteva. Era molto riservato e, a volte, sembrava che non provasse più alcun interesse per il mondo o per la gente. Secondo il signor Cabestany era molto timido e un po’ lunatico, ma io credo che Julián vivesse nel passato, prigioniero dei suoi ricordi. Julián viveva per se stesso e per i suoi libri, nelle storie dei suoi romanzi, come un recluso di lusso».




C.R. Zafòn - L'ombra del vento - Oscar Mondadori

venerdì 15 marzo 2013

POIEIN



Da gesti tanto minuti, 
- un fiore, un libro - 
vengono seminati i sorrisi
che sbocciano nell’ oscurità.



E. Dickinson






giovedì 14 marzo 2013

...anche il sole.

La luna e il sole- scultura lignea di D. Cretier
All’inizio questa situazione era perfetta, ci sentivamo un po’ pirati, e la sensazione magica di sfuggire al mondo ci permetteva di resistere.
Ma quando il grande sentimento amoroso si conferma oltre la prima esplosione, piomba come un piroscafo in una vasca da bagno.
Allora occorre spazio, sempre più spazio… La luna ci delizia ma desideriamo anche il sole.




M. Malzieu - La meccanica del cuore - Feltrinell
i

mercoledì 13 marzo 2013

...danzando per nessuno

Però com'eri bella alla finestra, con il grigio del cielo posato sulla guancia, il libro in mano, la bocca sempre un po ' avida, gli occhi indecisi. C ' era tanto tempo perduto in te, eri talmente il modello di ciò che avresti potuto essere sotto altre stelle, che prenderti fra le braccia e amarti diventava un compito fin troppo tenero, troppo prossimo all'opera di carità, e questo era l'inganno perché mi lasciavo trascinare dall'imbecille orgoglio dell'intellettuale che si crede attrezzato per capire ( piangendo un mar di calde lacrime? ma è semplicemente schifosa come espressione). Attrezzato per capire, fa venir voglia di ridere Maga. Senti, questo è soltanto per te, non andarlo a dire in giro. Maga, il modello vuoto, ero io, tu tremavi, pura e libera come una fiamma, come un fiume di mercurio, come il primo canto dell'uccello quando irrompe il giorno, ed è dolce dirtelo con le parole che ti affascinavano perché non credevi che esistessero fuori delle poesie, e che avessimo il diritto di usarle. Dove sei, dove andremo domani, due punti di un universo inspiegabile, vicino o lontano, due punti che creano una linea, due punti che si allontanano e si avvicinano arbitrariamente (per i grandi caratteri che avevano reso illustre il cognome dei Bueno de Guzmàn, ma quant'è pacchiano costui, Maga, come potevi andar oltre la pagina cinque...), ma non starò a spiegarti proprio adesso i cosiddetti movimenti browniani, naturalmente non voglio spiegarteli eppure noi due, Maga, componiamo una figura, tu un punto da qualche parte ed io, a una certa distanza, un altro, che si spostano, tu adesso in rue Huchette forse, io ora nella tua camera vuota mentre scopro questo romanzo, domani tu alla Gare de Lyon (se partirai per Lucca, amore) e io in rue du Chemin Vert, dove ho scoperto un vinello stupendo, e a poco a poco, Maga, comporremo una figura assurda, disegnando con i nostri movimenti una figura identica a quella che disegnano le mosche quando volano in una camera, da qui a là, un improvviso dietrofront, da là a qui, e questo è ciò che si chiama movimento browniano, capisci? un angolo retto, una linea ascendente, da qui a là, dal fondo in avanti, in su, in giù, spasmodicamente, frenando di colpo e ripartendo nello stesso attimo verso un altra direzione, e tutto ciò tesse un disegno, una figura, qualcosa d'inesistente come te e come me, come i due punti perdurti in Parigi che si muovono di qui in là, di là di qui, facendo il loro disegno, danzando per nessuno, neppure per loro stessi, una interminabile figura senza senso.


J. Cortàzar - Il gioco del mondo (Rayuela) - Einaudi

martedì 12 marzo 2013

...quando ormai era tardi

L’ultima volta che vidi Miguel Desvern o Deverne fu anche l’ultima volta che lo vide la moglie, Luisa, il che continua ad apparire strano e forse ingiusto, dal momento che lei era questo, sua moglie, e io ero invece una sconosciuta e non avevo mai scambiato con lui una sola parola. Non sapevo neppure il suo nome, lo seppi soltanto quando ormai era tardi, quando comparve la sua foto sul giornale, pugnalato e mezzo scoperto e sul punto di trasformarsi in un morto, ammesso che già non lo fosse per la sua stessa coscienza assente che non tornò piú a farsi presente: l’ultima cosa di cui si dovette render conto era che lo stavano accoltellando per sbaglio e senza motivo, cioè in maniera imbecille, e oltretutto una volta e poi ancora un’altra, senza via di scampo, non una sola, con l’intento di eliminarlo dal mondo e di scacciarlo senza dilazione dalla terra, seduta stante. Tardi per che cosa, mi domando. La verità è che lo ignoro.Solo che quando qualcuno muore, pensiamo che ormai si sia fatto tardi per qualunque cosa, per tutto – tanto piú per aspettarlo –, e ci limitiamo a darlo per cancellato.


J. Marìas - Gli innamoramenti - Einaudi

lunedì 11 marzo 2013

Se qualcuno avesse osato...

Tutti gli sguardi, tutti i desideri degli uomini che l'ammiravano - e non erano pochi - si fermavano lì, alla superficie di questa bellezza così compatta, così levigata, così resistente, senza mai tentare di spaccare quell'involucro per conoscere ciò che conteneva. ...lei sognava qualcuno che l'estraesse dal fodero della sua bellezza. E se era grande questa bellezza, altrettanto grande avrebbe dovuto essere la forza con cui avrebbe voluto misurarsi. La forza e la ferocia. Se qualcuno avesse osato, lui solo l'avrebbe restituita a se stessa, e solo così avrebbe raggiunto quel compimento di sè cui anelava con tutto il suo essere.



R. La Capria - Doppio misto- Mondadori

giovedì 7 marzo 2013

Il gioco magico...

Ero in quella metà della vita che chiamiamo "sogno", in una selva di palazzi di una città fangosa, tra le strade buie e i volti ancora più bui.
Ti ho incontrato mentre dormivo stanco della mia infelicità.

Capivo che avresti potuto amarmi anche se non fossi riuscito a diventare un altro; sapevo che dovevo accettarmi così com'ero, con la stessa rassegnazione che provo quando guardo la mia foto formato tessera; intuivo che era inutile affannarmi per mettermi nei panni di un altro; tutto questo in un sogno o in una favola.
Pareva che le vie buie o gli inquietanti palazzi che ci incombevano addosso si aprissero dinanzi a noi, che il nostro passare desse un senso a botteghe e marciapiedi.
Quanti anni sono passati da quando tu e io abbiamo scoperto perplessi il gioco magico che avremmo poi incontrato tante volte nella vita ?



O. Pamuk - Il libro nero - Einaudi

mercoledì 6 marzo 2013

L'angolo rosso...


Da bambino non m’interessavano i giocattoli. A quattro- cinque anni per divertirmi giravo per casa cercando di beccare il momento in cui mio nonno o mio zio si mettevano a smontare e pulire le armi. Le pulivano spesso, con cura e amore, perché ne avevano veramente tante. Mio zio diceva che le armi sono come le donne, se non le accarezzi abbastanza diventano troppo rigide e ti tradiscono.
Le armi a casa nostra, come in tutte le case siberiane, erano tenute in posti ben precisi. Le pistole chiamate «proprie», cioè quelle che i criminali siberiani portano sempre con sé, quelle che usano ogni giorno, vengono posate nell’«angolo rosso», dove sono appese le icone di famiglia, le foto dei parenti morti e di tutti coloro che stanno scontando una condanna in prigione. Sotto le icone e le foto c’è una specie di mensola, coperta con un pezzo di stoffa rosso, sulla quale di solito ci sono una decina di crocefissi siberiani. Quando un criminale entra in casa va subito nell’angolo rosso, si toglie la pistola e la posa sulla mensola, dopo si fa il segno della croce e mette un crocefisso sopra la pistola. Questa è un’antica tradizione che assicura che nelle case siberiane le armi non vengano utilizzate: se questo avvenisse, in quella casa non si potrebbe più vivere. Il crocefisso è una specie di sigillo, che si rimuove solo quando il criminale esce di casa.


N. Lilin - Educazione siberiana - Einaudi

martedì 5 marzo 2013

Andarsene...

Andarsene di casa senza destinazione, oltrepassare l'uscio senza un saluto. Darsi il coraggio assurdo di non tornare quella sera né un'altra a dormire, senza sapere dove, senza sapere invece. Contare i gradini delle scale abbandonate, ognuno profondo come un tuffo, andarsene con quel numero in testa. In tasca forse cinquemila lire, una sacca di ricambio scarso, avere dimenticato un secondo paio di mutande, però due golf di lana, nessun libro.


E. De Luca - Senza sapere invece- Nottetempo

lunedì 4 marzo 2013

Potessi...

...Mille volte buonanotte!
Mala le mille volte, invece, ora che mi viene a mancar la tua luce. L'amore corre incontro all'amore con la felicità con cui gli scolaretti fuggono dai loro libri, e all'incontro amore si separa da amore con quella medesima mestizia con che coloro si portano alla scuola...[...]
Che il sonno elegga sua dimora nei tuoi occhi, e scenda la pace nel tuo cuore! Ah, potessi essere io e il sonno e la pace per poter riposare tanto dolcemente!




W. Shakespeare - Romeo e Giulietta - Fabbri

venerdì 1 marzo 2013

POIEIN

L'elezzione der Presidente


Un giorno tutti quanti l’animali
sottomessi ar lavoro
decisero d’elegge un Presidente
che je guardasse l’interessi loro.
C’era la Società de li Majali,
la Società der Toro,
er Circolo der Basto e de la Soma,
la Lega indipendente
fra li Somari residenti a Roma;
e poi la Fratellanza
de li Gatti soriani, de li Cani,
de li Cavalli senza vetturini,
la Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte all’adunanza.
Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
de fasse elegge s’era messo addosso
la pelle d’un leone,
disse: - Bestie elettore, io so’ commosso:
la civirtà, la libbertà, er progresso…
ecco er vero programma che ciò io,
ch’è l’istesso der popolo! Per cui
voterete compatti er nome mio. -
Defatti venne eletto proprio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
e allora solo er popolo bestione
s’accorse de lo sbajo
d’avé pijato un ciuccio p’un leone! ...




Trilussa