venerdì 28 dicembre 2012

POIEIN


Liguria

Scarsa lingua di terra che orla il mare,
chiude la schiena arida dei monti;
scavata da improvvisi fiumi; morsa
dal sale come anello d'ancoraggio;
percossa dalla farsa; combattuta
dai venti che ti recano dal largo
l'alghe e le procellarie
- ara di pietra sei, tra cielo e mare
levata, dove brucia la canicola
aromi di selvagge erbe.
Liguria,
l'immagine di te sempre nel cuore,
mia terra, porterò, come chi parte
il rozzo scapolare che gli appese
lagrimando la madre.
Ovunque fui
nelle contrade grasse dove l'erba
simula il mare; nelle dolci terre
dove si sfa di tenerezza il cielo
su gli attoniti occhi dei canali
e van femmine molli bilanciando
secchi d'oro sull'omero - dovunque,
mi trapassò di gioia il tuo pensato
aspetto.

Quanto ti camminai ragazzo! Ad ogni
svolto che mi scopriva nuova terra,
in me balzava il cuore di Caboto
il dì che dal malcerto legno scorse
sul mare pieno di meraviglioso
nascere il Capo.

Bocconi mi buttai sui tuoi fonti,
con l'anima e i ginocchi proni, a bere.
Comunicai di te con la farina
della spiga che ti inazzurra i colli,
dimenata e stampata sulla madia,
condita dall'olivo lento, fatta
sapida dal basilico che cresce
nella tegghia e profuma le tue case.
Nei porti delle tue città cercai,
nei fungai delle tue case, l'amore,
nelle fessure dei tuoi vichi.
Bevvi
alla frasca ove sosta il carrettiere,
nella cantina mucida, dal gotto
massiccio, nel cristallo
tolto dalla credenza, il tuo vin aspro
- per mangiare di te, bere di te,
mescolare alla tua vita la mia
caduca.
Marchio d'amore nella carne, varia
come il tuo cielo ebbi da te l'anima,
Liguria, che hai d'inverno
cieli teneri come a primavera.
Brilla tra i fili della pioggia il sole,
bella che ridi
e d'improvviso in lagrime ti sciogli.
Da pause di tepido ingannate,
s'aprono violette frettolose
sulle prode che non profumeranno.

Le petraie ventose dei tuoi monti,
l'ossame dei tuoi greti;
il tuo mare se vi trascina il sole
lo strascico che abbaglia o vi saltella
una manciata fredda di zecchini
le notti che si chiamano le barche;
i tuoi docili clivi, tocchi d'ombra
dall'oliveto pallido, canizie
benedicente a questa atroce terra:
- aspri o soavi, effimeri od eterni,
sei tu, terra, e il tuo mare, i soli volti
che s'affacciano al mio cuore deserto.

Io pagano al tuo nume sacrerei,
Liguria, se campassi della rete,
rosse triglie nell'alga boccheggianti;
o la spalliera di limoni al sole,
avessi l'orto; il testo di garofani,
non altro avessi:
i beni che tu doni ti offrirei.
L'ultimo remo, vecchio marinaio
t'appenderei.

Chè non giovano, a dir di te, parole:
il grido del gabbiano nella schiuma
la collera del mare sugli scogli
è il solo canto che s'accorda a te.

Fossi al tuo sole zolla che germoglia
il filuzzo dell'erba. Fossi pino
abbrancato al tuo tufo, cui nel crine
passa la mano ruvida aquilone.
Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.

Camillo Sbarbaro

da PensieriParole

giovedì 27 dicembre 2012

Quando verrà?


Il tenerissimo Salve a voi, Machiavelli, «martire della libertà e apostolo della tirannide»! Se il buongiorno si vede dal mattino, vi ritrovo in gran forma.
Machiavelli Non lo nego. Ma ecco la questione. Com’è ovvio, la morte mi ha impedito di conoscere innumerevoli mirabilie del progresso, e di questo mi dolgo. Tuttavia devo ammettere che, fra tanti rimpianti, ho almeno un motivo di gioia. Grazie alla mia scomparsa, ho evitato di incappare nel trionfo di due materiali il cui abuso sta rovinando l’ecologia del pianeta: plastica e musica. La plastica, in tutti gli impieghi che potrebbero prevedere una qualche alternativa (dalle buste alle bottiglie); la musica, in tutte le sue forme di imposizione (dagli studi dentistici alle metropolitane). 

Il tenerissimo Vedo che non vi piace tergiversare, e partite lancia in resta.
alla specie umana, il secondo equivale a un semplice reato. Uno è un dono prescelto, l’altro una punizione subita.
Machiavelli È cosí. Appena sveglio, mi sono reso conto della fortuna che abbiamo noi quaggiú, negli Inferi, lontani da quelle due trovate infernali. Le odio entrambe, ma ammetto che tra loro corre una rilevante differenza. Infatti, mentre esiste un solo tipo di plastica (considerando come tale una sostanza non biodegradabile), abbiamo due distinti generi di musica: quella che siamo liberi di scegliere, e quella che siamo costretti a subire. Se il primo rappresenta uno tra i piú squisiti alimenti concessi alla specie umana, il secondo equivale a un semplice reato. uno è un dono prescelto. L'altro una punizione subita.

Il tenerissimo E quanto a plastica e musica, direi che siamo a posto.
Machiavelli Non del tutto. Per liquidare la questione come si conviene, lasciatemi citare almeno Kant.
Il tenerissimo Voi che citate Kant? Voi che apprezzate l’autore delle riflessioni Per la pace perpetua? Questa non me la sarei mai aspettata!
Machiavelli Cose che capitano, e poi il mio riferimento si limita a una paginetta. È un passo che condanna irrevocabilmente le arti dell’udito e dell’olfatto, colpevoli di imporre la loro presenza a soggetti non consenzienti:
Alla musica è propria quasi una mancanza di urbanità a causa della proprietà che hanno i suoi strumenti di estendere la loro azione sul vicinato, per cui essa si insinua e va a turbare la libertà di quelli che non partecipano all’intrattenimento [...] È pressappoco come del piacere che dà un odore che si spande lontano. Colui che tira fuori dalla tasca il suo fazzoletto profumato, tratta quelli che gli sono intorno contro la loro volontà.
Un brano che non esiterei a inserire nella nostra Costituzione.
Il tenerissimo Ottimamente! Sbrigata questa prima bagatella (poco piú che un arpeggio per il cantante d’opera, o un efficace stretching per l’atleta), su cosa eserciterete adesso la vostra vis polemica?
Machiavelli Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ma mi ritrovo un problema grosso come una casa: come è possibile che, nell’era della sensibilizzazione ecologica, si beva acqua racchiusa in contenitori di plastica? Come è possibile che il suo testimonial sia stato uno sportivo, naturista e Verde?
Il tenerissimo Sono d’accordo con voi su tutti i punti. E aggiungerei: quando verrà la volta 
dell’ossigeno a pagamento? 


V. Magrelli- Il Sessantotto realizzato da Mediaset- Un dialogo agli inferi- Einaudi





mercoledì 26 dicembre 2012

...lo vedevo


Non ho mai veduto i profeti del Vecchio Testamento, ma alla vista di quell’uomo prostrato dalla collera divina, ampiamente divaricato sopra un enorme orinale di porcellana, nascosto dietro l’infuriare delle spalle, dietro una cortina di disperati contorcimenti, sui quali ancor piú alta si levava la sua voce estranea e dura, compresi la collera divina di quei santi uomini.
Era un dialogo minaccioso come il linguaggio delle folgori. Il gesticolare delle sue braccia dilaniava il cielo, e nelle fenditure appariva il volto di Geova, gonfio di collera e vomitante maledizioni. Senza guardare lo vedevo, il terribile Demiurgo, disteso nelle tenebre come sul Sinai, le mani potenti appoggiate alla cornice delle tende, il viso enorme incollato ai vetri piú alti della finestra, sui quali si appiattiva il naso mostruo- samente carnoso.


B. Shulz - L'epoca geniale ed altri racconti- Einaudi

martedì 25 dicembre 2012

venerdì 21 dicembre 2012

giovedì 20 dicembre 2012

Com'era possibile?


 Non erano più gli adolescenti che in camera da letto si scambiavano spassosi segreti: dopo la morte dei genitori, non erano più nemmeno come fratelli. Ma Henry aveva un bisogno disperato di confidarsi con qualcuno. Carol sapeva solo dirgli che non doveva neanche pensarci a farsi operare, se questo significava correre il minimo rischio di lasciare i loro tre figli senza padre. La malattia era sotto controllo e a trentanove anni Henry restava un uomo arrivato da ogni punto di vista. Com’era possibile che questo avesse improvvisamente tanta importanza se ormai erano anni che di rado facevano l’amore con autentica passione? Lei non si lamentava, era una cosa che capitava a tutti: a quanto ne sapeva, non c’era un matrimonio che facesse eccezione. – Ma io ho solo trentanove anni, – ribatteva Henry. – Anch’io, – diceva lei, mostrandosi ragionevole e sicura per cercare di aiutarlo, – ma dopo diciotto anni non pretendo che il matrimonio sia ancora una torrida avventura sentimentale.
Era la cosa più crudele che Henry potesse immaginare, una donna che dice al marito: «Tanto, che bisogno abbiamo del sesso?» La disprezzò per averlo detto, la odiò con tanta fero- cia che decise mentalmente lì per lì di andare a parlare con Nathan. Odiava Carol, odiava Wendy, se Maria fosse stata a portata di mano avrebbe odiato anche lei.  



P. Roth- La Controvita- Einaudi

mercoledì 19 dicembre 2012

Perché a metà...


Avevano costruito la casa ai margini della foresta, orientata a sud per evitare che l’umidità del vento di marzo appesantisse la calura appena mitigata dall’ombra degli alberi.
Lasciò la frase in sospeso, mise da parte la macchina da scrivere e accese la pipa. Winnie. Come al solito il problema era Winnie. Appena cominciava a occuparsene la fluidità si congelava in una specie di
Quando è arrivata Winnie
Sospirando, cancellò in una specie di perché detestava le formule facili della lingua, e decise di non lavorare piú fino a dopo cena; presto sarebbero arrivati i bambini da scuola e bisognava occuparsi del loro bagno, di preparare la cena e aiutarli a
Perché a metà di un’elencazione cosí semplice c’era come un abisso, un’impossibilità di andare avanti? Non capiva, dato che aveva scritto paragrafi molto piú ardui che gli erano riusciti senza alcuno sforzo, come se in qualche modo fossero già pronti per incidere nel linguaggio. Naturalmente in questi casi la cosa migliore era
Scagliò lontano la penna, si disse che tutto diventava troppo astratto; i naturalmente, i in questi casi, la vecchia tendenza a fuggire dalle situazioni concrete. Aveva l’impressione di allontanarsi sempre piú dalle fonti, di mettere insieme dei cruciverba che a loro volta 
Chiuse bruscamente il quaderno e uscì nella veranda.
Impossibile lasciare quella parola, veranda.  


"Triunfo", Madrid, 6 giugno 1970


J. Cortàzar- Carte inaspettate- Einaudi





martedì 18 dicembre 2012

Con lui...


In preda a uno stato confusionale, Beard si convinse di aver trovato la moglie perfetta nel momento preciso in cui la stava perdendo. Quell’estate del 2000, Patrice aveva cambiato modo di vestirsi, si aggirava per casa diversa dal solito: jeans stretti scoloriti, sandali infradito, un vecchio golf rosa sopra una maglietta di cotone, capelli biondi tagliati corti, gli occhi azzurro chiaro improvvisamente più inquieti e più blu. Essendo di corporatura minuta, adesso sembrava una ragazzina. Dalle borse sgargianti con manici in corda lasciate vuote sul tavolo insieme alla carta ve- lina affinché lui le potesse trovare, dedusse che si stava comprando biancheria nuova da farsi levare di dosso da Tarpin. Con i suoi trentaquattro anni suonati, Patrice conservava la freschezza fruttata di una ventenne. Con lui non scherzava, né faceva moine, né lo sfotteva – il che sarebbe comunque stata una forma di comunicazione –; si limitava a perfezionare con metodo l’indifferenza lampante con la quale intendeva annientarlo.
  


I. McEwan- Solar- Einaudi

lunedì 17 dicembre 2012

Vi era dimestichezza...


 L’uno per l’altro sembravano essere di quelle perso- ne; e se anche apparivano stanchi, non ho mai colto in loro un gesto sdolcinato né impostato, neppure studiato, come quelli di certe coppie che vivono insieme da anni e si compiacciono nell’esibire quanto continuano a essere innamorate, come un merito che le rivalorizza o un ornamento che le abbellisce. Era piuttosto come se volessero risultarsi simpatici e piacersi prima di un possibile corteggiamento; o come se provassero tanta stima e affetto reciproci sin da prima del matrimonio, o anche di mettersi insieme, che in qualunque circostanza si sarebbero scelti spontaneamente – non per dovere coniugale, né per comodo, né per abitudine, neppure per lealtà – come compagno o accompagnatore, amico, interlocutore o complice, con la certezza che, qualunque cosa potesse accadere o verificarsi, o si dovesse raccontare o ascoltare, sarebbe stato sempre meno interessante o divertente con una terza persona. Senza di lei nel caso di lui, senza di lui nel caso di lei. Vi era dimestichezza, e soprattutto convinzione.



J. Marìas- Gli innamoramenti- Einaudi




   

venerdì 14 dicembre 2012

giovedì 13 dicembre 2012

Non c'è altro rimedio

«È così che muoiono le infanzie, quando i ritorni non sono più possibili perché i ponti tagliati inclinano verso l’instancabile acqua le travi sconnesse nello spazio estraneo. Non c’è allora altro rimedio che quello del serpente: abbandonar
e la pelle nella quale non entriamo più, lasciarla a terra, tra i cespugli, e passare all’età successiva. La vita è breve, ma in essa entra più di quel che siamo in grado di vivere».

J. Saramago- Di questo mondo e degli altri- Einaudi

mercoledì 12 dicembre 2012

...non possiamo prendercela col messaggero

«Era il mio piano A. Un piano magnifico. Purtroppo però nella realtà le cose non sempre vanno come si vorrebbe. A un certo punto della nostra vita, quando abbiamo veramente bisogno di risposte chiare, chi viene a bussare alla nostra porta d
i solito è qualcuno che ci porta cattive notizie. Non si può dire che sia sempre così, ma per esperienza so che il più delle volte la notizia è deludente. Il me
ssaggero porta la mano al berretto con l’aria di scusarsi, ma questo non rende più lieto il contenuto della lettera che ci consegna. Non è colpa sua. Non possiamo prendercela con lui. Non possiamo afferrarlo per il bavero e scuoterlo avanti e indietro. Il poveraccio non fa che svolgere onestamente il compito che gli è stato affidato. Da chi? Be’, dalla realtà. E per questo che noi esseri umani abbiamo bisogno di un piano B».




H. Murakami- L’arte di correre- Einaudi

martedì 11 dicembre 2012

...solo per amore del gioco

«Finché so che al mondo c’è qualcuno che fa dei giochi di prestigio solo per amore del gioco, finché so che c’è una donna che ama la lettura per la lettura, posso convincermi che il mondo continua… E ogni sera anch’io m’abbandono alla lettura, come quella lontana lettrice sconosciuta».







I. Calvino- Se una notte d’inverno un viaggiatore- Einaudi

lunedì 10 dicembre 2012

Tra i due estremi...


Le persone franche, le quali si vantano di non conoscere che un paio di emozioncelle e di star sempre salde ad ogni sorpresa, esprimono la vasta misura del loro coraggio impassibile dicendosi buone così per una partita a birilli come per sbudellare un uomo in duello. Tra i due estremi ci deve essere però un campo piuttosto vasto e variato. Senza osare di mettere Scrooge a quell’altezza, vorrei nondimeno farvi credere ch’egli era pronto a molte e strane apparizioni e che nulla, dalla vista di un bambino a quella di un rinoceronte, gli avrebbe recato un grande stupore.
Ora, l’essere preparato a tutto non volea mica dire ch’ei fosse preparato a niente; e per conseguenza, quando il tocco squillò e nessun’ombra apparve, ei fu preso da un violento tremore. Cinque minuti passarono, dieci, quindici, e niente veniva. Egli intanto, sempre giacente sul letto, si vedeva fatto centro di una gran luce rossastra, piovutagli sopra nel punto stesso in cui l’ora era battuta; la quale luce, non essendo altro che luce, era più spaventevole di una dozzina di spiriti, non potendo egli indovinare che cosa volesse dire e che ne uscirebbe. A momenti, lo pigliava il timore di essere egli stesso un caso interessante di combustione spontanea, senza aver neppure la consolazione di saperlo. Alla fine, però, incominciò a pensare - come voi ed io avremmo pensato subito, perché le persone estranee al caso sanno sempre egregiamente quel che si dovea fare nel tal caso e lo avrebbero fatto senz’altro - alla fine, dico, incominciò a pensare che l’arcana sorgente di cotesta luce spiritica potesse essere nella camera contigua; dalla quale infatti, seguendone i raggi, la si vedea scaturire. Preso da quest’idea, si alzò pianamente e se n’andò strascicando in pantoffole verso la porta.

C. Dickens - da "Il secondo dei tre spiriti"- Canto di Natale- Hoepli

venerdì 7 dicembre 2012

giovedì 6 dicembre 2012

Non bisogna...

Non mi garbava molto che il vecchio volesse sottrarsi così scherzosamente alle mie domande e accuse, e perciò lo guardai con aria di rimprovero. Egli si chinò, avvicinò le labbra, labbra ormai infantili, alla mia orecchia e vi sussurrò sommessamente: «Ragazzo mio, tu prendi troppo sul serio Goethe. Non bisogna prendere sul serio i vecchi già defunti: altrimenti gli si fa torto. A noi immortali non piace esser presi sul serio, ci piace scherzare. La serietà, caro mio, è una nota del tempo: nasce, te lo voglio confidare, dal sopravvalutare il tempo.
Anch'io una volta stimavo troppo il tempo e desideravo perciò di arrivare a cent'anni. Ma nell'eternità, vedi, il tempo non esiste; l'eternità è solo un attimo, quanto basta per uno scherzo».




H. Hesse- Il lupo nella steppa- Mondadori

mercoledì 5 dicembre 2012

Che sarà di voi?

Io, Telefassa, Europa, Argiope, Pasifae, Arianna, Fedra. Questi nomi ci parlano di un volto largo, purissimo, splendente, che rischiara da lontano, che rischiara tutti, come la luna. "Pallide e vaste figure, tremende, solitarie, cupe e desolate, amanti fatali, misteriose condannate alle infamie titaniche. Che sarà di voi? Quali saranno i vostri destini? Dove potranno celarsi i vostri temibili amori? Quali terrori, quali pietà ispirate, quali tristezze immense e stupefatte risvegliate nell'essere umano chiamato a contemplare tanta vergogna e orrore, tanti crimini e tanta sventura.


R. Calasso- Le nozze di Cadmo e Armonia- Adelphi

martedì 4 dicembre 2012

Preferendo leggere...

Ho giocato poco, preferendo leggere. Dentro i libri non era possibile immaginarsi grandi. Le storie erano immense, la mia lettura piccola in confronto. Molte cose neanche le capivo. I libri mi ribadivano la mia taglia minuscola. Ma qualcosa all'interno s'ingrandiva. Il medico diceva ch'era il fegato, che allora si curava con l'olio di merluzzo.
A me sembrava invece che aumentasse la capacità d'aria dei polmoni. La lettura di Stevenson mi ha gonfiato di aria di oceano. La poesia napoletana mi scioglieva la lingua. London mi ha insegnato la neve. Le storie delle stragi della guerra mi facevano rimbombare la vena della fronte.



E. De Luca- Il torto del soldato- Feltrinelli

lunedì 3 dicembre 2012

Chi ci faceva caso?

Stavano superando altri corpi sulla strada, nei fossi, sui marciapiedi, a dozzine, militari e civili. Il fetore era atroce e si insinuava tra le pieghe degli abiti. Il convoglio era entrato in un villaggio bombardato, o forse nella periferia di una cittadina: il posto era ormai un unico cumulo di macerie, perciò risultava impossibile stabilirlo. Chi ci faceva caso, comunque? Chi avrebbe mai potuto descrivere questo caos ricordando i nomi dei singoli paesi e le date da consegnare ai libri di storia? Per poi assumere un punto di vista razionale sulla vicenda, e incominciare a distribuire le colpe? Nessuno avrebbe mai saputo cosa significava essere stati qui.



I. McEwan - Espiazione- Einaudi