venerdì 30 settembre 2011

POIEIN

«Per aver mentito tanto si guadagnò un cielo
meschino, da rifare tutti i giorni.
Per aver tradito perfino il tradimento, lo amava
la gente perbene.
Esigeva virtù che non offriva
e sorrideva perché se ne dimenticassero.
Non visse. Lo vivevano, un corpo spietato
e una cagna assetata, Intelligenza.
Per non aver creduto in altro che nella bellezza, fu
un rifiuto tra i rifiuti,
ma guardava ancora il cielo.
E’ morto, per fortuna. Ce ne saranno
altri come lui».
J. Cortàzar-da "Ultimo round".

giovedì 29 settembre 2011

Si lavora nelle tenebre

“Ma, mio caro, pochissime cose giungono a compimento: che cos’è, in genere, la vita, se non una serie di episodi incompleti? Si lavora nelle tenebre, si fa quello che si può, si da quello che si ha. Il dubbio è la nostra passione e la nostra passione è il nostro retaggio… E’ il desiderio di sapere la fine che ci fa credere in Dio, o nella magia; credere almeno in qualcosa.”
 
T. Capote- Altre voci altre stanze-Garzanti

mercoledì 28 settembre 2011

Che siano...

«Non mi sembra inverosimile che in un certo scaffale dell’universo esista un libro totale; prego gli dèi ignoti che un uomo — uno solo, e sia pure da migliaia d’anni! — l’abbia trovato e l’abbia letto. Se l’onore e la sapienza e la felicità non sono per me, che siano per altri. Che il cielo esista, anche se il mio posto è all’inferno. Ch’io sia oltraggiato e annientato, ma che un istante, in un essere, la Tua enorme Biblioteca si giustifichi».

Jorge Luis Borges- La biblioteca di Babele-Mondadori

martedì 27 settembre 2011

Spietate analisi

La cosa più usuale a questo mondo, in questi tempi in cui tentenniamo alla cieca, è di scontrarci, svoltando l'angolo più vicino, con uomìni e donne nella maturità dell'esistenza e della prosperità, i quali, essendo stati ai diciott'anni, non solo le ridenti primavere dello stile, ma anche, e forse soprattutto, esuberanti rivoluzionari decisi a rovesciare il sistema dei padri e metterci al suo posto il paradiso, beh, della fraternità, si ritrovano ora, con una fermezza per lo meno uguale, impoltroniti in convinzioni e prassi che, dopo essere passate, per riscaldare e rendere più flessibili i muscoli, per una delle tante versioni  del conservatorismo moderato, hanno finito per sfociare nel più sfrenato e reazionario egoismo. In parole non tanto cerimoniose, questi uomini e queste donne, davanti allo specchio della propria vita, sputano tutti i giorni sulla faccia di quel che sono stati lo scaracchio di ciò che sono".


J.Saramago-Saggio sulla lucidità-Einaudi

lunedì 26 settembre 2011

Dignitosi e lucidi

Se dovessi rapinare la banca più sorvegliata d’Europa e potessi scegliere liberamente i miei compagni di malefatte, sceglierei senza dubbio un gruppo di cinque poeti. Cinque poeti veri, apollinei o dionisiaci, non importa, ma veri, vale a dire con un destino da poeti e una vita da poeti. Nessuno al mondo è più coraggioso di loro. Nessuno al mondo sa affrontare il disastro con più dignità e lucidità. Sono dei deboli, all’apparenza, lettori di Guido Cavalcanti e Arnaut Daniel, lettori del disertore Archiloco che attraversò un campo d’ossa, e lavorano nel vuoto della parola, come astronauti perduti su pianeti senza via di scampo, in un deserto dove non ci sono lettori né editori, solo costruzioni verbali o canzoni idiote cantate non da uomini ma da fantasmi.


R. Bolano- Tra parentesi-Adelphi

venerdì 23 settembre 2011

POIEIN

E. Schiele-Donna seduta
So solo quello che mi basta a stento
Per non sprecare i battiti del cuore
Perchè saper, sappilo, è un tormento:
è sempre chi più sa che ha più dolore.


Patrizia Valduga-Cento quartine-Einaudi





giovedì 22 settembre 2011

Quella laggiù...

Quella laggiù, dunque, quel vasto presepio di luci sparse tra macchie d'alberi dalle colline al mare, quell'immota distesa d'acqua nel grembo tra edifici e monti, in cui il Vesuvio verberava fuochi e le case barbagli d'oro vecchio, era Napoli. Provò impulso tenero. Così, senza motivi.

 

E. Striano- Il resto di niente-Avigliano

mercoledì 21 settembre 2011

...rivelano un uomo

Mille cose rivelano un uomo: il passo e l'intercalare, come mastica il cibo, come annoda il laccio delle scarpe, la maniera di impugnare la paletta nel gioco del ping pong e la posizione abituale nel dormire. Una debolezza, una compiacenza, un risentimento ci appaiono contraddittori quando è ancora incompleta la conoscenza che noi abbiamo dell'individuo, o che l'individuo ha di se stesso, in realtà essi sono sempre logici e naturali, come il grano che seminato fiorisce, sulla buona terra.

 

V. Pratolini-Cronaca familiare-Mondadori

martedì 20 settembre 2011

...quel silenzio

…Era stato un giorno di troppe parole, dette, gridate, ascoltate, lette, scritte, decifrate, e quel silenzio veniva come un soave soffio di piume. Immaginavo vagamente un remoto impiegato dell’ONU che in questi istanti, cravatta slacciata, stanco quanto noi, registrava il nostro appello a New York. Cosa ne avrebbe fatto? Dove lo avrebbe messo? In archivio? …Non ne seppi più niente, in ogni caso, e non ne parlai mai più con Einaudi e Bollati. Entrambi molto orgogliosi, ipersuscettibili alla magre figure, così senza dubbio se la mettevano: una figuraccia (anzi meno ancora, uno stupido intoppo) da dimenticare alla svelta, da rimuovere, operazione del resto facile dato che ne eravamo al corrente soltanto noi tre. Niente pubblico, niente figuraccia. 

 

 C. Fruttero-Mutandine di chiffon, memorie retribuite-Mondadori

lunedì 19 settembre 2011

Ma bisogna scegliere: o vivere o raccontare.

  • Ma bisogna scegliere: o vivere o raccontare. Per esempio quando ero ad Amburgo con quell'Erna di cui non mi fidavo e che aveva paura di me, menavo un'esistenza strana. Ma c'ero dentro, e non ci pensavo. Poi, una sera, in un piccolo caffè di San Pauli, ella mi lasciò per andare al lavabo, ed io rimasi solo. C'era un fonografo che suonava Blue Sky. Mi misi a raccontarmi quello ch'era avvenuto al mio sbarco. Mi dissi: “La terza sera, mentre entravo in un dancing chiamato la Grotta Azzurra, ho notato un pezzo di donna mezzo ubriaca. E quella donna è quella che attendo in questo momento, mentre ascolto Blue Sky, e che sta per tornare a sedersi alla mia destra e circondarmi il collo con le sue braccia”. Allora ho sentito acutamente che avevo un'avventura. Ma Erna è tornata, mi si è seduta accanto, m'ha circondato il collo con le braccia ed io l'ho detestata, senza saper bene il perché. Lo capisco ora: bisognava ricominciare a vivere e l'impressione dell'avventura era svanita.
    Quando si vive non accade nulla. Le scene cambiano, le persone entrano ed escono, ecco tutto. Non vi è mai un inizio. I giorni si aggiungono ai giorni, senza capo né coda, è un'addizione interminabile e monotona.


    J. P. Sartre-La Nausea- Mondadori

venerdì 16 settembre 2011

giovedì 15 settembre 2011

Lo sanno tutti.

Il vino parla.Lo sanno tutti. Guardati in giro.Chiedilo all'indovina all'angolo della strada, all'ospite che non è stato invitato alla festa di nozze,allo scemo del villaggio.Parla.E' ventriloquo.Ha un milione di voci.Scioglie la lingua, svela i segreti che non avresti mai voluto raccontare,segreti che non sapevi nemmeno di conoscere.Grida,declama,sussurra.Racconta grandi cose,progetti meravigliosi,amori tragici e tradimenti terribili.Ride a crepapelle.Soffoca piano una risata tra sé.Piange per i suoi stessi pensieri.Riporta alla mente estati di molto tempo fa e ricordi che è meglio dimenticare.

J.Harris-Vino, patate e mele rosse-Garzanti

mercoledì 14 settembre 2011

Non ha bisogno d'altro...

Avevo un posto da spedizioniere in un magazzino di ricambi per auto, e la paga bastava sì e no. Le mie uniche gioie erano mangiare, bere birra e andare a letto con Sarah. Non quel che si dice una gran vita, ma tocca accontentarsi. Sarah era bona. Tutto in lei parlava di sesso. L'avevo conosciuta a un party, sotto Natale, pei dipendenti del magazzino. Lei lavorava là da segretaria. Notai che nessuno le andava vicino, alla festa, e non riuscivo a capire perché. Non avevo mai visto una donna più sexy, e non è che facesse la stronza. Mi feci avanti, ci mettemmo a chiacchierare. Bellissima, era. Ma ci aveva un nonsoché di strano, negli occhi. Ti guardavano fisso fisso, senza battere le palpebre. Quando andò alla toilette, presi in disparte Harry il camionista.

"Di' un po', Harry," gli feci, "come va che nessuno si fa sotto, con Sarah?"

"E' una strega, amico mio, una vera strega."

"Ma le streghe non esistono, Harry. E' stato dimostrato. Quelle povere donne che mettevano al rogo ai tempi antichi, si trattava di un errore tremendo e crudele. Non esiste, la strega, né roba del genere."

"Magari, avranno bruciato un mucchio di donne ingiustamente, questo non lo so. Ma 'sta strega è 'na strega, dammi retta."

"Non ha bisogno d'altro, Harry, che di comprensione."

"Non ha bisogno d'altro," disse Harry, "che d'una vittima." 


C.Bukowski-Storie di ordinaria follia-Feltrinelli

lunedì 12 settembre 2011

...alla prima svolta.

Tutta la vicenda rafforzava in me quell'oscuro sentimento della vita come uno spreco di giorni, che, affiorando appena alla coscienza, m'aveva condotto a sbaraccare la mia comoda cuccetta, ad allontanarmi da compagni graditi, per sfuggire alla minaccia di vuotezza... e ritrovarmi l'inanità davanti alla prima svolta.

J.Conrad-La linea d'ombra-Einaudi

...qualche volto, qualche voce

Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita e, quale bava del grande Ragno, ci unisce in modo sottile a ciò che è prossimo, imprigionandoci in un letto lieve di morte lenta dove dondoliamo al vento. Tutto è noi e noi siamo tutto; ma a che serve questo, se tutto è niente? Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un’improvvisa ombra, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto, qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano: e poi la notte nella quale emergono senza senso i geroglifici infranti delle stelle.

F. Pessoa-Il libro dell'inquietudine-Feltrinelli

venerdì 9 settembre 2011

POIEIN

UNA FORGIA E UNA FALCE


Un minuto fa avevo le finestre aperte
e c’era il sole. Tiepide brezze
attraversavano la stanza.
(L’ho scritto anche in una lettera.)
Poi, sotto i miei occhi, si è fatto buio.
Il mare ha cominciato a incresparsi
e le barche da diporto che erano a pesca
hanno virato e sono rientrate, una flottiglia.
Il tintinnabolo sotto al portico è caduto
di colpo sotto una raffica. le cime degli alberi
tremavano. Il tubo della stufa cigolava e sbatteva
trattenuto dai tiranti.
Ho detto: "Una forgia e una falce”.
Certe volte parlo da solo, così.
Nomino certe cose:
argano, gomna limo, foglia, fornace.
Il tuo volto, la tua bocca, le tue spalle
ora sono per me inconcepibili!
Che fine hanno fatto? E’come se
li avessi sognati. I sassi che abbiamo portato
a casa dalla spiaggia se ne stanno lì
sul davanzale a raffreddarsi.
Torna a casa. Mi senti?
I miei polmoni sono pieni del fumo
della tua assenza.

R. Carver

giovedì 8 settembre 2011

Si attecchisce meglio dimenticando da dove si proviene.

Dice la leggenda che un angelo cancella al neonato il ricordo di quello che ha saputo in grembo. C'è da svuotare il sacco prima di nascere. I bambini dentro la placenta sanno tutto il passato, le lingue, le avventure, pericoli e mestieri. il loro scheletro è diventato pesce, rettile, uccello prima di fermarsi all'ultima stazione. Lo sforzo di espulsione dal corpo della madre serve a dimenticare. La rottura delle acque apre il varco che subito dietro si richiude, dopo il tuffo nel vuoto. Così è il mondo per chi viene da un grembo. Il salto nell'asciutto produce azzeramento di tutta la sapienza accumulata nel sacco di placenta. Si attecchisce meglio dimenticando da dove si proviene.


E. De Luca-E disse-Feltrinelli

mercoledì 7 settembre 2011

Perchè no...

Nella scrittura c'è un che di impegnativo, un maggior giudizio su se stessi, vi si aggiungerà una forma. Inoltre: forse lo scrivere mi darà davvero sollievo. Oggi, per esempio, mi opprime particolarmente un antico ricordo. Mi è tornato chiaramente alla memoria già alcuni giorni fa e da allora è rimasto con me, come un fastidioso motivo musicale che non vuol lasciarti in pace. Eppure bisogna sbarazzarsene. Di simili ricordi ne ho a centinaia; ma di tanto in tanto dal centinaio se ne stacca uno e mi opprime. Per qualche motivo credo che, se lo annoterò, mi lascerà in pace. E perché non provare?

 F. Dostoevskij-Memorie dal sottosuolo-Garzanti

martedì 6 settembre 2011

Questa annulla tutte le precedenti.

Una speranza si costruì una casa e sulla pietra d'entrata fece incidere la scritta:"Benvenuti coloro che giungono a questa soglia".
Un fama si costruì una casa e non fece incidere niente.
Un cronopio si costruì una casa e,fedele alla tradizione, sistemo nel portico una serie di lastre che comprò e che fece intagliare appositamente. La sistemazione delle pietre era stata studiata in modo che le si potesse leggere una dopo l'altra. La prima diceva:"Benvenuti coloro che giungono a questa soglia": La seconda diceva:"La casa è piccola,ma il cuore grande": La terza diceva:"L'ospite è il calore del focolare": La quarta diceva: "Quel che è mio è tuo". La quinta diceva:"Questa annulla tutte le precedenti. Fila via,bastardo".


 J.Cortazàr- Storie di cronopios e di famas-Einaudi

lunedì 5 settembre 2011

...l'ha mandata san Gennaro

Perché uno per tutta la vita vorrebbe essere ragazzo, mica uno scherzo invecchiare. Non credo proprio. Comunque, bisogna pur sbrigarla la pratica dell’esistenza. A forza di derapate lente.
Niente, io sono uno di quelli che, per ingordi di etichette deficienti, viene definito “un cantante da night”. Però io non sono un’etichetta. Io sono un uomo. Ma che dire, col senno di poi, non era meglio essere un’etichetta?
Mi sconfinfero in questo lussuoso camerino grande quanto il salone della mia casa napoletana, con questi velluti rossi che mi stonano l’esistenza, mentre aspetto di tenere il concerto più importante di questa mia sontuosa carriera che, tutti lo sanno, ho costruito pezzetto pezzetto. Mi inginocchio e cerco di arginare l’acqua minerale che scalpita per risalire dallo stomaco al catino, segno della croce, mani congiunte, grassocce e farcite di anelli d’oro. I palmi si attaccano come calamite sudaticce. Sono fradicio di me stesso, adesso.
Prego, spodestando i lontani ricordi della prima comunione, ma niente, neanche un modesto Pater Noster. D’altro canto, la cocaina, se te la fai per lungo tempo tutti i santi giorni, te la massacra la memoria, altro che, e non solo quella. E io la coca me la prendo allegramente, senza tregua, da vent’anni. Poi ti racconti che non è così, nel quartiere della mente consideri la memoria un reduce resistente, aggredisci l’evidenza, è calata la suggestione, un sipario di polvere. Lo stupore, anche, ma sono bagliori rallentati. Il fetore della novità, ad un tratto.
È così che ti cominciano dei dolori atroci, succhi ai limiti e ti ritrovi distrattamente davanti, moscia e genuflessa, la tua anima. Questo monumento invisibile.
Ma mica la cavi fuori così una preghierina, macché, però mi ricordo una frase che dissi una volta ad una giornalista con le tette non c’è male:
“Se a Sinatra la voce l’ha mandata il Signore, allora a me, più modestamente, l’ha mandata san Gennaro”, questo dissi. A quei tempi ero in vena di presunzioni a macchia di leopardo. E se mi va bene questo concerto lo posso essere anche adesso un bel presuntuoso.


Paolo Sorrentino-Hanno tutti ragione-Feltrinelli

venerdì 2 settembre 2011

La maniera giusta...


POIEIN

Donna con l'onda-Gustave Courbet
E Dio mi fece donna.



E Dio mi fece donna,
con capelli lunghi,
occhi,
naso e bocca di donna.
Con curve
e pieghe
e dolci avvallamenti
e mi ha scavato dentro,
mi ha reso fabbrica di esseri umani.
Ha intessuto delicatamente i miei nervi
e bilanciato con cura
il numero dei miei ormoni.
Ha composto il mio sangue
e lo ha iniettato in me
perché irrigasse tutto il mio corpo;
nacquero così le idee,
i sogni,
l’istinto
Tutto quel che ha creato soavemente
a colpi di mantice
e di trapano d’amore,
le mille e una cosa che mi fanno donna
ogni giorno
per cui mi alzo orgogliosa
tutte le mattine
e benedico il mio sesso.


Gioconda Belli

giovedì 1 settembre 2011

La cosa più bella...

Per prendere confidenza con una città straniera
è necessario disporre di un luogo appartato,

un luogo su cui si può contare e dove si può restare soli

quando la confusione delle voci nuove e incomprensibili diventa troppo grande.

Questo luogo ha da essere tranquillo e silenzioso,

nessuno deve vederci quando in esso cerchiamo riparo,

e neanche quando poi decidiamo di lasciarlo.

La cosa più bella è sparire in un vicolo senza uscita,

fermarsi davanti a un portone
di cui si ha la chiave in tasca,

e aprirlo senza che anima viva ci possa sentire.
Si entra nel fresco della casa
e ci si chiude la porta alle spalle.


Elias Canetti- Le voci di Marrakech-Gli Adelphi