venerdì 28 dicembre 2012

POIEIN


Liguria

Scarsa lingua di terra che orla il mare,
chiude la schiena arida dei monti;
scavata da improvvisi fiumi; morsa
dal sale come anello d'ancoraggio;
percossa dalla farsa; combattuta
dai venti che ti recano dal largo
l'alghe e le procellarie
- ara di pietra sei, tra cielo e mare
levata, dove brucia la canicola
aromi di selvagge erbe.
Liguria,
l'immagine di te sempre nel cuore,
mia terra, porterò, come chi parte
il rozzo scapolare che gli appese
lagrimando la madre.
Ovunque fui
nelle contrade grasse dove l'erba
simula il mare; nelle dolci terre
dove si sfa di tenerezza il cielo
su gli attoniti occhi dei canali
e van femmine molli bilanciando
secchi d'oro sull'omero - dovunque,
mi trapassò di gioia il tuo pensato
aspetto.

Quanto ti camminai ragazzo! Ad ogni
svolto che mi scopriva nuova terra,
in me balzava il cuore di Caboto
il dì che dal malcerto legno scorse
sul mare pieno di meraviglioso
nascere il Capo.

Bocconi mi buttai sui tuoi fonti,
con l'anima e i ginocchi proni, a bere.
Comunicai di te con la farina
della spiga che ti inazzurra i colli,
dimenata e stampata sulla madia,
condita dall'olivo lento, fatta
sapida dal basilico che cresce
nella tegghia e profuma le tue case.
Nei porti delle tue città cercai,
nei fungai delle tue case, l'amore,
nelle fessure dei tuoi vichi.
Bevvi
alla frasca ove sosta il carrettiere,
nella cantina mucida, dal gotto
massiccio, nel cristallo
tolto dalla credenza, il tuo vin aspro
- per mangiare di te, bere di te,
mescolare alla tua vita la mia
caduca.
Marchio d'amore nella carne, varia
come il tuo cielo ebbi da te l'anima,
Liguria, che hai d'inverno
cieli teneri come a primavera.
Brilla tra i fili della pioggia il sole,
bella che ridi
e d'improvviso in lagrime ti sciogli.
Da pause di tepido ingannate,
s'aprono violette frettolose
sulle prode che non profumeranno.

Le petraie ventose dei tuoi monti,
l'ossame dei tuoi greti;
il tuo mare se vi trascina il sole
lo strascico che abbaglia o vi saltella
una manciata fredda di zecchini
le notti che si chiamano le barche;
i tuoi docili clivi, tocchi d'ombra
dall'oliveto pallido, canizie
benedicente a questa atroce terra:
- aspri o soavi, effimeri od eterni,
sei tu, terra, e il tuo mare, i soli volti
che s'affacciano al mio cuore deserto.

Io pagano al tuo nume sacrerei,
Liguria, se campassi della rete,
rosse triglie nell'alga boccheggianti;
o la spalliera di limoni al sole,
avessi l'orto; il testo di garofani,
non altro avessi:
i beni che tu doni ti offrirei.
L'ultimo remo, vecchio marinaio
t'appenderei.

Chè non giovano, a dir di te, parole:
il grido del gabbiano nella schiuma
la collera del mare sugli scogli
è il solo canto che s'accorda a te.

Fossi al tuo sole zolla che germoglia
il filuzzo dell'erba. Fossi pino
abbrancato al tuo tufo, cui nel crine
passa la mano ruvida aquilone.
Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.

Camillo Sbarbaro

da PensieriParole

giovedì 27 dicembre 2012

Quando verrà?


Il tenerissimo Salve a voi, Machiavelli, «martire della libertà e apostolo della tirannide»! Se il buongiorno si vede dal mattino, vi ritrovo in gran forma.
Machiavelli Non lo nego. Ma ecco la questione. Com’è ovvio, la morte mi ha impedito di conoscere innumerevoli mirabilie del progresso, e di questo mi dolgo. Tuttavia devo ammettere che, fra tanti rimpianti, ho almeno un motivo di gioia. Grazie alla mia scomparsa, ho evitato di incappare nel trionfo di due materiali il cui abuso sta rovinando l’ecologia del pianeta: plastica e musica. La plastica, in tutti gli impieghi che potrebbero prevedere una qualche alternativa (dalle buste alle bottiglie); la musica, in tutte le sue forme di imposizione (dagli studi dentistici alle metropolitane). 

Il tenerissimo Vedo che non vi piace tergiversare, e partite lancia in resta.
alla specie umana, il secondo equivale a un semplice reato. Uno è un dono prescelto, l’altro una punizione subita.
Machiavelli È cosí. Appena sveglio, mi sono reso conto della fortuna che abbiamo noi quaggiú, negli Inferi, lontani da quelle due trovate infernali. Le odio entrambe, ma ammetto che tra loro corre una rilevante differenza. Infatti, mentre esiste un solo tipo di plastica (considerando come tale una sostanza non biodegradabile), abbiamo due distinti generi di musica: quella che siamo liberi di scegliere, e quella che siamo costretti a subire. Se il primo rappresenta uno tra i piú squisiti alimenti concessi alla specie umana, il secondo equivale a un semplice reato. uno è un dono prescelto. L'altro una punizione subita.

Il tenerissimo E quanto a plastica e musica, direi che siamo a posto.
Machiavelli Non del tutto. Per liquidare la questione come si conviene, lasciatemi citare almeno Kant.
Il tenerissimo Voi che citate Kant? Voi che apprezzate l’autore delle riflessioni Per la pace perpetua? Questa non me la sarei mai aspettata!
Machiavelli Cose che capitano, e poi il mio riferimento si limita a una paginetta. È un passo che condanna irrevocabilmente le arti dell’udito e dell’olfatto, colpevoli di imporre la loro presenza a soggetti non consenzienti:
Alla musica è propria quasi una mancanza di urbanità a causa della proprietà che hanno i suoi strumenti di estendere la loro azione sul vicinato, per cui essa si insinua e va a turbare la libertà di quelli che non partecipano all’intrattenimento [...] È pressappoco come del piacere che dà un odore che si spande lontano. Colui che tira fuori dalla tasca il suo fazzoletto profumato, tratta quelli che gli sono intorno contro la loro volontà.
Un brano che non esiterei a inserire nella nostra Costituzione.
Il tenerissimo Ottimamente! Sbrigata questa prima bagatella (poco piú che un arpeggio per il cantante d’opera, o un efficace stretching per l’atleta), su cosa eserciterete adesso la vostra vis polemica?
Machiavelli Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ma mi ritrovo un problema grosso come una casa: come è possibile che, nell’era della sensibilizzazione ecologica, si beva acqua racchiusa in contenitori di plastica? Come è possibile che il suo testimonial sia stato uno sportivo, naturista e Verde?
Il tenerissimo Sono d’accordo con voi su tutti i punti. E aggiungerei: quando verrà la volta 
dell’ossigeno a pagamento? 


V. Magrelli- Il Sessantotto realizzato da Mediaset- Un dialogo agli inferi- Einaudi





mercoledì 26 dicembre 2012

...lo vedevo


Non ho mai veduto i profeti del Vecchio Testamento, ma alla vista di quell’uomo prostrato dalla collera divina, ampiamente divaricato sopra un enorme orinale di porcellana, nascosto dietro l’infuriare delle spalle, dietro una cortina di disperati contorcimenti, sui quali ancor piú alta si levava la sua voce estranea e dura, compresi la collera divina di quei santi uomini.
Era un dialogo minaccioso come il linguaggio delle folgori. Il gesticolare delle sue braccia dilaniava il cielo, e nelle fenditure appariva il volto di Geova, gonfio di collera e vomitante maledizioni. Senza guardare lo vedevo, il terribile Demiurgo, disteso nelle tenebre come sul Sinai, le mani potenti appoggiate alla cornice delle tende, il viso enorme incollato ai vetri piú alti della finestra, sui quali si appiattiva il naso mostruo- samente carnoso.


B. Shulz - L'epoca geniale ed altri racconti- Einaudi

martedì 25 dicembre 2012

venerdì 21 dicembre 2012

giovedì 20 dicembre 2012

Com'era possibile?


 Non erano più gli adolescenti che in camera da letto si scambiavano spassosi segreti: dopo la morte dei genitori, non erano più nemmeno come fratelli. Ma Henry aveva un bisogno disperato di confidarsi con qualcuno. Carol sapeva solo dirgli che non doveva neanche pensarci a farsi operare, se questo significava correre il minimo rischio di lasciare i loro tre figli senza padre. La malattia era sotto controllo e a trentanove anni Henry restava un uomo arrivato da ogni punto di vista. Com’era possibile che questo avesse improvvisamente tanta importanza se ormai erano anni che di rado facevano l’amore con autentica passione? Lei non si lamentava, era una cosa che capitava a tutti: a quanto ne sapeva, non c’era un matrimonio che facesse eccezione. – Ma io ho solo trentanove anni, – ribatteva Henry. – Anch’io, – diceva lei, mostrandosi ragionevole e sicura per cercare di aiutarlo, – ma dopo diciotto anni non pretendo che il matrimonio sia ancora una torrida avventura sentimentale.
Era la cosa più crudele che Henry potesse immaginare, una donna che dice al marito: «Tanto, che bisogno abbiamo del sesso?» La disprezzò per averlo detto, la odiò con tanta fero- cia che decise mentalmente lì per lì di andare a parlare con Nathan. Odiava Carol, odiava Wendy, se Maria fosse stata a portata di mano avrebbe odiato anche lei.  



P. Roth- La Controvita- Einaudi

mercoledì 19 dicembre 2012

Perché a metà...


Avevano costruito la casa ai margini della foresta, orientata a sud per evitare che l’umidità del vento di marzo appesantisse la calura appena mitigata dall’ombra degli alberi.
Lasciò la frase in sospeso, mise da parte la macchina da scrivere e accese la pipa. Winnie. Come al solito il problema era Winnie. Appena cominciava a occuparsene la fluidità si congelava in una specie di
Quando è arrivata Winnie
Sospirando, cancellò in una specie di perché detestava le formule facili della lingua, e decise di non lavorare piú fino a dopo cena; presto sarebbero arrivati i bambini da scuola e bisognava occuparsi del loro bagno, di preparare la cena e aiutarli a
Perché a metà di un’elencazione cosí semplice c’era come un abisso, un’impossibilità di andare avanti? Non capiva, dato che aveva scritto paragrafi molto piú ardui che gli erano riusciti senza alcuno sforzo, come se in qualche modo fossero già pronti per incidere nel linguaggio. Naturalmente in questi casi la cosa migliore era
Scagliò lontano la penna, si disse che tutto diventava troppo astratto; i naturalmente, i in questi casi, la vecchia tendenza a fuggire dalle situazioni concrete. Aveva l’impressione di allontanarsi sempre piú dalle fonti, di mettere insieme dei cruciverba che a loro volta 
Chiuse bruscamente il quaderno e uscì nella veranda.
Impossibile lasciare quella parola, veranda.  


"Triunfo", Madrid, 6 giugno 1970


J. Cortàzar- Carte inaspettate- Einaudi





martedì 18 dicembre 2012

Con lui...


In preda a uno stato confusionale, Beard si convinse di aver trovato la moglie perfetta nel momento preciso in cui la stava perdendo. Quell’estate del 2000, Patrice aveva cambiato modo di vestirsi, si aggirava per casa diversa dal solito: jeans stretti scoloriti, sandali infradito, un vecchio golf rosa sopra una maglietta di cotone, capelli biondi tagliati corti, gli occhi azzurro chiaro improvvisamente più inquieti e più blu. Essendo di corporatura minuta, adesso sembrava una ragazzina. Dalle borse sgargianti con manici in corda lasciate vuote sul tavolo insieme alla carta ve- lina affinché lui le potesse trovare, dedusse che si stava comprando biancheria nuova da farsi levare di dosso da Tarpin. Con i suoi trentaquattro anni suonati, Patrice conservava la freschezza fruttata di una ventenne. Con lui non scherzava, né faceva moine, né lo sfotteva – il che sarebbe comunque stata una forma di comunicazione –; si limitava a perfezionare con metodo l’indifferenza lampante con la quale intendeva annientarlo.
  


I. McEwan- Solar- Einaudi

lunedì 17 dicembre 2012

Vi era dimestichezza...


 L’uno per l’altro sembravano essere di quelle perso- ne; e se anche apparivano stanchi, non ho mai colto in loro un gesto sdolcinato né impostato, neppure studiato, come quelli di certe coppie che vivono insieme da anni e si compiacciono nell’esibire quanto continuano a essere innamorate, come un merito che le rivalorizza o un ornamento che le abbellisce. Era piuttosto come se volessero risultarsi simpatici e piacersi prima di un possibile corteggiamento; o come se provassero tanta stima e affetto reciproci sin da prima del matrimonio, o anche di mettersi insieme, che in qualunque circostanza si sarebbero scelti spontaneamente – non per dovere coniugale, né per comodo, né per abitudine, neppure per lealtà – come compagno o accompagnatore, amico, interlocutore o complice, con la certezza che, qualunque cosa potesse accadere o verificarsi, o si dovesse raccontare o ascoltare, sarebbe stato sempre meno interessante o divertente con una terza persona. Senza di lei nel caso di lui, senza di lui nel caso di lei. Vi era dimestichezza, e soprattutto convinzione.



J. Marìas- Gli innamoramenti- Einaudi




   

venerdì 14 dicembre 2012

giovedì 13 dicembre 2012

Non c'è altro rimedio

«È così che muoiono le infanzie, quando i ritorni non sono più possibili perché i ponti tagliati inclinano verso l’instancabile acqua le travi sconnesse nello spazio estraneo. Non c’è allora altro rimedio che quello del serpente: abbandonar
e la pelle nella quale non entriamo più, lasciarla a terra, tra i cespugli, e passare all’età successiva. La vita è breve, ma in essa entra più di quel che siamo in grado di vivere».

J. Saramago- Di questo mondo e degli altri- Einaudi

mercoledì 12 dicembre 2012

...non possiamo prendercela col messaggero

«Era il mio piano A. Un piano magnifico. Purtroppo però nella realtà le cose non sempre vanno come si vorrebbe. A un certo punto della nostra vita, quando abbiamo veramente bisogno di risposte chiare, chi viene a bussare alla nostra porta d
i solito è qualcuno che ci porta cattive notizie. Non si può dire che sia sempre così, ma per esperienza so che il più delle volte la notizia è deludente. Il me
ssaggero porta la mano al berretto con l’aria di scusarsi, ma questo non rende più lieto il contenuto della lettera che ci consegna. Non è colpa sua. Non possiamo prendercela con lui. Non possiamo afferrarlo per il bavero e scuoterlo avanti e indietro. Il poveraccio non fa che svolgere onestamente il compito che gli è stato affidato. Da chi? Be’, dalla realtà. E per questo che noi esseri umani abbiamo bisogno di un piano B».




H. Murakami- L’arte di correre- Einaudi

martedì 11 dicembre 2012

...solo per amore del gioco

«Finché so che al mondo c’è qualcuno che fa dei giochi di prestigio solo per amore del gioco, finché so che c’è una donna che ama la lettura per la lettura, posso convincermi che il mondo continua… E ogni sera anch’io m’abbandono alla lettura, come quella lontana lettrice sconosciuta».







I. Calvino- Se una notte d’inverno un viaggiatore- Einaudi

lunedì 10 dicembre 2012

Tra i due estremi...


Le persone franche, le quali si vantano di non conoscere che un paio di emozioncelle e di star sempre salde ad ogni sorpresa, esprimono la vasta misura del loro coraggio impassibile dicendosi buone così per una partita a birilli come per sbudellare un uomo in duello. Tra i due estremi ci deve essere però un campo piuttosto vasto e variato. Senza osare di mettere Scrooge a quell’altezza, vorrei nondimeno farvi credere ch’egli era pronto a molte e strane apparizioni e che nulla, dalla vista di un bambino a quella di un rinoceronte, gli avrebbe recato un grande stupore.
Ora, l’essere preparato a tutto non volea mica dire ch’ei fosse preparato a niente; e per conseguenza, quando il tocco squillò e nessun’ombra apparve, ei fu preso da un violento tremore. Cinque minuti passarono, dieci, quindici, e niente veniva. Egli intanto, sempre giacente sul letto, si vedeva fatto centro di una gran luce rossastra, piovutagli sopra nel punto stesso in cui l’ora era battuta; la quale luce, non essendo altro che luce, era più spaventevole di una dozzina di spiriti, non potendo egli indovinare che cosa volesse dire e che ne uscirebbe. A momenti, lo pigliava il timore di essere egli stesso un caso interessante di combustione spontanea, senza aver neppure la consolazione di saperlo. Alla fine, però, incominciò a pensare - come voi ed io avremmo pensato subito, perché le persone estranee al caso sanno sempre egregiamente quel che si dovea fare nel tal caso e lo avrebbero fatto senz’altro - alla fine, dico, incominciò a pensare che l’arcana sorgente di cotesta luce spiritica potesse essere nella camera contigua; dalla quale infatti, seguendone i raggi, la si vedea scaturire. Preso da quest’idea, si alzò pianamente e se n’andò strascicando in pantoffole verso la porta.

C. Dickens - da "Il secondo dei tre spiriti"- Canto di Natale- Hoepli

venerdì 7 dicembre 2012

giovedì 6 dicembre 2012

Non bisogna...

Non mi garbava molto che il vecchio volesse sottrarsi così scherzosamente alle mie domande e accuse, e perciò lo guardai con aria di rimprovero. Egli si chinò, avvicinò le labbra, labbra ormai infantili, alla mia orecchia e vi sussurrò sommessamente: «Ragazzo mio, tu prendi troppo sul serio Goethe. Non bisogna prendere sul serio i vecchi già defunti: altrimenti gli si fa torto. A noi immortali non piace esser presi sul serio, ci piace scherzare. La serietà, caro mio, è una nota del tempo: nasce, te lo voglio confidare, dal sopravvalutare il tempo.
Anch'io una volta stimavo troppo il tempo e desideravo perciò di arrivare a cent'anni. Ma nell'eternità, vedi, il tempo non esiste; l'eternità è solo un attimo, quanto basta per uno scherzo».




H. Hesse- Il lupo nella steppa- Mondadori

mercoledì 5 dicembre 2012

Che sarà di voi?

Io, Telefassa, Europa, Argiope, Pasifae, Arianna, Fedra. Questi nomi ci parlano di un volto largo, purissimo, splendente, che rischiara da lontano, che rischiara tutti, come la luna. "Pallide e vaste figure, tremende, solitarie, cupe e desolate, amanti fatali, misteriose condannate alle infamie titaniche. Che sarà di voi? Quali saranno i vostri destini? Dove potranno celarsi i vostri temibili amori? Quali terrori, quali pietà ispirate, quali tristezze immense e stupefatte risvegliate nell'essere umano chiamato a contemplare tanta vergogna e orrore, tanti crimini e tanta sventura.


R. Calasso- Le nozze di Cadmo e Armonia- Adelphi

martedì 4 dicembre 2012

Preferendo leggere...

Ho giocato poco, preferendo leggere. Dentro i libri non era possibile immaginarsi grandi. Le storie erano immense, la mia lettura piccola in confronto. Molte cose neanche le capivo. I libri mi ribadivano la mia taglia minuscola. Ma qualcosa all'interno s'ingrandiva. Il medico diceva ch'era il fegato, che allora si curava con l'olio di merluzzo.
A me sembrava invece che aumentasse la capacità d'aria dei polmoni. La lettura di Stevenson mi ha gonfiato di aria di oceano. La poesia napoletana mi scioglieva la lingua. London mi ha insegnato la neve. Le storie delle stragi della guerra mi facevano rimbombare la vena della fronte.



E. De Luca- Il torto del soldato- Feltrinelli

lunedì 3 dicembre 2012

Chi ci faceva caso?

Stavano superando altri corpi sulla strada, nei fossi, sui marciapiedi, a dozzine, militari e civili. Il fetore era atroce e si insinuava tra le pieghe degli abiti. Il convoglio era entrato in un villaggio bombardato, o forse nella periferia di una cittadina: il posto era ormai un unico cumulo di macerie, perciò risultava impossibile stabilirlo. Chi ci faceva caso, comunque? Chi avrebbe mai potuto descrivere questo caos ricordando i nomi dei singoli paesi e le date da consegnare ai libri di storia? Per poi assumere un punto di vista razionale sulla vicenda, e incominciare a distribuire le colpe? Nessuno avrebbe mai saputo cosa significava essere stati qui.



I. McEwan - Espiazione- Einaudi

venerdì 30 novembre 2012

POIEIN



A quel tempo avevo vent’anni
ed ero pazzo.
Avevo perso un paese
ma guadagnato un sogno.
E se avevo quel sogno
il resto non importava.
Né lavorare, né pregare,
né studiare la notte
insieme ai cani romantici.
E il sogno viveva nel vuoto del mio spirito.
Una camera di legno,
in penombra,
in uno dei polmoni del tropico.
E a volte mi guardavo dentro
e visitavo il sogno: statua eternata
in pensieri liquidi,
un verme bianco che si contorce
nell’amore.
Un amore sfrenato.
Un sogno dentro un altro sogno.
E l’incubo mi diceva: crescerai.
Ti lascerai alle spalle le immagini del dolore e del labirinto
e dimenticherai.
Ma crescere a quel tempo sarebbe stato un crimine.
Sono qui, dissi, con i cani romantici
e qui io resterò.









R. Bolaño- I cani romantici- traduzione di Ilde Carmignani

giovedì 29 novembre 2012

Disegnare il mondo...

«Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, d'isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l'immagine del suo volto».




J. L. Borges- L’artefice- Adelphi

mercoledì 28 novembre 2012

Al sicuro

Dopo un po' arrivò mio padre e io corsi a salutarlo. Si fermò in corridoio, corpulento e rosso in viso, a scuotersi la neve di dosso, soffiando nuvolette di vapore. Dopo cena tornai alla finestra sgranocchiando biscotti fatti in casa; Mary lavava i piatti; Jane faceva un ritratto di mia madre a gesso su una lavagnetta; mio padre sfogliava una rivista; il termosifone sibilava. Tutti quei rumori nella casa tiepida, di acqua corrente e vapore, lo stridere del gesso e il frusciare della carta, voci familiari e il muoversi del tempo sull'orologio a pendolo del nonno, tutti quei suoni, le diverse inflessioni della casa, vitali e confortevoli, mi dicevano che ero al sicuro.

Don DeLillo- Americana- Einaudi

martedì 27 novembre 2012

...non esiste offerta così priva di tornaconto.

Dice un verso di Kohèlet Ecclesiaste: manda il tuo pane sopra i volti delle acque, lancialo alla corrente, a sasso, al mondo, il pane, il tuo indispensabile, il dono di se stessi, del proprio tempo, del proprio sangue, di un organo, della vita tutta intera, non esiste offerta così priva di tornaconto. "Questo è il mio pane," disse il donatore di se stesso una sera di Pasqua nella città in collina, in quell'ultima cena si preparava a offrire il pane di se stesso alla corrente del mondo a venire, alle generazioni future.
Manda il tuo pane sopra i volti delle acque, "shallah lahmekhà al pené hammàim", il verso antico in ebraico scroscia e gorgoglia come una corrente sdentro l'applauso del fiume.



E. De Luca- Il turno di notte lo fanno le stelle- da Monologo sul dono- Feltrinelli Le Nuvole

lunedì 26 novembre 2012

Nella semioscurità...



...Gli occhi gli si riempirono ancora più di lacrime e nella semioscurutà immaginò di vedere la figura di un giovane in piedi sotto un albero gocciolante. Altre figure gli stavano vicine: la sua anima si era accostata al luogo dove dimorano le vaste schiere dei morti.
Era cosciente, pur non riuscendo a percepirla, della loro esisitenza illusoria e vaga. La sua identità svaniva in un mondo grigio e inafferrabile: lo stesso mondo concreto della materia, che quei morti avevano costruito un tempo e in cui avevano vissuto, ora si dissolveva e si dileguava.




J. Joyce- Gente di Dublino- Giunti

venerdì 23 novembre 2012

POIEIN

UOMO E DONNA

Poi
per un momento
sprofondammo.
Entrambi tacemmo
con le stesse parole.
Non piangemmo lui
in quel momento –
piangemmo la melodia della vita
precedente,
la semplicità
meravigliosa,
la leggerezza,
i visi
lisci, senza rughe.


D. Grossman- Caduto fuori dal tempo- Mondadori

giovedì 22 novembre 2012

...l'insolita sensazione


Quanti anni avesse Tzia Bonaria allora non era facile da capire, ma erano anni fermi da anni, come fosse invecchiata d’un balzo per sua decisione e ora aspettasse paziente
te di esser raggiunta dal tempo in ritardo. Maria invece era arrivata troppo tardi anche al ventre di sua madre, e sin da subito aveva fatto l’abitudine a essere l’ultimo pensiero di una famiglia che ne aveva già troppi. Invece in casa di quella donna sperimentava l’insolita sensazione di essere diventata importante. Quando la mattina si lasciava alle spalle la porta e stringeva il sussidiario verso la scuola, aveva la certezza che se si fosse voltata l’avrebbe trovata lì a guardarla, appoggiata allo stipite come a reggerne i cardini.
Maria non lo sapeva, ma era soprattutto di notte che la vecchia c’era, in quelle notti comuni senza nessun peccato a cui dare la colpa di essere svegli. Entrava nella camera silenziosamente, si sedeva davanti al letto dove lei dormiva e la fissava nel buio. In quelle notti la ragazzina, che tra i pensieri di Bonaria Urrai credeva di essere il primo, dormiva senza ancora conoscere il peso di essere l’unico.


M. Murgia- Accabadora- Einaudi 

mercoledì 21 novembre 2012

Sul quaderno a righe...

Gran parte di quello che metto per iscritto ha il precedente nella voce, proviene da un ascolto. Le storie che racconto affiorano all'orecchio, prima di ridursi al fruscio della penna sul quaderno a righe. Hanno il punto di partenza in forma di teatro personale, che si svolge alla lentezza della mano e della trascrizione. Mi appassiona il dialogo, lo scambio di battute dove la parola è palla da biliardo spinta a rimbalzare tra le sponde,senza governo sulle sue carambole. Nel dialogo mi capita di dare torto a me stesso, di trovare impreviste obiezioni, benvenute. Sviluppo lo spirito di contraddizione, indispensabile anticorpo di un isolamento. 



E. De Luca- La doppia vita dei numeri- Feltrinelli 

martedì 20 novembre 2012

...a una vite

Ormai somiglio a una vite che vidi un dì con stupore. Cresceva su un muro di casa nascendo da un lastrico. Trapiantata, sarebbe intristita.
Così l'anima ha messo radice nella pietra della città e altrove non saprebbe più vivere. E se ancora m'avviene di guardar come a scampo ai monti lontani, in realtà essi non mi parlano più.
Mi esalta il fanale atroce a capo del vicolo chiuso. Il cuore resta appeso in ex voto a chiassuoli a crocicchi. Aspetti di cose mi toccano come nessun gesto umano potrebbe.
Come la vite mi cibo di aridità. Più della femmina, m'illudono la sete e gli artifizi. Il lampeggiar degli specchi m'appaga.



C. Sbarbaro- Trucioli- Mondadori

lunedì 19 novembre 2012

L'ultima cosa...

Wes aveva qualche soldo da parte, perciò non mi sono dovuta mettere a lavorare. E in pratica Chef ci faceva usare la casa per un affitto ridicolo. Il telefono non ce l'avevamo. Pagavamo le bollette del gas e della luce e facevamo la spesa al supermercato Safeway, approfittando delle offerte speciali. Una domenica pomeriggio Wes è uscito a comprare uno spruzzatore per il giardino ed è tornato con qualcosa per me. E' tornato con un bel mazzo di margherite e un cappello di paglia. Il martedì sera andavamo al cinema. Le altre sere Wes andava agli incontri che lui chiamava gli  "Smettila di bere". Chef lo passava a prendere in macchina e lo riportava a casa appena finivano. certi giorni io e Wes andavamo a pescare trote in uno dei laghetti d'acqua dolce lì vicino. Pescavamo dalla riva e ci mettevamo tutto il giorno per prendere qualche piccola trota. Tanto ci bastano, dicevo io, e la sera stessa le friggevo per cena. Certe volte mi toglievo il cappello e mi addormentavo su una coperta stesa accanto alla mia canna. L'ultima cosa che mi ricordavo erano le nuvole che mi passavano sopra la testa e se ne andavano verso la valle. La sera Wes mi prendeva tra le braccia e mi chiedeva se ero ancora la sua ragazza.


R. Carver- Cattedrale- Einaudi

venerdì 16 novembre 2012

giovedì 15 novembre 2012

amori segreti


Sono spesso degli amori segreti quelli che dividiamo con una città
Ci stavo bene nel bar di Hassan.
Tra i frequentatori abituali non esistevano barriere d’età, sesso, colore della pelle, ceto sociale. 

Eravamo tutti amici.


J. C .Izzo- Solea- e/o

mercoledì 14 novembre 2012

Nessuno al mondo...


Se dovessi rapinare la banca più sorvegliata d’Europa e potessi scegliere liberamente i miei compagni di malefatte, sceglierei senza dubbio un gruppo di cinque poeti. Cinque poeti veri, apollinei o dionisiaci, non importa, ma veri, vale a dire con un destino da poeti e una vita da poeti. Nessuno al mondo è più coraggioso di loro. Nessuno al mondo sa affrontare il disastro con più dignità e lucidità. Sono dei deboli, all’apparenza, lettori di Guido Cavalcanti e Arnaut Daniel, lettori del disertore Archiloco che attraversò un campo d’ossa, e lavorano nel vuoto della parola, come astronauti perduti su pianeti senza via di scampo, in un deserto dove non ci sono lettori né editori, solo costruzioni verbali o canzoni idiote cantate non da uomini ma da fantasmi. Nella categoria degli scrittori, sono il gioiello più grande e meno ricercato. Quando un ragazzo di sedici o diciassette anni dà di matto e decide di fare il poeta, è il disastro familiare assicurato. Ebreo omosessuale, mezzo negro, mezzo bolscevico, la Siberia del suo esilio ricopre d’obbrobrio anche la sua famiglia: i lettori di Baudelaire non hanno vita facile alle scuole superiori, né con i compagni di classe tantomeno con gli insegnanti. La loro fragilità, però, è ingannevole. E anche il loro umore e le manifestazioni capricciose del loro amore. Dietro queste ombre vaghe si celano forse i tipi più duri del mondo e di sicuro i più coraggiosi. […] Se dovessi rapinare la banca più sorvegliata d’America, nella mia banda vorrei solo poeti. La rapina si concluderebbe in modo disastroso, probabilmente, ma sarebbe bellissima.


R. Bolaño- Tra parentesi- Adelphi

martedì 13 novembre 2012

A volte...


A volte leggiamo delle cose che ci fanno capire di colpo
di non aver vissuto niente, provato niente,
sperimentato niente fino a quel momento.

Ora io mi rendo conto che la maggior parte di quel che mi è successo
era un’esperienza clinica, anatomica.
C’erano i sessi che si toccavano, si univano,
ma senza nessuna scintilla, senza abbandono, senza emozioni.
Come posso farcela?
Come faccio a incominciare a “Sentire”,
a “Sentire”?
Voglio innamorarmi
in modo che la sola vista di un uomo,
anche ad un isolato di distanza,
mi faccia tremare, penetrandomi tutta,
mi indebolisca, mi faccia sussultare
addolcendomi e sciogliendomi qualcosa tra le gambe.
è così che voglio innamorarmi…
così Totalmente che il solo pensiero di Lui mi porti all’orgasmo.


A. Nin- Il delta di Venere- Bompiani

lunedì 12 novembre 2012

Spuntò l'alba...

Quattro barche risalivano il canale principale verso la grande laguna a nord ... Era tutto ghiacciato, gelato di fresco durante il freddo improvviso della notte ... Prese il lungo remo che il barcaiolo gli porgeva e lo capovolse per poterlo tenere per la pala. Stringendo la pala si sporse avanti e battè sul ghiaccio ... Sentì il fondo saldo della laguna bassa ... Spuntò l'alba prima che giungessero alla botte di doghe di quercia immersa nel fondo della laguna ... Il cacciatore scese nella botte e il barcaiolo gli porse i fucili ... Ora c'era più luce, e il cacciatore riuscì a vedere il contorno basso della punta di là della laguna ... E più oltre ancora palude e infine il mare aperto ... Osservò il cielo rischiararsi oltre il lungo margine della palude ... e vide in lontananza le montagne coperte di neve. 


H. Hemingway- Di là del fiume e tra gli alberi- Mondadori

venerdì 9 novembre 2012

POIEIN

Marzia Migliora-  Pier Paolo Pasolini-  2009

[...]
L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.
[...] 



Pier Paolo Pasolini

da: La Guinea, Poesia in forma di rosa, in Bestemmia, volume primo, Garzanti, Milano 1993

giovedì 8 novembre 2012

Come una calamita

Jim rivide Jules nella sua città. Subito ritrovarono le loro ore insieme – era così semplice. Sarebbe stato impossibile a Jim dire che cosa fosse Jules per lui. Li avevano, in passato, soprannominati Don Chisciotte e Sancho Panza. Da solo con Jules, come, in passato, da solo con Kathe, il tempo non esisteva per Jim. Provava, insieme a lui, un piacere totale per delle inezie. Si godeva il buon sigaro di Jules molto più del suo. Fin dal primo giorno, Jules istruiva Jim, in ogni momento, senza saperlo. Jules attirava Jim come una calamita.



H. P. Rochè- Jules e Jim- Adelphi

mercoledì 7 novembre 2012

Mistero...

Questo mistero è il Tempo.
Esistono calendari e orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perchè tutti sappiamo che, talvolta, un'unica ora ci può sembrare un'eternità, e un'altra invece passa in un attimo...dipende da quel che viviamo in quest'ora.
Perchè il tempo è vita.
E la vita dimora nel cuore.



M. Ende- Momo- Longanesi

martedì 6 novembre 2012

Si può...

Verso le cose, si può agire senza amore: si può, senza amore, spaccare del legno, fabbricare dei mattoni, battere del ferro; ma nei rapporti fra uomo e uomo, l'amore è così indispensabile com'è, per esempio, la prudenza nei rapporti dell'uomo colle api. Tal'è la natura delle api: se tu non sei prudente con loro, tu nuocerai alle api ed a te stesso. Così per le relazioni cogli uomini. E ciò non è che giustizia, perchè l'amore reciproco fra gli uomini è la legge fondamentale della vita umana. 


L. N. Tolstoj- Amore e dovere- Libreria Editrice Moderna

lunedì 5 novembre 2012

In effetti...

Annullare il passato, «rinascere», acquisire un io diverso e più attraente scartando quello invecchiato, logoro e indesiderato, reincarnarsi in una «persona totalmente diversa», ricominciare da un «nuovo inizio»... È difficile rifiutare con decisione offerte così allettanti. E, in effetti, perché impegnarsi a migliorare se stessi, se ciò richiede inevitabilmente sforzo strenuo e dolorosa abnegazione?


Z. Bauman- L'arte della vita- Laterza

venerdì 2 novembre 2012

POIEIN

Piove, ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non ci sei 
è solo la mancanza
e può affogare.


Eugenio Montaee





















giovedì 1 novembre 2012

Mia cara...

Come fu bello, e come fu grande la nostra passione.
Così grande che le cellule del mio corpo ne sono ancora imbevute, come una spugna che conserva l’acqua marina che la nutrì.
Perché dopo, mia cara, è stata solo acqua dolce, spesso dolciastra, e che senso ha, mi chiedo, vivere ancora senza che nessun sale ravvivi il mio palato?


A. Tabucchi- Si sta facendo sempre più tardi- Feltrinelli

mercoledì 31 ottobre 2012

Suppergiù...

Si scrive per popolare il deserto… per non morire…
per essere ricordati e per ricordare… anche per dimenticare…
anche per esser felici… per far testamento… per giocare…
per scongiurare, per evocare… per battezzare le cose…
per surrogare la vita, per viverne un’altra…
per persuadere e amorosamente sedurre… per profetizzare…
per rendere verosimile la realta’…
Tante sono, suppergiu’, le ragioni per scrivere.
Una di piu’, ma forse una di meno (non ho contato bene),
delle ragioni per tacere.
 




G. Bufalino - Le ragioni dello scrivere, a cura di L. Giordano, Catania, Centro Studi e Ricerche, 1991, non venale.

martedì 30 ottobre 2012

L'ordine del mondo...


Si alzò e venne verso di me. Con la sua andatura aerea. Le mie braccia erano aperte. Dovevo solo stringerla a me. Mi baciò. Le sue labbra erano vellutate, come le rose che avevo inviato quella mattina a Babette, di un rosso scuro più o meno uguale. La sua lingua cercò la mia. Non ci eravamo mai baciati così. Il mondo si stava rimettendo in ordine. Le nostre vite. Tutto quel che avevamo perso, sbagliato, dimenticato, trovava finalmente un senso. Con un solo bacio. Quel bacio.

J. C. Izzo - Casino totale- e/o